Se Bitonto fosse un Inferno dantesco

Massimiliano Dilettuso
di Massimiliano Dilettuso
Cultura e Spettacoli
31 gennaio 2017

Se Bitonto fosse un Inferno dantesco

Sul web la divertente rielaborazione in chiave locale del capolavoro di Dante. Tra Acheronte che diventa Tiflis e gironi dedicati al mercato settimanale e alle periferie

Il web è una fonte inesauribile che travolge tutti e non risparmia nessuno, nemmeno il “Sommo poeta” Dante Alighieri. Dopo i recenti “Giochi Invernali di Toritto 2017” – l’evento fittizio divenuto subito virale che ha coinvolto anche la città di Bitonto negli sport più estremi, ndr – e il sindaco-meme, il popolo di Facebook è tornato a far parlare di se e, questa volta, l’oggetto delle ironie 2.0 è una rielaborazione tutta bitontina dell’Inferno del celebre pittore e disegnatore Sandro Botticelli, che, a sua volta, si ispira a quello descritto da Dante nella Divina Commedia.

L’immagine, apparsa alcuni giorni fa sul noto social network, Bitonto si sviluppa a forma d’imbuto, proprio come l’Inferno dantesco: il viaggio comincia nella Selva Oscura (pericolosamente vicina alla zona dell'ex Contessa) – il luogo dove il poeta fiorentino si smarrisce – e continua attraverso la Porta dell’Inferno rappresentata, in chiave bitontina, dal passaggio al livello di S. Spirito, attraversando l’Antinferno alias “Don Ciccio”. 

 

E il fiume Acheronte che rappresenta il confine tra Inferno e Antinferno? Semplicemente rimpiazzato dal “più bitontino” Tiflis. Oltrepassandolo si può entrare nel vero e proprio “Inferno” di Bitonto dove si scorgono i primi cinque cerchi – soprannominati “Appicc Iun” – la Belle Epoque, le Croci, Piazza Cattedrale, la “Ragioneria” e la Zona Artigianale delimitati dall’estramurale, la singolare “mura di cinta” della nostra città.

Il settimo cerchio ingloba, invece, l’area mercatale del nostro Comune con la celeberrima “Bancarella d Trombett” a farla da padrona in un girone che, nel reale Inferno di Dante, è riservato ai violenti. 

Tuttavia, è l’ottavo cerchio quello che presenta i maggiori problemi; infatti, è il locus destinato alle ragatorie (risse, ndr) con i polacchi alla “manica della frissola” (Piazza Marconi, ndr) e i neri di Primo Prezzo tra i protagonisti. Ma – a detta degli ideatori – non sarebbero solo gli stranieri a creare dissidi tra i vicoli di Bitonto, poiché anche gli sportivi non rientrano tra le categorie più pacifiche, vedi le partite al 500 (Campo polisportivo “Rossiello”, ndr), gli skater in Piazza Santi Medici o i ragazzi che praticano Parkour nei pressi del Penny Market. 

Eppure, i luoghi più roventi di Bitonto non finiscono qui, perché anche gli anziani in fila alla posta e le suore del S. Cuore rientrano tra quelli più pericolosi, senza dimenticare le giostre in occasione della Fiera di ottobre e il Bar Vittoria.

Infine, il nono e ultimo cerchio elenca i principali eventi che concernono la nostra città e, in questo caso, è inevitabile il richiamo alla Festa dei Santi Medici di ottobre, il venerdì santo, la notte di S. Silvestro in Piazza e la neve che, seppur sporadicamente, al suo arrivo, coinvolge gran parte della cittadinanza.

L’intera rappresentazione si conclude con “Ciccio La Paranoia”, un Lucifero 2.0 tutto bitontino che prende il posto della malvagia entità biblica e da adito ad un lungo e stretto corridoio che arriva fino al Purgatorio.

La parodia dell’Inferno dantesco che ha coinvolto Bitonto è, in realtà, ispirata ad altre farse che hanno interessato diverse città italiane compresa Bari, e potrebbe costituire una singolare occasione per ripensare ironicamente i luoghi (e i personaggi) simbolo di Bitonto, ivi compresi gli stereotipi – spesso troppo enfatizzati e poco veritieri –, che costituiscono una parte della “cartolina da visita” della nostra città, confezionata direttamente dagli occhi vispi dei cittadini.