Maria: 103 anni e non sentirli

Federica Monte
di Federica Monte
Cronaca
19 gennaio 2017

Due guerre mondiali, due matrimoni e tanta vita. Federica Monte ha incontrato l'ultracentenaria

103. Non è un numero civico, né la stanza di un albergo. 103 sono gli anni che qualche giorno fa, la signora Maria ha compiuto.  Occhi azzurri, statura media, cammina tranquillamente, solo qualche acciacco qui e là accennato. A ben guardarla, sembra che di anni ne abbia 80. Maria Piccininni è il suo nome ed è nata il 16 gennaio 1914.

La longevità a quanto pare è un tratto peculiare della famiglia. Sua madre morì un mese prima del compimento dei 100 anni, e sua nonna invece i 100 anni li superò. Qual è il segreto? “Non c’è nessun segreto. Però auguro anche a voi di arrivarci così, come ci sono arrivata io”.

Vive ormai sola a Molfetta “ci fa preoccupare quando non risponde al telefono” racconta la figlia che invece vive a Bitonto. All’età di 17 anni partì in Germania per lavorare come sarta – continua a ricamare anche oggi -. “Non ho avuto una vita semplice, tanti sono stati i dolori” mi racconta mentre mi stringe la mano con una certa commozione, “il mio primo marito era un ballerino!”. Maria infatti rimase vedova e senza figli a soli 28 anni. Mai avrebbe creduto di potersi rifare una vita, a quei tempi poi era quasi impensabile. Ma a dispetto dei pronostici, qualche anno dopo incontrò Giuseppe Germinario – dal quale poi ha avuto due figli. Allora è vero che l’amore torna sempre due volte? Le chiedo, e mi sorride annuendo con il capo.

Maria ricorda bene la seconda guerra mondiale, “fu tremendo, nel bombardamento che colpì il porto di Bari ho temuto di aver perso mio marito. Vedevo cadaveri ovunque”. Ascolta attenta le mie domande, ogni tanto ricorda e si emoziona “alcune cose non le ho raccontate neanche ai miei figli, le custodisco dentro di me”. Non ha smarrito la speranza, neanche quando ha visto morire suo figlio lo scorso anno. Certo, bisogna alzare un po’ il tono della voce, ma Maria risponde con naturalezza e nel sorriso porta una serenità contagiosa.

La signora Maria è senz’altro, nella sua meravigliosa semplicità, l’icona di un tempo che abbiamo perduto per sempre.“Grazie per il regalo che mi avete fatto, venendo qui. Grazie!”, mi dice prima di abbracciarmi.