Lo scorso anno la qualità dell'aria di Bitonto è leggermente migliorata

di La Redazione
Cronaca
13 gennaio 2017

Lo scorso anno la qualità dell'aria di Bitonto è leggermente migliorata

Le concentrazioni di polveri sottili però rimangono più alte rispetto ai limiti imposti dall'OMS

Nel corso del 2016 le concentrazioni di polvere sottili sul territorio di Bitonto hanno conosciuto un sensibile calo. I dati relativi allo scorso anno, trasmessi da Arpa Puglia, fanno ben sperare sulle migliorie della qualità dell’aria bitontina, tra le più a rischio dell'intera area metropolitana considerato la mole di sviluppo urbano e la vicinanza alla zona industriale di Bari-Modugno.

Il valore di Pm10, che indica sostanze solide e liquide con diametro inferiore a 10 micron, generalmente introdotte nell'aria dai processi di lavorazione industriale, si è attestato in media a 19 μg/m3, perfettamente in linea con i limiti consentiti dal decreto legislativo del 2010, che fissa a 40 μg/m3 il valore massimo annuale. La soglia è stata superata appena dieci volte nel 2016, e la legge consente lo sforamento sino a trentacinque giorni. Lo scorso anno i valori di Pm10 erano stati superati ben diciotto volte. 

Per quanto riguarda il Pm2,5 (il valore a cui fanno riferimento anche le emissioni dei veicoli) Bitonto si ferma a 14 μg/m3, perfettamente in regola con la normativa nazionale che impone di raggiungere nel 2020 concentrazioni massime pari a 20 μg/m3. Il 27 dicembre 2015 il Pm2,5 arrivò a 27μg/m3. 

I valori di Pm2,5, comunque, non sarebbero in linea con le disposizioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che consiglia di mantenere i livelli entro i 10 μg/m³, per evitare problemi di salute. Nel mondo circa 3 milioni di decessi, secondo l'agenzia per la salute delle Nazioni Unite, sono legati all'esposizione all'inquinamento atmosferico esterno.

Lo scorso anno, lanciando l’allarme sulle condizioni dell’aria di Modugno, il medico Agostino Di Ciaula, coordinatore del comitato scientifico nazionale di Isde Italia, ha fatto riferimento ad alcuni studi internazionali secondo cui le probabilità di cancro aumentano di 1,18 volte ogni 5 µg/m³ di Pm2,5, senza contare i numerosi disturbi di tipo cardiocircolatorio, respiratorio, metabolico e persino aborti spontanei che potrebbero essere legati all'ambiente in cui si vive.