Fra poesia e trasgressione: Placido sul placo del Traetta per ricordare il Califfo

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
30 gennaio 2017
Photo Credits: Massimiliano Robles

Fra poesia e trasgressione: Placido sul placo del Traetta per ricordare il Califfo

Lo spettacolo è andato in scena sabato con la regia di Fabio Dicredico

Ho girato il mondo mille volte e ho sbagliato sempre le mie scelte”. Una delle tante frasi proiettate su uno sfondo rosso che sormontava il palcoscenico del Teatro Traetta sabato 28 gennaio. Forse una delle più emblematiche mai pronunciate da Franco Califano, non una semplice frase ma il verso di uno dei suoi testi, “Come una canzone”. Ed infatti la sua vita è stata esattamente trascritta nelle canzoni composte dal Califfo, spesso affidate a grandi voci come quella di Mia Martini, Ornella Vanoni e Mina, per citarne solo alcune. Vere e proprie poesie, indispensabili momenti di solitudine in cui trovar rifugio dopo le mille notti di passione trascorse con altrettante diverse donne. Ma non è solo la fama da indiscusso playboy italiano che lo spettacolo, a lui dedicato, in scena lo scorso sabato presso il teatro bitontino ha voluto ricordare. 

A vestire i panni di Califano è stato Michele Placido con un’interpretazione che ne ha rievocato, oltre l’inconfondibile accento romano, anche quello sguardo, nascosto dietro i suoi occhiali scuri, a volte stanco, ma mai abbastanza da smettere di voler vivere intensamente. “Non escludo il ritorno” non è solo il titolo dello spettacolo, scritto da Gerardo Russo e diretto da Fabio Dicredico, che sabato ha emozionato il pubblico del Traetta, me è prima di tutto una bellissima, quanto malinconica, canzone con cui il Califfo partecipò nel 2005 al Festival di Sanremo. 

Un testo che racchiude quell’attaccamento alla vita così forte da non volerla abbandonare, al punto da aver scelto come epitaffio sulla sua lapide proprio quella frase, “non escludo il ritorno”. Quasi a voler rassicurare i sui fan che in qualche modo sarebbe tornato a rivivere attraverso la sua poesia, versi profondi, talvolta incompresi, di un moderno poète maudit. Difficile, infatti, sarebbe comprendere la malinconia celata nelle canzoni del Califfo senza conoscere gli angoli più intimi del trasgressore per eccellenza della musica italiana. 

 

 

Così, sul palco del teatro di Bitonto ‘non era da escludere che potesse tornare’ a rivivere, come è simbolicamente avvenuto, attraverso, non solo i monologhi di Placido, ma anche la straordinaria bravura della Califano Music Ensamble diretta dal maestro Alberto Laurenti, a far da sfondo alla quotidianità del soggiorno della Villa ad Ardea del paroliere ‘sregolato’. 

Sul palco, dunque, un divano illuminato da una lampada per la lettura, probabilmente quella dei fumetti di Diabolik sparsi su un tavolino accanto ad alcuni dischi del Califfo. Lì sedeva Placido, in alcuni momenti con un sigaro in una mano ed un bicchiere di alcol nell’altra mentre, citando i versi di indimenticabili canzoni, ricordava alcuni momenti della sua vita, evocando le donne amate e quelle dalle quali fuggiva. Notti trascorse fuori casa pur di non tornare da una moglie che, come lui diceva, gli rompeva le scatole con un terzo grado, l’incapacità di educare un figlio per lui che le regole non le ha mai rispettate, la consapevolezza che al mondo ‘solo te, te poi da' 'na mano’, citando un verso della suaFijo Mio”, fino alla sofferenza nascosta per essere rimasto orfano. Una voce narrante ad un leggio al lato del palco del Traetta, entrava in scena di tanto in tanto tracciando, così, i capitoli di una vita tanto spericolata quanto tormentata. 

Un’eterna contraddizione fra il cinismo del playboy e la sensibilità dell’artista. Questo il ritratto restituito ad una platea che intonava i suoi successi: un uomo contestabile, un poeta indiscusso.