Finalmente s-partiti. L’anno nuovo della maggioranza

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia
03 gennaio 2017

Finalmente s-partiti. L’anno nuovo della maggioranza

Ulteriori scissioni tra gli abbaticchiani in vista delle elezioni

Si fa sempre più inquieta e liquida la maggioranza politica di Michele Abbaticchio, man mano che si avvicinano le votazioni per il rinnovo dell’Amministrazione cittadina. Il segnale di qualche fibrillazione interna era arrivato già in occasione dell’ultima seduta di Consiglio Comunale, quando le numerose assenze di consiglieri, specie dei due unici partiti di maggioranza rimasti (Sel e IdV), erano costate all’Amministrazione diverse bocciature sui numeri. La conferma è arrivata però negli ultimi scampoli d’anno, sempre da parte delle stesse sigle. Innanzitutto, con l’ufficializzazione della nascita del nucleo bitontino di Sinistra Italiana, la formazione che si candida a raccogliere l’eredità del vendolismo a sinistra del Partito Democratico. Stando alle premesse, però, è tutt’altro che scontato che si tratti di una mera “transizione” da Sel (che conta ben tre rappresentanti in Consiglio e un assessore in Giunta) alla nuova realtà: a guidare la sintesi nel nuovo contenitore politico cittadino, infatti, sarebbero stati vendoliani sempre più insoddisfatti di Michele Abbaticchio e accreditati ormai come filo-democratici, primo fra tutti quell’Antonio Brancale che negli scorsi mesi dal partito era andato via sbattendo la porta. Un’impressione, questa, confermata dall’estromissione da SI di Dino Tafuto (Rifondazione Comunista), abbaticchiano di ferro, che pure della Costituente di Sinistra era stato uno degli animatori più attivi.

Da quest’altezza si capisce meglio l’aut-aut arrivato nelle ultime ore ai tre consiglieri vendoliani: formare un nuovo gruppo o dichiararsi indipendenti. Che poi significa: o dentro o fuori la nuova formazione politica, il cui favore ad un Abbaticchio-bis è tutt’altro che scontato. Cosa faranno a questo punto i consiglieri vicini all’assessore Daucelli? È all’orizzonte una nuova sigla civica o una nuova costola di una formazione abbaticchiana preesistente? Staremo a vedere.

Ancora più complessa, se possibile, è la situazione di Italia dei Valori, la compagine fondata da Antonio Di Pietro, sostanzialmente scomparsa dai radar della politica nazionale. Alle dimissioni del consigliere Pafetta in segno di sfiducia nei confronti del “suo” assessore Fioriello, infatti, è seguita una nota a firma di quest’ultimo per ribadire, sostanzialmente, la fiducia in se stesso, a nome però dell’intera IdV bitontina. Una procedura senz’altro irrituale, se non surreale, consentita dal fatto che la realtà politica dipietrina, già precaria a livello nazionale, a livello bitontino è da tempo commissariata; è pertanto abbastanza complicato rintracciare una voce “ufficiale”, che parli a nome del partito in quanto tale – e quando ciò avviene, le cose non sembrano stare esattamente come dice l’assessore. Certo è che l’accusa con cui Fioriello ha replicato all’atto di sfiducia di Pafetta – quella di personalismo – pare in realtà poco credibile, dal momento che non si può certo dire che egli nel dimettersi abbia goduto di un tornaconto personale. Pare un po’ più verosimile concludere che dietro la sigla IdV a Bitonto non ci sia oggi (ammesso che ci sia stato prima) molto più che una consorteria di interessi instabili e simpatie volubili, destinata a frantumarsi o ad evolvere in altro.

In sintesi, l’anno nuovo offre a Michele Abbaticchio uno schieramento elettorale (quasi?) completamente svincolato dai partiti. È sempre più chiaro che quello che sosterrà nei prossimi mesi la sua rielezione è un arcipelago di gruppuscoli politici locali che, al di là di singole dichiarazioni di intenti, per il momento non danno segno di ambire a traguardi superiori, né hanno voluto (o saputo) capitalizzare l’esperienza amministrativa quinquennale in una sintesi politica. Il che stride fortemente, com’è noto, con il forte legame che Abbaticchio, dal suo podio istituzionale, ha stretto invece con esponenti di rilievo regionale e nazionale dello spettro partitico, in particolar modo del Partito Democratico. Non è improbabile, pertanto, che il consenso elettorale che l’arcipelago potrebbe raccogliere costituisca un “tesoretto” che Abbaticchio potrebbe vantare in dote fuori dalla Poligonale, senza che nessun altro dei suoi possa “metterci il cappello”.