Come la vendita di alcuni locali rischia di compromettere il futuro della Galleria Devanna

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cronaca, Cultura e Spettacoli
18 gennaio 2017

Come la vendita di alcuni locali rischia di compromettere il futuro della Galleria Devanna

Gli enti locali non hanno esercitato il diritto di prelazione. Mino Devanna: 'La porto via'

“Potrei portare la mia collezione altrove”. Un Mino Devanna amareggiato ha convocato ieri la stampa per spiegare i dettagli della vendita a privati dei locali al pian terreno che fanno parte del complesso che ospita la Galleria Nazionale della Puglia. La transazione immobiliare, concretizzatasi nell’autunno scorso, adesso mette in serie pericolo il futuro del polo museale, unico nel suo genere in Puglia.

La donazione del Palazzo Sylos-Calò, che portò nel 2009 all’inaugurazione della Galleria, non comprendeva alcuni locali siti al livello della strada, appartenenti a privati. Per questo, in accordo con l’allora ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, furono stanziati all’incirca 300.000 euro per l’acquisto futuro degli immobili, per cui gli enti locali coinvolti (in questo caso Regione Puglia, Provincia poi Città Metropolitana di Bari e Comune di Bitonto) avrebbero goduto di un diritto di prelazione. Opzione, questa, non esercitata a settembre 2016, quando a tutte le Amministrazioni sarebbe arrivata una notifica di avvenuta vendita. 

In sostanza nessuno è venuto a conoscenza della trattativa per la cessione dei locali (nello specifico due, sulla vecchia via Mercanti, ndr). Almeno sino a pochi giorni fa. Lo stesso assessore Rino Mangini, contattato l’Ufficio Patrimonio, ha comunicato che l’ultima nota del Ministero inserita a protocollo sarebbe datata addirittura 2014. Di qui la rabbia di Devanna che ha minacciato un esposto alla Procura della Repubblica, per far chiarezza sulle presunte negligenze. 

 

Mino Devanna

 

“Ma l’Amministrazione dov’era? - si è chiesto Nicola Pice, tra i protagonisti della nascita della “Devanna” - la Galleria doveva essere al centro di un progetto culturale per la città. Cosa parliamo a fare di Capitale della Cultura se non siamo attenti a queste cose?”. Pare che un episodio simile sia avvenuto già nel 2015, ma allora Palazzo Gentile riuscì a risolvere la questione.

Il silenzio in cui è avvenuto l’acquisto, tuttavia, fa sorgere qualche sospetto. L’assenza (almeno stando a quanto comunicato dall’Assessore) di comunicazioni al Municipio, il totale disinteresse della Soprintendenza angosciano Devanna e i suoi sodali. “È stata una vendita macchingegnata?” è la domanda che circola.

Di fatto qualsiasi progetto di ampliamento della Galleria adesso è destinato a cadere. Sin dalla nascita, l’obiettivo era di creare un grande polo espositivo che comprendesse i locali del pian terreno e quelli adiacenti. Non si potrà fare più nulla. Di più: Mino Devanna ha deciso di non donare più gli oltre duecento reperti archeologici che avrebbero ampliato la collezione della Galleria. 

E presto potrebbe rivalersi sulla donazione originaria. Soprattutto “se realizzeranno in uno di quei locali un negozio di moda”. Non è scontato che Devanna possa riprendersi la donazione. Gli accordi che regolarono la cessione delle opere, infatti, prevedevano il vincolo dell’esposizione al pubblico. Ma ben ottantaquattro sono rimaste in deposito (ironia della sorte sarebbero state probabilmente esposte nei locali del pian terreno). Una situazione che permetterebbe allo storico collezionista di rientrare in possesso del patrimonio della Galleria e portarlo altrove. 

Intanto cosa si può fare? A livello amministrativo ben poco, considerato che una legge del 2014 impone agli enti locali “l’assoluta necessità di procedere all’acquisto di immobili in ragione di un obbligo giuridico incombente all’amministrazione nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali ovvero nel concorso a soddisfare interessi pubblici generali meritevoli di intensa e specifica tutela”. L’unica soluzione sarebbe una rinuncia dei privati, o un accordo con gli stessi, come spera Mangini, che presto avrà un colloquio con i nuovi titolari. 

Una strada piena di ostacoli e che non convincerebbe Devanna. E che non scaccia il rischio di vedere scomparire un polo culturale contenente circa 170 dipinti (da Veronese a De Nittis e Delacroix), da più parti considerato il più importante di Puglia.