Caso Devanna. Cariello interroga il Mibact

di La Redazione
Cronaca, Cultura e Spettacoli
26 gennaio 2017

Caso Devanna. Cariello interroga il Mibact

Interviene Domenico Damascelli: 'Pessima gestione, tutti gli enti hanno trascurato la vicenda'

L’onorevole Francesco Cariello inoltra al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo una interrogazione a risposta scritta sull’affaire Devanna, balzato alle cronache nazionali con la vendita tra privati di alcuni locali del polo che ha messo a serio rischio il futuro della Galleria

Il pentastellato si chiede se il Mibact fosse a conoscenza della situazione e, soprattutto, se davvero non ci fossero fondi per acquisire le proprietà private adiacenti la Galleria Nazionale, come del resto spiegato già dallo stesso Ministero in una nota inoltrata nelle ore immediatamente successive allo scandalo. 

Cariello chiude l’interrogazione al Ministro con la domanda aperta anche sull’accordo tra Amministrazione Comunale e privati per la gestione dei locali e la creazione del bookshop: “Se il Ministro interrogato fosse a conoscenza dei sopra citati accadimenti, sui quali è necessario fare chiarezza, confermando il programma di sviluppo e conservazione della Galleria nazionale della Puglia ipotizzato dall'amministrazione locale; se esistono fondi stanziati per l'acquisto dei locali ed il completamento della struttura adibita a polo museale”.

Se Il 5 Stelle interroga il Mibact, la destra bitontina parla direttamente di poca attenzione da parte degli enti locali coinvolti. “Quando non si governa con attenzione e scrupolosa serietà, succede quel che è successo per la Galleria Nazionale della Puglia, con sede a Bitonto. Abbiamo atteso per raccogliere ogni informazione utile ed abbiamo riscontrato che Ministero dei Beni e Attività Culturali, Comune di Bitonto, Città Metropolitana e Regione Puglia abbiano affrontato la questione nel modo peggiore: trascurandola”. È la dichiarazione del consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli. “La generosità di Girolamo e Rosaria Devanna - aggiunge -, che hanno messo a disposizione innumerevoli dipinti e disegni di pregio straordinario, ha incontrato il lassismo delle istituzioni, che si sono trincerate dietro giustificazioni tanto infantili quanto labili, arrampicandosi sugli specchi in modo non troppo dignitoso. Andiamo con ordine: com’è ormai noto, la querelle si sviluppa a seguito del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero ai Beni Culturali, il che ha consentito l’acquisto legittimo dei due locali a piano strada del palazzo Sylos Calò, sede della Galleria, da parte dei privati che hanno fatto tutto secondo le regole. Di qui, il caos, perché l’immobile e la Galleria avrebbero dovuto essere un’unica unità per garantire la piena e certa fruizione pubblica della struttura. E qui, le responsabilità politiche sono evidenti, perché il Comune non ha avviato nessuna iniziativa per sollecitare, prima che scadesse il diritto di prelazione, l'acquisizione pubblica. Non abbiamo sentito una volta il sindaco fare un appello al Ministero affinché acquistasse i locali. E neppure dalla Giunta regionale abbiamo assistito al minimo interessamento per la Galleria della Puglia. Tutti hanno fatto spallucce, compresa la Città Metropolitana, e, sebbene non fosse possibile da parte del Comune acquistare direttamente i locali, era certamente doverosa un'attività politica di sollecitazione del Ministero, valutando anche ogni altra strada alternativa per garantire l'unicità del bene che ospita la Galleria. Il Ministero ha inviato il 29 settembre una nota tramite Pec al Comune, alla Città Metropolitana e alla Regione, nella quale si portavano a conoscenza i destinatari istituzionali della compravendita invitandoli a manifestare l’eventuale volontà di acquisire i locali in tempo utile. Tempo trascorso invano. Allora, il sindaco di Bitonto ha detto che il Comune è stato indotto in confusione da questa comunicazione in cui – secondo la sua versione - il nome del palazzo sarebbe stato trascritto scorrettamente ("Gentile Calò"). In realtà, nella nota è indicato il palazzo “Gentile Sylos Calò”, accompagnato dall’indirizzo corretto (via Giandonato Rogadeo 10/12) e persino dai dati catastali. Pertanto, era abbastanza impossibile sbagliare". 

"Una cosa è certa - conclude Damascelli - ed è la pessima gestione della questione da parte di chi, pur non potendo acquistare direttamente i due locali, ben avrebbe potuto e dovuto esercitare le sue prerogative politiche per realizzare una conclusione diversa e auspicata. Mai una volta che si ha il coraggio di ammettere le proprie responsabilità e che si abbia l'umiltà di formulare pubbliche scuse alla famiglia Devanna e alla comunità tutta".