Venticinque anni di 'Re Pambanelle'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
13 dicembre 2016

Venticinque anni di 'Re Pambanelle'

Ieri la tavola rotonda in occasione di 'Fuochi in corte'

“La tradizione non consiste nel mantenere le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma”. La topica di Jean Léon Jaurès riassume bene la storia e le attività de “Re Pambanelle”, l’associazione bitontina impegnata nella rivalutazione del nostro patrimonio musicale, storico e culturale, che ieri hanno festeggiato 25 anni. Nell’anniversario della fondazione e in occasione della manifestazione “Fuochi in corte...a Santa Lucia”, l’associazione ha organizzato al Torrione Angioino la tavola rotonda dal titolo “La rinascita del folklore e delle tradizioni nella nostra città negli ultimi 25 anni”, che ha visto, oltre alle relazioni degli intervenuti, alcune performance di canti tradizionali bitontini. 

La serata si è aperta con Giuseppe De Trizio, direttore artistico dei Radicanto, che ha spiegato come “la musica popolare e la musica colta sono intimamente legate fra loro”, riscoprendo come il panorama musicale bitontino è stato molto influenzato non solo dall’estero, ma anche dalle altre regioni italiane, vista la vicinanza dei temi e melodie, segni evidenti della mutua influenza delle culture. De Trizio ha voluto ricordare la figura di Matteo Salvatore, il cantastorie pugliese che ha portato alla notorietà nazionale un grande repertorio di musica tradizionale foggiana e di cui Italo Calvino disse: “Noi le parole di Matteo Salvatore le dobbiamo ancora inventare”.

Dopo gli interventi dell’assessore Rocco Mangini e del consigliere comunale Domenico Damascelli, che hanno sottolineato la grandezza di Re Pambanelle “per la crescita culturale della nostra città”, è intervenuto Michele Muschitiello, fondatore storico dell’associazione e studioso delle tradizioni popolari, che ha ricordato come “Pambanelle, i primi germogli nel nostro dialetto, hanno portato davvero tanti frutti nei loro 25 anni, grazie alla raccolta dei motivi musicali della tradizione”, che sono diventati libri, album e produzioni musicali. 

Ma dietro a questa associazione c’è un grandissimo lavoro di ricostruzione storica, che, come ha poi commentato Nicola Pice, studioso di tradizioni bitontine, “ha come missione quella di portare da un luogo ad una altro con una lingua diversa dei contenuti di un determinato gruppo etnico, non semplicemente per trasferirlo, ma anche per comunicarlo e salvarlo”.

Altro intervento è stato quello di Stefano MIlillo, studioso di tradizioni bitontine, che ha seguito sin dalla fondazione Re Pambanelle, a cui ha restituito gli abiti settecenteschi tipici bitontini da illustrazioni, volute da Ferdinando IV di Borbone, del vestiario della borghesia media del Regno di Napoli del Settecento. “Re Pambanelle sono un’occasione di crescita per i bitontini”, ha sottolineato Milillo, proprio per la loro dedizione nel tramandare musiche ed espressioni dialettali ormai andate in disuso e che altrimenti non si conoscerebbero. A conclusione della serata è intervenuta Tina Masciale, fondatrice dell’associazione, che ha ringraziato commossa i presenti e i relatori per il sostegno e l’accompagnamento alle attività dell’associazione nel corso dei suoi 25 anni.