Mimmo Mancini racconta 'Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette legge'

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli, Video
05 dicembre 2016

Lo spettacolo è andato in scena sabato al Teatro Traetta

Lo scorso sabato, presso il Teatro Traetta di Bitonto è andato in scena "Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette legge" della compagnia" Fattore K, di e con Mimmo Mancini e Paolo De Vita, inserito nella stagione teatrale 2016/2017.

Il plot prende inizio da una famigerata cartella esattoriale inviata ai fratelli da Equitalia che pretende di ricevere 115 miliardi di euro da due fannulloni che di lavorare non hanno mai avuto voglia e intenzione. Ma questa inspiegabile cartella mette in moto in Cosimo e Carlo -  che non si affideranno ad un avvocato, ma cercheranno un espediente politico rappresentato dall’Assessore del paese – una sorta di rivalsa, un’embrionale voglia di cambiamento che si perderà tra il pensiero e l’atto. I due penseranno addirittura di autodenunciarsi, convinti come sono di condurre una vita migliore in carcere. Tra il pubblico-tribunale qualcuno si schiera dalla loro parte, altri sorridono e riflettono. Per loro però non ci sarà assoluzione nè colpevolezza. La sentenza non arriverà mai. 

La scenografia è minimal: un baule, un paravento e una scritta “La legge è uguale per tutti”- quest’ultima è volutamente sgangherata per sottolinearne lo stato nello Stato – quello che conta sono i testi, le parole che partendo dalla vicenda personale dei fratelli Capitoni vestendosi di universalità o meglio dire italianità. I fratelli Capitoni sono i nostri vicini di casa, quelli insopportabili, spocchiosi, ignoranti. Rappresentano l’italiano mediocre che non vota e poi si lamenta, ma proprio perché la loro voce proviene dal basso, dal profondo sud dell’anima, veicola verità assopite e mai banali. 

Esiste un gap enorme, un divario smisurato tra ciò che è Stato e ciò che è Popolo: la legge è davvero uguale per tutti? Oppure il disincanto di questi due fannulloni ha radici più profonde? I protagonisti sulla scena si fanno portavoce di una personalissima morale, che non tenta di convincere e si professa universale, ma induce e stimola alla riflessione come, secondo i dettami aristotelici, un’opera teatrale dovrebbe fare. La pièce è un manifesto ironico, irriverente e divertente di quel populismo dilagante che attraversa l’Italia e che nel corso dei decenni non è mai cambiato.

La coppia Mancini - De Vita si rinconferma un duo vincente, dopo il successo di "Non venite mangiati" di ben 25 anni fa e di "Vi faremo sapere". “Le storie che raccontiamo partono dalla nostra terra, ma siamo convinti che abbiano un valore universale” ha dichiarato Mimmo Mancini ai microfoni di BitontoTv.