La Prefettura istituisce un tavolo permanente sul caporalato in provincia

di La Redazione
Cronaca
15 dicembre 2016
Photo Credits: Lisa Fioriello

La Prefettura istituisce un tavolo permanente sul caporalato in provincia

Obiettivo: delineare un quadro del fenomeno a Bari. Tra i componenti Abbaticchio

L’area metropolitana di Bari si è dotata di un osservatorio permanente contro il caporalato. Lo scorso 13 dicembre in Prefettura, è stato costituito, presieduto dal Prefetto di Bari, Carmela Pagano, il primo dei gruppi di lavoro tematici istituiti per iniziativa del Tavolo Permanente di Coordinamento per l’Area Metropolitana di Bari contro il fenomeno dello sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Si tratta, in sostanza, di delineare, con l’ausilio scientifico del Politecnico di Bari, la struttura logica di un flusso informativo permanente, in relazione alle caratteristiche del fenomeno nei diversi territori comunali dell’Area Metropolitana, utile per formulare proposte di intervento a tutela dei diritti e della sicurezza del lavoro, in un settore vitale per l’economia pugliese. Un database, dunque, da finanziare con i Fondi PON Legalità 2014-2020.

I componenti del gruppo di progetto sono il professor Michele Gorgoglione del Politecnico di Bari e i referenti designati dalle organizzazioni sindacali e datoriali, che si avvarranno della collaborazione del Sindaco della Città Metropolitana e dei Sindaci dei Comuni di Polignano a Mare, Monopoli, Turi, Sammichele di Bari, Rutigliano, Ruvo di Puglia, Corato, Terlizzi, Bitonto, Casamassima, Adelfia, Conversano, Locorotondo, Noicattaro e Mola di Bari.

 

Leggi "In da Ghetto", lo speciale di BitontoTV sul caporalato, con i reportage dai Ghetti di Rignano Garganico e Nardò

 

Nel corso della riunione è stata effettuata una prima disamina del fenomeno che ha confermato che caratteristica del lavoro agricolo nelle singole realtà comunali dell’area metropolitana di Bari è che si basa prevalentemente su forza lavoro italiana, che si sposta tra diverse province e regioni contermini. Minoritaria la presenza di manodopera straniera, per lo più regolare, che si registra durante le campagne agricole stagionali e che pone la necessità di dignitose soluzioni alloggiative per limitati periodi. 

Non è da trascurare, però, i dato relativo al sommerso: tanti gli “invisibili” impiegati in campo agricolo nelle province limitrofe a quelle di Foggia e Lecce, dove si concentra la presenza più alta della manodopera straniera, che vive spesso in ghetti. Senza dimenticare la triste vicenda di Paola Clemente, la bracciante morta nei campi di Andria, sintomo di un sistema produttivo malato che rischia di contagiare tutta la filiera pugliese. 

In questo contesto gli enti di controllo e le forze dell’ordine dovranno rispondere ad un quadro normativo per la prima volta puntuale. La recente legge sul caporalato approvata dal governo ha riscritto il reato semplificandolo e liberandolo da alcune specifiche che prima ne complicavano l’individuazione, introducendo la sanzionabilità anche del datore di lavoro e non solo dell’intermediario, l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità, l’arresto obbligatorio in flagranza di reato, la confisca dei beni.

I dati e i report di questo “Osservatorio permanente”, fruibile da tutti i soggetti interessati, consentiranno di lavorare anche per il miglioramento della competitività e per lo sviluppo del territorio e delle imprese oltre che per la sicurezza delle attività agricole. L’area Metropolitana di Bari è, infatti, al primo posto in Italia per il valore della produzione agricola, secondo le ultime analisi fornite dal Censis.

I Sindaci coinvolti hanno assicurato la loro collaborazione per la realizzazione di questo modello operativo, impostato, a detta dei proponenti, su criteri di partecipazione e di responsabilizzazione alla soluzione dei problemi.