Gli 'auguri scomodi' di Valentino Losito

di La Redazione
Cronaca
17 dicembre 2016

Gli 'auguri scomodi' di Valentino Losito

Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia riflette sul presepe vivente di Palombaio e l'accoglienza dei richiedenti asilo

Un pensiero di Natale dedicato a chi si è opposto all'arrivo di un gruppo di richiedenti asilo a Palombaio. Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia, Valentino Losito, ha pubblicato sui social network i suoi personalissimi "auguri scomodi", con una riflessione in occasione dell'allestimento del presepe vivente nella frazione di Bitonto. Ricordando il valore evangelico dell'accoglienza e la fuga a Betlemme di Giuseppe e Maria. 

Di seguito la nota integrale.

 

Non è difficile immaginare che nella notte di Natale, tra i credenti che siederanno nei banchi della parrocchia dell’Immacolata a Palombaio, ci saranno anche alcuni o forse molti degli abitanti della frazione bitontina che nello scorso ottobre si sono opposti alla costituzione di un centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Cosa dirà padre Romualdo Airaghi nella sua omelia? Pronuncerà parole innocue, formali, imposte dalla routine del calendario liturgico? O infastidirà i suoi parrocchiani , scegliendo la strada della parresìa?
Secondo San Giovanni Bosco “il prete, per far molto bene, bisogna che unisca alla carità grande franchezza “. E la parresìa costituisce non solo il diritto a dire il proprio pensiero ma anche la interiore lealtà nei confronti della verità da riconoscere, il coraggio di esprimersi pubblicamente superando le eventuali difficoltà, provenienti dal proprio uditorio o dai propri interlocutori. E caratterizza anche la relazione fra amici, che hanno il coraggio di rimproverarsi gli errori.
In occasione del Natale del 1992, don Tonino Bello scelse la strada della parresìa e scrisse una lettera dal titolo "Auguri scomodi" in cui, tra l’altro, diceva: “ Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio”.

In questi giorni Palombaio si appresta anche a vivere una delle sue più belle tradizioni: il presepe vivente. Ad iniziare da Giuseppe e Maria che, raccontano i Vangeli, salirono in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare: Maria era incinta. Questo era scandaloso per quel tempo perché convivere era inammissibile e non avrebbero potuto fare il viaggio insieme.

Giuseppe e Maria quindi erano una coppia irregolare, stavano insieme quando non si doveva stare insieme. E da questa coppia "irregolare" nasce Gesù, il Figlio di Dio. Il vangelo rompe le tradizioni.
E poi i pastori. Chi erano i pastori al tempo della nascita di Gesù? A quel tempo c’era un elenco dettagliato delle dieci cose che il Messia, quando sarebbe venuto, avrebbe fatto. Fra queste c'era l'eliminazione fisica di tutti i peccatori: e al primo posto nella lista dei peccatori c'erano i pastori. Questo perché vivendo con le bestie, si diceva, erano diventati come loro: delle altre bestie. Erano persone abbruttite, considerati dei criminali e dei ladri. Per il Talmud erano considerati non persone. E si diceva: "Se per strada trovi un pastore che è caduto in un dirupo, non tirarlo fuori".

 

Gli "auguri scomodi" di don Tonino Bello


I pastori quindi erano l'immagine dei peccatori per i quali non c'è nessuna speranza. E' per questo che quando vedono l'angelo hanno una paura tremenda (Lc 2,9), perché s'immaginano che sia la fine. I pastori, quando vedono arrivare l'angelo dicono: "E' la fine per noi".
Ma il vangelo dice: "L'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia (il termine greco è evvanghelo=vangelo: il vangelo è questo: una notizia di speranza, di gioia)... un salvatore... un bambino". E subito con l'angelo apparve una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio... pace..."." (Lc 2,10-14). Sembrava la condanna e invece era la salvezza”.
Queste righe vogliono essere un augurio di Buon Natale scomodo al "palmarista" che è in ognuno di noi.

 

Valentino Losito