S-partiAMO

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica, Esperia, Elezioni Amministrative 2017
02 novembre 2016

S-partiAMO

Il fallimento del soggetto civico unitario nella logica del L’EGO

Andata e ritorno. Lo slancio federativo promosso dalle maggiori forze civiche sopravvissute al quinquennio Abbaticchio – Città Democratica e Progetto Comune - , culminato nella scorsa primavera con l’annuncio di una progettazione partecipata che avrebbe prodotto un nuovo soggetto politico cittadino unitario, sembra essersi esaurito prematuramente. Città Democratica e Progetto Comune, “partiti”, sono tornati sui propri passi. Questo sembrerebbe dire la fotografia scattata qualche giorno fa in occasione della presentazione della coalizione a sostegno della ricandidatura di Abbaticchio: un quadro che, anziché una unificazione di soggetti, ha palesato invece la loro ulteriore proliferazione per “gemmazione”. 

“Siamo qui per aggregarciaveva dichiarato il 30 aprile scorso il vicesindaco Rosa Calò, in veste di promotrice e facilitatrice dell’assemblea costituente della nuova realtà – per creare un soggetto politico nuovo, cittadino, civico, unitario, fare sintesi delle tante esperienze che negli ultimi anni sono nate sul territorio, ma che hanno camminato a fianco incontrandosi anche grazie ad una esperienza amministrativa, e si sono rese conto che bisogna lavorare insieme, confrontandosi sulle situazioni che si devono risolvere, percorrendo una strada comune”.  Di quell’auspicio, a sei mesi di distanza, pare rimanere ben poco.

La proposta di convergenza, maturata lungo anni di esperienza amministrativa in cui Progetto Comune e Città Democratica sono spesso risultate sulla stessa lunghezza d’onda per temi e sensibilità, era stata presentata in primavera con una strategia di comunicazione ironica e spregiudicata rispetto alle classiche accuse di antipartiticità imputate alle liste civiche – slogan da “non siamo partiti” a “partiamo” – suscitando l’interesse e l’entusiasmo di cittadini, soprattutto giovani, nuovi alla politica bitontina. Da subito, la creazione di gruppi di lavoro tematici per incanalare la partecipazione verso una proposta progettuale unica, che si sarebbe dovuta tradurre nello statuto del nuovo soggetto. Un lavoro di confronto e riflessione che in questi mesi, lentamente ma inesorabilmente, è sprofondato nel silenzio.

Fino al 21 Ottobre e alla presentazione della coalizione Abbaticchio 2017. Quando, ad esplicita domanda su dove fosse finito, alla prova dei fatti, il progetto di fusione civica, il vicepresidente di Città Democratica Beppe Martucci ha risposto che “il percorso continua e,a  dispetto di quanti lo avevano sospettato di essere una mera operazione elettorale (ad esempio, l’ex cd Vincenzo Robles in un suo intervento sui social, ndr), è molto più ambizioso”.

Qualcosa non torna. Le parole di Martucci, tradendo il luogo comune secondo cui le “manovre elettorali” sarebbero l’aspetto deteriore e più volgare della politica, gettano un’ombra persino più grande su un’iniziativa che era parsa sinora estremamente chiara e trasparente – “creare un soggetto politico nuovo, cittadino, civico, unitario”, secondo le parole della stessa Calò. Se non si trattava di questo – di costituire un contenitore civico unico, più semplice, più forte, meno personalistico, da presentare al giudizio degli elettori – di cosa si trattava allora? Di uno spazio di mera discussione, un salotto, un seminario, un think tank?

Nonostante il pudore cividemocratico a parlare di voti ed elezioni, in democrazia non c’è nulla di più “ambizioso”, nulla di più sano ed essenziale del confronto con le urne. Elaborare soggetti e programmi da sottoporre alla verifica elettorale: questa è la politica. Una tecnica (al più un’arte), non una scienza, né una letteratura, né un catechismo.Tutto il resto è accademismo per anime belle.

Se al percorso civico avviato in primavera non è riuscito questo – banalmente, “mettersi insieme” in un’unica grande forza politica cittadina – a cosa è servito allora tutto il suo forbito parlamentare? Erano dunque altri gli obiettivi? Ovvero, molto più semplicemente, gli obiettivi – inconfessabilmente elettorali – non sono stati raggiunti? E se è questo il punto, perché?

È a quest’altezza che il presunto fallimento della compagine civica unitaria si interseca con la “logica del Lego” (la parcellizzazione elettorale) di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. A tale logica sembra nei fatti ubbidire la rinuncia a tradurre il percorso federativo delle civiche in una sintesi elettorale. Alla logica del particolarismo e dei personalismi elettorali – questi sì espressione degenerativa della politica – incoraggiata dal principio di “una testa, un voto” adottato nel 2012 da Michele Abbaticchio nella gestione della sua compagine e nella distribuzione degli incarichi di governo. Che interesse c’è a “mettersi insieme” se, restando spartiti, ciascuno riceve la sua fetta di onere/onore amministrativo? O meglio, se un tale interesse alla sintesi (politico nel senso più nobile – qui sì – del termine) c’è, in quanti sono disposti a perseguirlo, e chi? La risposta a una tale domanda è squadernata nell’istantanea della coalizione del 21 Ottobre.

In fondo, siamo stati smentiti: il “partito degli spartiti”, di cui scrivemmo lo scorso maggio, non è partito mai. S-partiamo: divisi si vince.