Nicola Tullo dona le sue opere alla Fondazione Depalo-Ungaro

La Redazione
di La Redazione
Cronaca, Cultura e Spettacoli
01 novembre 2016

Nicola Tullo dona le sue opere alla Fondazione Depalo-Ungaro

Il 5 novembre il vernissage nella Pinacoteca Ninive

 

La Pinacoteca Ninive, inserita negli spazi museali della Fondazione Depalo-Ungaro, si arricchisce di nuove opere pittoriche donate dal maestro Nicola Tullo alla sua città natale.

La mostra dei nuovi dipinti della pinacoteca Ninive si aprirà sabato 5 novembre alle ore 18,30 presso la Fondazione-Museo Archeologico  di via Mazzini. Nel corso dell'incontro l'assessore al marketing Rocco Mangini e il presidente della Fondazione Nicola Pice illustreranno alcuni aspetti artistici della pittura di Nicola Tullo.

Con queste ulteriori donazioni si accresce il già ricco repertorio di quadri esposti al piano superiore del Museo Archeologico, attraverso cui è possibile ritrovare la specificità della sua pittura, una pittura assai incline a sottolineare il dramma esistenziale di uomini e cose, non priva di un certo lirismo, costruita sapientemente nell’architettura dello spazio e dei piani, con un colore a campitura piatta, e con i soggetti pittorici come sospesi fuori del tempo, immersi in un’atmosfera di smisurato silenzio e di solitudine immensa.

Formatosi all’Istituto d’Arte di Bari e perfezionatosi a Napoli, Tullo ha insegnato a Bari e a Corato presso il Liceo Artistico, sempre impegnato nella divulgazione della cultura pittorica e letteraria, senza mai cambiare intenti poetici, restando fedele a se stesso, alle sue inquietudini, ai suoi maestri, soprattutto Sironi, ma anche i pugliesi Stifano, Spizzico e De Robertis. Il mondo di Nicola Tullo si muove tra riprese dei miti classici ed echi nostalgici della civiltà contadina, tra storie di persone sanguigne e tradizioni  popolari,  tronchi nodosi come braccia contro il cielo o croci solitarie di forte impatto espressionistico, quali paradigmi della vita per esprimere gli eterni contrasti e il sentimento del tragico.

Ma conosce anche la gioia della maternità, vista come metafora del darsi, del donarsi, del realizzarsi nell’altro e attraverso l’altro. E' quel che emerge dalla Maternità tra le cinque opere da ultimo donate, una maternità immensa espressa attraverso la possanza della figura che stringe a sé il suo bambino, con un volto carico di una umanità dolce. Una potenza della figura che giganteggia nel perimetro della tela, pregna di una impressionante forza espressionistica, che si concretizza nella robusta muscolosità e nel titanismo della figura, dai  colori scuri e terrosi, con un tocco lento e pesante in funzione della immagine, esaltante paradigma di un'umanità gigantesca ed eroica nella sua vitalità elementare.