'Le olimpiadi del 1936' incantano il Traetta

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video, Sport
28 novembre 2016

Ieri in scena a teatro lo spettacolo del giornalista sportivo Federico Buffa

Chiunque pensi che il racconto di un evento sportivo si esaurisca nella descrizione, puramente tecnica, delle azioni compiute dagli atleti in gara incorre in un grave errore. Un errore legato, probabilmente, al non aver mai ascoltato Federico Buffa, noto giornalista e telecronista sportivo, narrare le cosiddette ‘Olimpiadi di Hitler’. I giochi olimpici del 1936 sono, infatti, al centro dello spettacolo che il ‘maestro’ per eccellenza dello storytelling ha portato difronte al pubblico del “Teatro Traetta” di Bitonto domenica 27 novembre.

Un doppio palco rosso con tavolini da bistrot anni ’30, una bottiglia di liquore, forse whisky, poggiata su uno di essi accanto ad un bicchiere. A sorseggiarlo di tanto in tanto è lui, Buffa, straordinario narratore, accompagnato da Alessandro Nidi al pianoforte, Nadio Marenco alla fisarmonica, in un accattivante dialogo con la delicata voce della cantante Cecilia Gragnani con indosso uno di quegli abiti rossi che tanto amavano le dive di Hollywood. Se ci si aspettava, dunque, di trovare una scenografia che in qualche modo evocasse un ambiente sportivo, la regia, firmata da Emilio Russo e Caterina Spadaro, ha certamente stupito gli spettatori.

Un pubblico totalmente catturato da uno stile narrativo, quello di Buffa, talmente evocativo da trasformare la platea e i palchi di un teatro nelle tribune dell’Olympiastadion di Berlino. E’ proprio qui che nel 1936 ebbe luogo, non solo una grande gara sportiva, ma uno dei più grandi esempi di ugualianza fra uomini proprio in occasione di quelle Olimpiadi che per Hitler avrebbero dovuto rappresentare il trionfo della razza ariana. Un vero racconto cinematografico, quello del documentario commissionato dal fuhrer a Leni Riefenstahl, la regista del Nazismo.

Un film, rivissuto attraverso le parole ammaliatrici del noto volto di Sky Sport, che è stato considerato uno dei più belli degli ultimi ottant’anni per le innovative inquadrature. capaci di immortalare momenti che resteranno impressi nella storia. Quegli stessi momenti Buffa li ha portati sul palcoscenico narrandone i dettagli con una tale enfasi da far credere al pubblico di aver visto saltare lo straordinario Jesse Owens e vincere i suoi quattro ori. L’incredibile storia di un atleta e, prima di tutto, un uomo di colore che volle sfidare il suo tempo e che, oltre quelle Olimpiadi, vinse una delle gare più importanti della storia ottenendo l’ammirazione e gli applausi dell’intero stadio in piena epoca nazista. Raccontare la vita di un atleta o un evento sportivo diviene per Buffa il pretesto per far rivivere uno dei capitoli più drammatici della Storia. Era l’estate del ’36 quando scoppiava la guerra civile spagnola ed in quello stesso anno accadeva qualcosa di incredibile nell’Olympiastadion a Berlino.

Un coreano vinse la maratona ma restò con la testa china al momento della premiazione per non dover subire l’umiliazione di intonare un inno che non era il suo. Aveva gareggiato rappresentando il Giappone anziché il proprio paese. Difficile non ammettere, dunque, quanto la storia di quelle Olimpiadi non sia solo una cronaca sportiva ma lo specchio di guerre che hanno segnato il mondo intero. Uno stile narrativo incalzante in uno spettacolo che ha saputo sfruttare ogni linguaggio, dalla parola, alla musica al cinema portando sullo schermo del Traetta le commoventi scene girate dalla Riefenstahl per raccontare non una gara sportiva ma l’epoca che ne era sullo sfondo.

 

Videoservizio di Filippo Lovascio