'Il mio scatto a Fidel'. Gaetano Lo Porto racconta il servizio realizzato su Castro in Nicaragua

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
30 novembre 2016
Photo Credits: Gaetano Lo Porto

'Il mio scatto a Fidel'. Gaetano Lo Porto racconta il servizio realizzato su Castro in Nicaragua

Il fotoreporter di origini bitontine stava seguendo l'inaugurazione di uno zuccherificio a cui partecipò il Líder Máximo

È di pochi giorni fa la notizia della scomparsa di Fidel Castro, personaggio amato e odiato della storia del Novecento. L’annuncio della morte, fatto dal fratello Raul, ha raccolto reazioni trasversali e in tanti hanno voluto rendere omaggio a un uomo che non sarà mai dimenticato, nel bene e nel male. 

Tra questi Gaetano Lo Porto, fotoreporter professionista di origine bitontina, che ha pubblicato un vecchio scatto, realizzato in Nicaragua nel 1985, di Fidel impegnato in un discorso. BitontoTV ha incontrato il fotografo per scoprire la storia di una foto che rappresenta una importante testimonianza storica delle attività intraprese dal leader cubano fuori dai confini de L’Havana. 

 

Gaetano, raccontaci un po’ della tua esperienza di fotografo.

Sono fotoreporter da diverso tempo, lavoro con alcune agenzie giornalistiche come corrispondente del territorio pugliese e dei dintorni. Faccio servizi fotogiornalistici su diversi temi, ma principalmente mi occupo di cultura, di politica e del sociale. Sono in questo campo da tempo immemorabile, dopo una gavetta che non finiva più sono diventato fotogiornalista a tutti gli effetti nel 1979. Prima la fotografia per me era un hobby, una passione, una sperimentazione.  

Perché eri in Nicaragua nel 1985?

Sono stato per la prima volta in Nicaragua proprio all’inizio della mia carriera. Ci andai per vedere cosa stava succedendo in questo paese, visto che da qualche anno si era instaurato il governo rivoluzionario sandinista, che era riuscito a cacciare Luis Somoza Debayle e la sua crudele dittatura. Mi affascinava molto questo fantastico esperimento sociale e quindi decisi di trasferirmi lì solo per alcuni mesi, il tempo di fare delle foto e rientrare in Italia per venderle alle testate italiane. Ma una volta tornato, in me era rimasta una grande curiosità e attrazione per il Nicaragua. Dopo alcuni mesi dal ritorno in Italia, mi sono trasferito di nuovo lì per tre anni, lavorando come fotoreporter freelance e spedendo ogni tanto dei servizi fotografici a qualche amico per rivenderle in Italia. Mi hanno poi cooptato presso il quotidiano locale, Barricada, l’organo di informazione ufficiale della rivoluzione, chiedendomi di riorganizzare la redazione fotografica allora allo sbando. E con loro sono rimasto quasi tre anni. Proprio in questo periodo, nel 1985, ci fu l’inaugurazione di uno zuccherificio molto grande, vicino Managua. La canna da zucchero è molto prodotta, una materia prima molo importante per l’economia del paese, e i cubani avevano fatto una raccolta di denaro, proveniente dai cittadini con un supporto del governo, per finanziare la costruzione di questo impianto. Fidel Castro venne ad inaugurarlo, con uno dei suoi discorsi di tre ore e mezza, ma le persone pendevano dalle sue labbra nella grande piazza in cui c’era davvero un silenzio assurdo.

 

 

Come è nato lo scatto che hai condiviso qualche giorno fa?

Il mio giornale inviò per seguire quest’evento me e un mio collega spagnolo. A me fu assegnato l’incarico di curare la piazza, il mio collega doveva invece occuparsi di Fidel. Nella ressa che si creò, involontariamente si scambiarono i ruoli, perché la sicurezza inviò me sul palco. Mi trovai così a pochi metri da Fidel Castro. I miei scatti furono poi pubblicati sulla testata del mio giornale, nel lungo servizio che fu pubblicato. Sin dall’inizio speravo di poter immortalare Castro, ma dalle prime disposizioni del direttore sembrava difficile. È stata la casualità che mi ha fatto scattare quelle foto. È stata un’opportunità per me incredibile, perché io ero giovanissimo all’epoca, avevo solo ventisei anni.

Come è cambiata la tua idea di Fidel Castro dopo avergli scattato quella fotografia?

Sin dal liceo, ero molto affascinato, come lo sono tuttora, dalla politica internazionale e continuo ad informarmi anche leggendo i giornali e alcuni saggi. Ho seguito e letto tanto di quello che accadeva a Cuba, come era nata e si era sviluppata la rivoluzione. Allora l’esperienza cubana aveva già i suoi anni, quindi avevo avuto la possibilità di vedere come procedeva nel tempo. Certamente ho le mie idee politiche, ma per una mia imposizione personale e per una linea deontologica mi tengo sempre un passo indietro. Che mi piaccia o no quello che fotografo, non voglio essere di parte, perché farei un torto a chi guarda le mie storie. Avevo una mia idea del personaggio Fidel Castro, ma ero lì soprattutto per fare foto significative. Ma tre ore e mezza di discorso, incentrato sull’ingerenza degli Stati Uniti sui paesi che difendevano il principio di autodeterminazione, fu una grande dose di informazioni, di cui poi ho avuto anche modo di constatare la veridicità. 

Se ti si desse la possibilità di tornare, rifaresti quella foto?

Rimango assolutamente orgoglioso di averla fatta, perché ho avuto per le mani un pezzo di storia. Ho incontrato e perfino parlato anche altri personaggi, come lo scrittore americano Allen Ginsberg. Dei giganti della storia! Facile capire, quindi, come dal punto di vista professionale fotografare Fidel Castro è stata una grande soddisfazione.

 

Tutte le foto per gentile concessione di Gaetano Lo Porto