Il Centro Studi 'Sapere Aude' si presenta con un dibattito sul referendum

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cronaca, Referendum Costituzionale 2016
19 novembre 2016

Il Centro Studi 'Sapere Aude' si presenta con un dibattito sul referendum

Presidente dell'associazione Michele Coletti. All'incontro sono intervenuti Ennio Triggiani e Valentino Lenoci

Il 4 dicembre è ormai alle porte, ma il tempo della discussione e della riflessione a Bitonto non è ancora finito, visto il vario numero dei partecipanti agli incontri di informazione in vista dell’appuntamento alle urne per il referendum sulla riforma costituzionale. Lo scorso 18 novembre è stata la volta di “Riformare la Costituzione?”, evento rivolto all’ordine degli avvocati e dei commercialisti, organizzato dal Centro Studi “Sapere Aude”, che nella stessa occasione ha voluto inaugurare la sua costituzione. 

“Vogliamo lanciare”, ha dichiarato l’avvocato Michele Coletti, presidente dell’associazione, “la sfida del sapere e della conoscenza dai confini illimitati che dobbiamo conquistare. Proporremo seminari specifici per discutere, per far crescere la partecipazione sociale, non con una visione dottrinaria, ma legati alla quotidianità. La nostra è una sfida della vita, che potremo vedere realizzata solo con il tempo”

Dopo i saluti istituzionali del sindaco, Michele Abbaticchio, di Gianni Stefani, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari, e di Marcello Danisi, presidente dell’Ordine dei Commercialisti ed esperti Contabili, la discussione, moderata da Giancarlo Fiume, vice caporedattore della sede Rai della Puglia, è entrata nel vivo con gli interventi dei relatori. Da una parte per il fronte del "Sì" Ennio Triggiani, professore orinario di Diritto Internazionale dell’Università di Bari, dall’altra per il fronte del "No" Valentino Lenoci, giudice della Sezione Fallimentare del Tribunale di Bari. 

Diverse le tematiche toccate e su cui, di volta in volta, i due ospiti sono intervenuti. Per Triggiani, questa riforma sarebbe il culmine di una serie di tentativi falliti di modifica della Costituzione. “Sono più di 30 anni che si cerca di riformare la parte seconda, macchina su cui i principi fondamentali dovrebbero camminare”, ha dichiarato il professor Triggiani. Di tutt’altro avviso Lenosi, per cui “è importante verificare che il cambiamento sia per il meglio per davvero”

Fondamentale è stata la discussione sul nuovo Senato e la fine del bicameralismo paritario. Triggiani ha sin da subito chiarito che il Senato dovrebbe essere “diversificato nei compiti rispetto alla Camera, per superare la paralisi” nel processo legislativo e porre fine a questo tipo di “bicameralismo assolutamente inusitato, perché nessun paese democratico al mondo ne ha uno così”. Lenosi ha spiegato come invece la riforma non prevedrebbe un cambiamento positivo, perché “il governo e il parlamento devono essere poteri divisi”, per dare spazio e tempo alla discussione delle parti politiche, in cui il governo non dovrebbe intervenire. “Grazie alla combinazione con la legge elettorale, la riforma prevede una concentrazione tra potere legislativo ed esecutivo”, che diventerebbe quindi per Lenosi  pericolosa, per una possibile deriva autoritaria del premier. 

Questo pericolo per Triggiani invece non ci sarebbe, proprio per la presenza del Senato composto da rappresentanti delle realtà territoriali nelle persone dei consiglieri regionali e dei sindaci. Infatti questa sarebbe “una caratteristica comune ad altri paesi democratici”, contrappeso anche allo spostamento di alcune materie del Titolo V alla competenza dello Stato. A detta di Triggiani la legge elettorale dell’Italicum, sulla quale esprime anche l’apertura ad una sua modifica, è funzionale ad avere “un governo stabile, che possa governare con continuità”, visto il susseguirsi di svariati governi nella storia della Repubblica. 

A questo servirebbe quindi la maggioranza nella Camera dei Deputati, opinione non condivisa da Lenosi. “Questa maggioranza del 54% nella Camera”, secondo il giudice barese, “non corrisponde nemmeno alla maggioranza relativa espressa dal voto”, quindi una possibile base per il premier, che verrebbe sempre sostenuto nelle sue decisioni, con il rischio di un autoritarismo de facto. Inoltre per Lenosi il Senato perderebbe il suo valore di organo decisionale, “che sarà bypassato dal governo con facilità”, a causa della mancanza del voto di fiducia. Per Triggiani, invece, il Senato delle autonomie consentirebbe di avvicinare le decisioni politiche delle singole realtà al Parlamento, e “attraverso riflessioni potrà comunicare le modifiche” dei disegni di legge.