Usura e Azzardo: la parola ai Media

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cronaca
13 ottobre 2016

Usura e Azzardo: la parola ai Media

L’incontro all’auditorium De Gennaro.

Prosegue anche quest’anno l’azione di informazione della “Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici”, in collaborazione con la “Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II”, che hanno organizzato una tavola rotonda dal titolo “Usura e Azzardo: la parola ai Media”, grazie alla persona del loro presidente, mons. Alberto D’Urso, sempre impegnato nei temi tanto cogenti e impegnativi, trattati tempo fa anche da BitontoTv in un’inchiesta dedicata. All’incontro, tenutosi presso l’auditorium De Gennaro e mediato da Enzo Quarto, giornalista Rai della Puglia, hanno preso parte per i saluti istituzionali il sindaco Michele Abbaticchio e, in rappresentanza della Regione Puglia, il prof. Giovanni Procacci.

I relatori hanno discusso con l’uditorio del delicato rapporto tra le problematiche sociali che l’azzardo comporta e le modalità con cui i media informano l’opinione pubblica, spesso confusa e poco sensibile a queste tematiche. “Il modo con cui i giornali discutono di queste due questioni”, ha commentato Sergio Rizzo, editorialista del Corriere della Sera, “non è soddisfacente. Se l’usura è considerata notizia di secondo piano, l’azzardo, che coinvolge molto denaro, non deve essere impedito”. E ciò è agevolato dalla stessa legislazione italiana, che nei capitolati di concessione dà la possibilità alle compagnie la sponsorizzazione e la pubblicizzazione. “Ciò che colpisce” ha continuato Rizzo, “è che non se ne parla. L’atteggiamento degli operatori mass media è anche quello della sottovalutazione del tema, senza mettere freno alla sua omologazione. Ma non solo la stampa ha sottovalutato: lo Stato ha le sue responsabilità e non ha azionato reali contromisure per fermare l’azzardo, come il divieto della pubblicità o l’obbligo della sede legale in Italia per le agenzie”.

“Tutti i calciatori hanno un divieto federale di non scommettere su alcuna partita calcistica della Fifa”, ha spiegato Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, “ma molti sono i professionisti che chiedono soldi alle società per risolvere i loro problemi legati alle scommesse. Le puntate sul calcio sono sempre state considerate innocenti, ma sono un gioco d’azzardo a tutti gli effetti”. Proprio per questo, la facilità con cui i giovanissimi vi possono accedere, nonostante i divieti della legge, è preoccupante e “bisogna sempre lanciare messaggi positivi, per aiutare i giovani e le famiglie che cadono in questo vortice”, ha proseguito Tommasi.

In questo senso si comprendono le parole di mons. D’Urso che ha spiegato che “le Fondazioni sono nate per lottare contro l’usura, prevenirla. Vogliono restituire alle persone la gioia di vivere, riportarle all’economia reale e promuovere l’educazione alla legalità. L’azzardo non è un gioco: le amministrazioni e lo Stato non dovrebbero promuovere l’azzardo, ma il gioco, la comunità, l’inclusione. Bisogna responsabilizzare ad una storia di speranza, di cui l’ultima parola è l’amore e la corresponsabilità”.

Le relazioni dei tecnici, il prof. Maurizio Fiasco, sociologo e presidente di “Alea”, e l'avvocato Attilio Simeone, componente del Comitato di Solidarietà presso il “Commissario Straordinario Antiracket e Antiusura”, hanno approfondito la dimensione dei due fenomeni in Italia e in Puglia. “La stampa tratta questi temi con un linguaggio sbagliato, perché subdolamente manipolato. Se per tutto il Novecento il gioco d’azzardo lo troviamo solo nel Codice Penale, dagli anni novanta diventa una politica fiscale vera e propria. Le slot machine diventano “giochi d’intrattenimento”, che si basano sulle capacità del giocatore. La componente dell’azzardo viene accantonata e così accettata”. “Il gioco d’azzardo solo in Puglia”, ha commentato Simeone, “ha registrato un fatturato di consumo di circa 6 miliardi di euro, compreso anche quello illegale. Non si è ancora capito però che dal consumo nasce la ludopatia, che coinvolge le tasche di tutti i cittadini. I sindaci hanno in questo campo un grande ruolo: con le loro ordinanze possono davvero, come è successo a Bitonto, rallentare questo fenomeno”.