Riforma costituzionale. Canfora: 'Salviamo il Parlamento'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Politica
08 ottobre 2016

Riforma costituzionale. Canfora: 'Salviamo il Parlamento'

Per il professore l'Italia il referendum è 'un gioco truccato'

Con l'avvicinarsi del 4 dicembre, data in cui gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale del governo Renzi, e l'infittirsi dei dibattiti dei due fronti, la voce del professor Luciano Canfora, docente emerito dell'Università di Bari, profondo conoscitore del mondo antico e moderno, è certo una delle più attese. Proprio lo scorso 7 ottobre, presso la Sala Polifunzionale degli Studenti dell'Università di Bari, il professor Canfora ha tenuto una lectio magistralis sulla storia della Costituzione italiana, ripercorrendo e analizzando il suo iter storico. L'incontro, organizzato da Anpi, Arci, Cgil, Ipsaic e Link, ha chiarito alcuni aspetti della situazione politica attuale, alla luce della storia del documento più importante dello stato.

"Abbiamo una costituzione notevole, importante e scritta bene" ha subito commentato Canfora, ripercorrendo le tappe della sua elaborazione nel 1946-47, "subito però nell'agosto 52, neanche quattro anni dopo l'entrata in vigore, il segretario politico della Democrazia Cristiana rilascia una ampia intervista in cui chiede di riformare la Costituzione italiana, perché contiene una gabbia dalla quale bisogna venir fuori". La modifica consiste nella proposta di legge presentata dall'allora ministro dell'Interno, Mario Scelba, che vuole cambiare la legge elettorale. È il punto nevralgico di tutte le riforme costituzionali, per dirla con le parole di Raniero La Valle, "l'unica riforma costituzionale è la riforma della legge elettorale".

"Ciascuna modifica della costituzione materiale" ha spiegato Canfora, "è mossa dal mutarsi dei rapporti di forza nella società. Riforma elettorale, da poco entrata in vigore, e riforma costituzionale sono intrinsecamente legate. Secondo la 'dottrina' giuridica, si è affermata la teoria che la nostra Costituzione è neutra sul piano della legge elettorale. È una tesi erronea, che va contro la storia, la nascita stessa della Costituzione". La stessa formazione dell'Assemblea costituente ne è prova: dopo la parentesi fascista, premura dei padri costituenti è stata quella di non far ripetere l'errore della legge Acerbo, legge elettorale che diede la possibilità a Mussolini di avere in pieno potere il Parlamento. "Se si ripercorre questo cammino" ha proseguito il professore, "la dottrina giuridica dimostra di non dire il vero, perché la Costituzione è nata dal ripristino del principio proporzionale, è intimamente proporzionalistica".

La lezione di Canfora, che ha illustrato anche analogie e differenze nella storia e negli ordinamenti delle costituzioni inglese, francese e americana, ha posto alla sua base un elemento storico ineludibile: è la storia a chiedere il cambio della legislazione. "Abbiamo bisogno di trasformare quindi un senato di elezione diretta in uno di elezione in secondo grado, scelto da delegati regionali? Assolutamente no!". La risposta del professore cerca di "rivelare la vera natura di un gioco truccato", i cui fini sono quello propagandistico e intimidatorio. "Questo governo vuole poter dire alle grandi potenze europee che ci comandano di aver fatto le riforme. Vuole creare intorno ai suoi provvedimenti la sensazione di 'salto nel buio' del baratro".

Quello che Canfora invita a fare è salvaguardare "l'ultimo baluardo della esperienza democratica nel nostro paese, il Parlamento", contro la possibilità dell'accrescersi del potere del premier, "un successo politico inevitabile con queste modifiche".