Lacarra: 'Le primarie non sono passaggio obbligato. Stupido restare divisi'

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica
05 ottobre 2016

Lacarra: 'Le primarie non sono passaggio obbligato. Stupido restare divisi'

Il segretario regionale del Partito Democratico minimizza le contestazioni all’Amministrazione Abbaticchio e rilancia la riunificazione del centrosinistra

La trattativa sulla riunificazione del centrosinistra, in vista delle amministrative 2017, si sposta ai piani superiori. Dopo alcuni segnali contrastanti provenienti dalla segreteria locale del Partito Democratico – tra incontri disertati, aperture del capogruppo Ricci, sfide del segretario Vaccaro e conflitti con il provinciale sulla gestione del dissenso di Progresso Democratico – abbiamo incontrato direttamente il segretario regionale del PD, Marco Lacarra, per provare a ricostruire lo stato dell'arte, alla luce dei segnali che in questi giorni le diplomazie dei due schieramenti stanno lanciando.


Avvocato, il sindaco Abbaticchio l'ha chiamata indirettamente in causa, invocando (in un'intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno di venerdì 23 settembre) un intervento della segreteria regionale per sbloccare lo stallo diplomatico tra maggioranza e PD. Cosa risponde all'appello?

La segreteria regionale sta già intervenendo, con l'obiettivo di mettere insieme i pezzi del centrosinistra, perché uniti si vince a mani basse. È evidente che quella di Abbaticchio è una Amministrazione con una vocazione spinta verso il centrosinistra. Se si tiene poi conto anche delle relazioni istituzionali intrecciate negli ultimi anni sia con il presidente Emiliano che con il sindaco Decaro, sarebbe surreale pensare ad una divaricazione. Peraltro non esistono diversità di natura programmatica o conflittualità sui modelli di sviluppo del territorio, ma semplicemente beghe politiche spesso di carattere personale o questioni "di principio" di piccolo cabotaggio, del tipo 'siccome per cinque anni ci siamo fatti la guerra sarebbe inspiegabile oggi fare la pace'.


Pare che sia stato inaugurato già un tavolo di trattative alla sua presenza. Sbaglio?

Ci sono stati degli abboccamenti e certamente ci saranno anche degli incontri.

 

"Non ci sono disparità programmatiche" è francamente una novità che apprendiamo da lei. Al contrario, in questi cinque anni è proprio rispetto ai contenuti delle scelte amministrative che il PD ha fatto duramente opposizione ad Abbaticchio.

No, al limite ci possono essere state contestazioni sulle modalità di attuazione del programma. Ma se confrontate i programmi di Abbaticchio e Intini di cinque anni fa vi accorgerete che non erano particolarmente divergenti. Sono solo i percorsi per arrivare agli obiettivi che non sono stati condivisi.

 

Mi permetta di citarle una dichiarazione del segretario Vaccaro in un'intervista rilasciata domenica scorsa alla Gazzetta: "Bocciamo questa Amministrazione, rifiutiamo le sue lusinghe e chiediamo a gran voce un segnale di discontinuità". Questa come la chiama lei, una "bega personale"?

Benché pubblicata domenica, si tratta di un'intervista precedente. Io ho sentito Vaccaro e posso assicurare che non è assolutamente in linea con quello che ha dichiarato. Non esistono lusinghe. C'è invece disponibilità ad incontrare Abbaticchio su un livello di discussione che sia paritario. Quello che si chiede non è discontinuità rispetto al programma; il programma di Abbaticchio possiamo integrarlo e lavorarci insieme. Sempre che l'intesa si voglia trovare; se invece saremo così stupidi da andare alle elezioni divisi, correremo anche il rischio che qualcuno si intrufoli.

 

"Si intrufoli" da quale parte, la vostra o quella di Abbaticchio?

Non saprei, ma il rischio che il centrosinistra non vinca, se non restiamo uniti, è alto. Anche perché il nostro elettorato risponde con repulsione a queste beghe interne...


A questo proposito, si sente spesso ripetere che "bisogna ricomporre l'unità del centrosinistra, perché è la gente che ce lo chiede". Rimane però piuttosto fumoso il significato di questa "unità", che sembra a tratti un semplice feticcio. Più che la frattura fra due parti di un intero, la divisione cresciuta in questi anni non potrebbe manifestare piuttosto due diversi modi di intendere il centrosinistra "intero"?

Non credo esistano due modelli diversi. Ripeto, si tratta semplicemente di questioni personali, magari anche serie, ma non politiche. Quando vedo e sento al lavoro Michele Abbaticchio su welfare, politiche urbanistiche, politiche di sviluppo in Città Metropolitana o in Regione non ho dubbi in merito e mi sembra davvero assurdo stare su due fronti diversi.

 

Marco Lacarra, via TMRTV

 


Continuiamo a discutere dei rapporti del PD con la persona e l'operato di Michele Abbaticchio. Non le sembra un'anomalia che il vostro interlocutore politico in questa trattativa sia il Sindaco?

Ovviamente dell'interlocuzione fanno parte anche le forze politiche di cui egli è rappresentante.


In realtà non è un dato così ovvio: formalmente, Michele Abbaticchio non ha alcun incarico di rappresentanza politica rispetto alla sua maggioranza.

Mi sembra scontato che sia nei fatti anche il coordinatore di tutte quelle liste che si sono riconosciute in lui. È suo interesse coinvolgere in questo dialogo elementi significativi o pezzi della sua maggioranza. Il problema da questo punto di vista non si pone: noi stiamo dialogando con la coalizione.


Parliamo di queste forze di maggioranza, allora. Storicamente, esse non sono nate come realtà antipartitiche – come il M5S, per intenderci – ma come scissioni interne al PD, poi fuoriuscite (o non, come nel caso di Progresso Democratico). Si è trattato insomma di un fenomeno di protesta contro la gestione locale del Partito Democratico.

Questo accade dappertutto, Bitonto non è né il primo né l'ultimo caso. Anziché far valere all'interno le proprie posizioni divergenti, si preferisce uscire e fare un PD bis con una lista civica. Sono poi le stesse persone che ai livelli sovracomunali continuano a votare e far votare PD. È una strada comoda per avere appeal sui cittadini, una scorciatoia per entrare in Consiglio Comunale permessa dalla legge elettorale, che andrebbe per questo modificata con l'imposizione di una soglia minima. È una questione culturale per l'intero Paese: crediamo ancora nei partiti come forma di mediazione tra cittadini e istituzioni?


Dunque la responsabilità della disgregazione è di chi, per comodità, preferisce sottarsi alla dialettica interna al partito?

Certo, ed è un trend diffuso dappertutto, purtroppo.


La disgregazione costa anche consensi. Se si prende un dato omogeneo come quello delle amministrative, si nota come la somma dei soli Margherita e DS nel 2003 valesse circa diecimila voti a Bitonto, diventati 8.700 per il PD che perse nel 2008 contro Valla e 4.700 nel 2012 contro Abbaticchio. In meno di dieci anni il Pd locale ha dimezzato i propri consensi.

È un dato che va inserito nel contesto più generale della crisi di consenso da parte di tutti i partiti.


Al di là di un trend generale, non crede che il PD locale debba fare autocritica per la gestione degli ultimi lustri?

Lo ammetterei solo se, a livello regionale, il partito non continuasse a far registrare risultati lusinghieri rispetto alla media nazionale. Quindi quei voti dispersi a livello locale comunque confluiscono nel PD ai livelli superiori.


Mi perdoni, ma credo che questo confermi esattamente che c'è un problema nella gestione dell'elettorato democratico nelle strategie politiche comunali. Non c'è, allora, un "caso Bitonto" da considerare?

No, non esiste un caso in controtendenza: ripeto, è una situazione assolutamente comune a tante altre realtà. Il tema sono le dinamiche che questa legge elettorale innesca in occasione delle elezioni amministrative.


Crede che la segreteria targata GD sia stata e sia la più idonea per gestire questa situazione, che è in ogni caso di crisi del consenso?

Il segretario non è imposto da nessuno, è stato eletto.

 

Proprio le circostanze della sua elezione però – una "candidatura unica" contestata anche dal consigliere Natilla nel 2012, cui solo Progresso Democratico ha "osato" contrapporsi nel 2013 – non testimoniano una mancanza di dialettica interna, per cui ogni dissenso viene o normalizzato o estromesso?

È un ragionamento che non mi appassiona. Quello che conta è che in questo momento ci siano dirigenti locali del partito in sintonia con la segreteria provinciale e regionale. Stiamo lavorando tutti insieme nella stessa direzione.


Mi perdoni, ma è difficile definire "sintonia" lo scontro che è avvenuto tra segreteria locale e provinciale in occasione, ad esempio, del caso di Progresso Democratico e dell'elezione del Presidente del Consiglio Comunale.

Mi sono confrontato con segretario provinciale e cittadino e sono assolutamente in linea con la mia posizione.


Però la segreteria locale continua a contestare la posizione assunta dal provinciale in relazione a Progresso Democratico.
Io mi occupo del Pd, non di Progresso Democratico, di cui mi interessa francamente poco.


Sono pur sempre tesserati PD.

Ma si tratta di ammiccamenti e fatti irrilevanti per il processo ben più ampio di riunificazione dell'intero centrosinistra. Su questo il PD è coeso e i rapporti di maggiore vicinanza o lontananza personale non contano.


La questione dirimente nel dialogo tra PD ed Abbaticchio in queste settimane sono le primarie, che significherebbero un sostanziale azzeramento degli ultimi cinque anni, siano stati buoni o cattivi...

Il percorso di riunificazione che proponiamo prevede prima di mettere insieme programmi, idee e persone. Poi verrà il momento di individuare il candidato sindaco, sapendo che egli dev'essere fortificato da questa alleanza, non indebolito.


Qualcuno però lamenta come illogica la necessità di primarie per un Sindaco a fine del primo mandato di cui si riconosce la buona Amministrazione. E all'interno dello stesso PD viene portato ad esempio il caso di Gravina di Puglia, dove è il partito a rifiutare l'ipotesi primarie per il sindaco uscente Valente.

E infatti lì sarebbe del tutto illogico fare le primarie, a meno che non si voglia favorire il tentativo di scalata di qualcuno.


Qualche malizioso potrebbe osservare che lì il sindaco uscente che rifiuta di sottoporsi a primarie è un democratico vicino al presidente Loizzo. Non c'è il rischio che più che di una trattativa interna al centrosinistra si tratti, con le primarie, di risolvere il solito regolamento di conti tra le correnti del partito?

Tutto questo non mi interessa. Chiunque proponesse di mettere in discussione l'immagine di un sindaco democratico che ha operato bene, indipendentemente da ogni corrente, sarebbe folle.

 

E questo ragionamento non dovrebbe valere anche per il sindaco di Bitonto, per quanto non iscritto al PD?


Si è già dato la risposta.

 

Cioè Abbaticchio deve "scontare" le primarie perché non è del PD?


Non ho detto questo. Ho detto che mettere insieme idee e programmi fortificherà la persona che verrà individuata dopo come candidato sindaco. Non ho parlato di primarie.

 

Quindi, al contrario di quanto sostenuto dalla segreteria locale, le primarie non sono la priorità?

Non sono la priorità e non sono un passaggio obbligato. Ovviamente se si dovesse rompere qualsiasi rapporto con Abbaticchio lo strumento che da statuto il Pd adotterebbe per selezionare il candidato rimarrebbero le primarie. Ma mi auguro che ciò non accada.