La culla della pace

Giuseppe Cuoccio
di Giuseppe Cuoccio
Cronaca
15 ottobre 2016

La culla della pace

Una delegazione della scuola Fornelli ha partecipato alla Marcia della Pace di Assisi

“Voglio che le cariche importanti

Dove si decide per il mondo

Vengano assegnate solo a donne

Madri di figli.

Sarei così curioso di vedere

Se all’interno delle loro decisioni

Riuscirebbero a scordarsi il loro futuro […]

Ciò che ti riguarda mi riguarda

Come ciò che lo riguarda

Ti riguarda”

 

FabiSilvestriGazzè “Il padrone della festa”

 

Queste parole rubate ad una canzone il cui tema principale è l’ambiente, si prestano bene a descrivere anche ciò che la Marcia della Pace Perugia Assisi del 9 ottobre ha rappresentato per tutti gli adulti e i bambini presenti. Tra i partecipanti anche due classi quinte – 5° A E 5° F – della scuola elementare Fornelli.

Quest’anno più degli altri la Marcia della Pace, promossa per la prima volta dal filosofo Aldo Capitini nel 1961, guarda al presente della “Terza guerra mondiale a pezzetti” – come l’ha definita Papa Francesco – ai conflitti di Aleppo, dello Yemen, della Somalia, del Sud Sudan, dell’Afghanistan, della Libia e della Siria. 

Lo slogan della Marcia - lo ha ribadito in un’intervista a Famiglia Cristiana Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace - è stato “il tempo di reagire è ora”.

La reazione di cui Lotti parla è un seme gettato nel futuro e rappresentanti di questo futuro sono stati, durante la Marcia, anche i bambini della Fornelli.

BitontoTv ha incontrato le docenti accompagnatrici: Mariangela Ruggiero, Rosaria Fusari, Anna Salierno, Lucia Barile e il preside Carmine Daucelli che spiega subito ai nostri taccuini cosa li ha spinti a partecipare a questa manifestazione: “L’idea di partecipare alla manifestazione è nata nel contesto del Progetto della Legalità e quale momento di maggior partecipazione di un movimento nazionale per la nonviolenza. Al progetto hanno aderito due classi quinte.” 

“Se dovessi definire l’evento – prosegue Daucelli - direi che è stato un abbraccio al cuore, perché i bambini sono stati davvero abbracciati dalla gente nel corso della Marcia”.

I bambini si sono preparati alla Marcia con alcune attività proposte dalle maestre nelle quali è emerso un concetto di pace diverso da quello di semplice “assenza di guerra” e più vicino a quello di “accoglienza”. Carmelo Bacco, docente di Religione che ha più volte partecipato alla Marcia, ha preparato e accompagnato con la chitarra i bambini in canti di pace.

“E’ stato bello vedere anche da parte di noi accompagnatori, una presenza da e di genitori, non di docenti perché il senso della Marcia è di essere un simbolo di armonia nello stare insieme al di fuori dei ruoli” racconta la maestra Ruggiero.

Durante la Marcia ogni bambino ha trainato con un tirante di diversi colori, un vecchio passeggino a simboleggiare quanto la scuola stessa possa e voglia essere culla di pace e accoglienza. A testimoniare questo tra i bambini c’è anche, silenziosa ma sorridente, Amal, una bambina siriana felicissima dell’esperienza fatta.

La maestra Rosaria Fusari spiega quanto sia importante attraverso la partecipazione a queste iniziative superare l’indifferenza verso ciò che accade attorno a noi per diventare autentici “costruttori di pace” o “organizzatori di speranza” come predicava don Tonino Bello. In movimento, in tensione per un atto poetico in senso etimologico (fare, costruire). “Perché – precisa il preside Daucelli –la pace non si può insegnare, si può solo testimoniare e far apprezzare”.

 

La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica".

Si', la pace prima che traguardo, e' cammino.

E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni.
Forse anche le sue soste.

Se e' cosi', occorrono attese pazienti.

E sarà beato, perche' operatore di pace,
non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi parte.
Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.

 

don Tonino Bello, da “La pace come cammino”