La Cuba di Giuseppe Savino in mostra a Rigenera

Alessandra Savino
di Alessandra Savino
Cultura e Spettacoli, Video
04 ottobre 2016

Il reportage del fotografo è stato esposto fino alla scorsa domenica

Se è vero quanto affermava Helmut Newton nel definire il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare come i tre concetti che riassumono l'arte della fotografia, gli scatti di Giuseppe Savino, ne sono la dimostrazione. Si è chiusa, infatti, domenica 2 ottobre una sua suggestiva mostra fotografica da titolo “Cuba”, organizzata dal Laboratorio Urbano Rigenera, presso la propria sede a Palo del Colle, nell’ambito dell’originale rassegna “Se potessi avere una mostra al mese”.

Una totale immersione nelle atmosfere della più grande fra le isole dell’Arcipelago dei Caribi durante i dieci giorni in cui le immagini catturate dalla preziosa curiosità dell’obiettivo di Savino sono state esposte a Rigenera. Non un semplice allestimento, di quelli con classici pannelli banchi e faretti tipici da museo, ma qualcosa di molto più dinamico, interattivo e, soprattutto, emotivamente più coinvolgente. Se “Cuba” fosse un film, certamente sarebbe un 3D in virtù di una direzione artistica, firmata da Nicola Vero e Monica Varrese e da tutto il team di Rigenera, che ha saputo valorizzare con grande professionalità il lavoro svolto dal fotografo pugliese, in un percorso multisensoriale. Pallet e reticoli abilmente costruiti con corde sono stati i materiali utilizzati per realizzare i supporti di un allestimento capace di condurre il visitatore, non solo ad osservare gli scatti, ma ad entrare virtualmente in ognuno di essi grazie alle suggestioni create da uno studiatissimo disegno luci e da una selezione musicale che rimandava a danze e rituali cubani.

A rendere tridimensionale la mostra è stato un vero e proprio impianto scenografico che in ogni angolo ha riprodotto gli ambienti ed i contesti fotografati da Savino. "I soggetti rappresentati sono persone comuni nei loro gesti quotidiani, per le vie delle città. Vita vissuta nell'ordinario, dal mercato all'aperto ai ragazzini che giocano a calcio per strada, dalla gente in fila per acquistare beni di prima necessità con la tessera sociale ai musicisti per strada, ai bambini apparsi dietro le finestre delle loro case", così l’artista racconta i volti da lui immortalati durante il suo viaggio a Cuba nel novembre del 2014. Un viaggio in occasione del quale, nell’arco di due settimane, ha vissuto a stretto contatto con la popolazione locale tanto da scoprirne tradizioni, usanze, abitudini e condizioni sociali facendone poi un interessante reportage attraverso il suo attento obiettivo.

Ed eccogli spazi di Rigenera trasformatisi nelle strade affollate de La Habana o nelle aule di scuole in cui il tempo sembrava essersi fermato. Strutture malridotte con banchi vecchi e desueti fanno da cornice ai volti sempre sorridenti di piccoli ma disciplinati alunni con indosso una divisa scolastica. Ed il sorriso, infatti, non manca mai sui visi dei cubani tanto da far quasi dimenticare ad un viaggiatore la difficile realtà in cui questo popolo si trova. A testimoniarlo le parole del fotografo che li ha ritratti: "Nonostante la loro situazione socio-politica-economica precaria, i cubani sembrano essere felici. Vivono la propria condizione di povertà generale con serenità". La sezione centrale dell’esposizione era, invece, dedicata alla Santeria, religione afro-cubana particolarmente suggestiva che in quei luoghi affianca quella cattolica. Rituali, sacrifici di animali e feste in cui capita di vedere gente in uno stato di trans sono stati evocati da immagini sospese fra giochi di luci e nastri rossi al disopra di un altare/palcoscenico, perfetta metafora della duplice natura di questa religione, scissa fra il sacro, simboleggiato da un altare, e l’aspetto spettacolare delle loro danze, adatte ad un palcoscenico.

Un capitolo a parte, come sottolinea Giuseppe Savino, merita la storia di Jose, un bambino di otto anni da lui conosciuto sull’isola di Cayo Granma, a sud di Cuba vicino Santiago. "Quando sono arrivato su quest’isola di pescatori, Jose girovagava da solo" racconta "ed, attirato ed incuriosito dalla mia presenza, ha iniziato a seguirmi a distanza sorridendo senza parlare consentendomi di fotografarlo e conoscere la sua famiglia". Ciò che ha affascinato i visitatori è stata soprattutto la casa in cui viveva Jose, una vera e propria palafitta le cui atmosfere sono state riprodotte nella sezione conclusiva dell’allestimento evocando il legno dell’abitazione con dei pallet ed il mare, che si intravedeva tra le fessure del pavimento della casa, con i suoni di un dolce scrosciare d’acqua da cui i visitatori venivano avvolti prima di concludere il loro viaggio a Cuba fra le mura del laboratorio urbano.