Gaja Masciale selezionata alla Silvio d’Amico

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
26 ottobre 2016

Gaja Masciale selezionata alla Silvio d’Amico

La giovane bitontina è tra le dieci ragazze selezionate dalla prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica

“'- Cosa vuoi fare da grande?' '- L’attrice!'”. Chissà quanti ragazzi hanno risposto in questo modo alla stessa domanda. Gaja Masciale ce l’ha quasi fatta. È una giovane ragazza bitontina di soli 18 anni, con le idee molto chiare. Si è diplomata lo scorso luglio al Liceo Linguistico Carmine Sylos ed è stata ammessa all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma. Ha superato ben 3 fasi di selezione, rientrando a far parte del roster di 10 ragazze idonee a frequentare la scuola. I partecipanti alla prima fase erano ben 900. 

Della storica accademia, nata nel 1935, sono stati allievi attori del calibro di Vittorio Gassman, Michele Placido, Massimo Dapporto, Sergio Castellitto, Sergio Rubini, Anna Marchesini e, tra coloro che hanno frequentato la scuola più recentemente, troviamo Alessio Boni e Michele Riondino. 

“Io non ci avrei mai scommesso, non me lo aspettavo. Non volevo neanche fare il provino alla Silvio d’Amico, volevo farne uno solo al Centro Sperimentale di Cinematografia (altra prestigiosissima accademia, ndr)” racconta Gaja ancora emozionata “poi la mia insegnante di teatro mi ha spronato. Tra i miei compagni di corso sono stata l’unica a superare la prima fase e mi sono anche sentita in imbarazzo. Il corso a cui fa riferimento è quello di teatro che ha frequentato a Molfetta negli ultimi cinque anni offerto dall’Associazione Culturale Malalingua gestita da Marianna Depinto e Marco Grossi con i quali ha potuto partecipare al Festival Connection di Milano, un’ opportunità di crescita e di confronto secondo Gaia “noi abbiamo portato Chat Room di Emma Walsh e una volta arrivati lì ci siamo resi conto che un altro gruppo aveva portato lo stesso testo. È stato interessante vedere il loro diverso allestimento scenico”.

La professione dell’attore, ancora oggi e soprattutto nel Mezzogiorno, è vista come un hobby, una passione, ma non ancora come un mestiere – specie se a volerla praticare sono solo dei ragazzi poco più che adolescenti. È considerata decisamente più un sogno lontanissimo, irrealizzabile, che se poi si avvera per davvero tanto di guadagnato ma le professioni sono altre: il medico, l’avvocato, il commercialista, il professore. Tutto il resto è accessorio, provvisorio. Ma Gaia a queste cose non crede.

 

Quando ti sei avvicinata al mondo teatrale?

Mi sono rifugiata in questo mondo quando i miei genitori si sono separati e di lì a poco sarebbe nata mia sorella. Una serie di vicissitudini mi avevano portato a dubitare di tante cose e con il teatro è come se avessi ritrovato la luce.

La professione dell’attore è un po’ bistrattata. Lo sai, vero?

Sì infatti ero titubante, non sapevo se fosse giusto sceglierla realmente come professione. Quando mi chiedono “- Cosa vuoi fare da grande?” io rispondo “L’attrice!” ma mi pare di dire tutto e niente allo stesso tempo. Per fare questa scelta credo che forse devi amare il rischio (dice sorridendo ndr). Se mi chiedono se sono sicura rispondo che non lo so, ma la felicità che provo quando calco il palcoscenico compensa tutti i miei dubbi.

 

 

La tua famiglia ti ha appoggiato in questa scelta?

Sì sono stata molto fortunata. Tutti sapevamo che entrare nell’Accademia sarebbe stato molto difficile, perché di solito ne entrano solo 22, anzi quest’anno hanno fatto un’eccezione e ne hanno presi 25, ma sono comunque pochissimi posti. Mamma e papà mi hanno aiutato a considerare il provino come un’esperienza prima ancora che una possibilità per il mio futuro. Mi hanno fatto valutare altre opzioni qualora non avessi passato il provino. 

E quali erano le alternative?

Trovare l’alternativa per me era davvero difficile, non sapevo che cosa fare. Un ipotesi era frequentare Lettere con l’indirizzo Cultura Teatrale , oppure ancora Psicologia (ho fatto anche richiesta per l’iscrizione, ma chiaramente non mi sono nemmeno presentata al test d’ingresso) perché per puro caso il giorno del provino della seconda fase alla d’Amico era il 20 settembre e quella data coincideva col test sia a Psicologia che al Centro Sperimentale. Ho dovuto fare una scelta e a quanto pare, per una volta nella mia vita, ho preso quella giusta.

Dov’eri quando hai appreso di essere stata ammessa?

Ero al Festival dell’Oriente e mi ha contattata un ragazzo dell’Accademia che si è diplomato lo scorso anno dicendomi “Brava!” e io lì per lì non ho capito tant’è vero che gli ho risposto “Per cosa?” e mi ha detto “Guarda che sei stata presa in Accademia”. Il corso propedeutico si è concluso il venerdì, sabato c’erano già i risultati.

Come erano strutturate le varie fasi alla d’Amico?

La prima fase consisteva in un dialogo, quindi ho recitato con una “spalla” un ragazzo che ha studiato con me e che ha cercato di essere ammesso all’Accademia. La prova durava solo 4 minuti ed eravamo tantissimi, non voglio neanche ricordarmelo quel giorno. Io ho portato Girotondo di Schnitzler, da cui ho preso il dialogo tra il poeta e l’attrice, molto simpatico. 

La seconda fase è quella credo un po’ più dura perché è costituita da tre prove diverse: monologo, canto e lettura. Io non avevo mai cantato prima di fare l’audizione e mi sono ritrovata lì a doverlo fare necessariamente. Ho portato Barbara Song (la canzone del sì e del no) di Milva, consigliata dalla mia insegnante, che è una canzone soprattutto da interpretare. Gli esaminatori poi nella prova di canto sono piuttosto clementi perché non essendo una scuola di canto, vogliono semplicemente capire se sei intonato e se riesci a seguirli. Come monologo ho portato Maria Maddalena della Yourcenar.

Alla terza fase eravamo 43: 18 ragazze e 25 ragazzi. La terza fase consiste in un laboratorio di cinque giorni con i Professori dell’Accademia. Ho lavorato con il gruppo delle ragazze, abbiamo lavorato sulle proposte che abbiamo portato alla seconda fase, soprattutto sul monologo. Abbiamo lavorato così tanto che il mio monologo alla fine del percorso è cambiato radicalmente. Pensavo che in qualunque modo si sarebbe conclusa la mia esperienza, sarebbe stata altamente formativa.

 

 

Come hai scelto i testi da portare?

Me li ha consigliati la mia insegnante, perché quando ti presenti a delle audizioni come queste la scelta dei testi è importantissima. Per esempio, in altre scuole è capitato che alcuni siano stati rifiutati perché portavano dei testi di Stefano Benni. Schnitzler lo hanno apprezzato tanto. Le scelte devono essere intelligenti, perché ti vedono per la prima volta, hai in pochi minuiti e devi portare un pezzo dove ci sono vari stati d’animo da attraversare e che possano mettere in luce.

Come ti è sembrato il corpo docenti?

I professori sono molto diversi tra loro, ma sono tutti molto preparati. Alcuni si sono fatti chiamare persino per nome. Mi sono trovata bene anche con le mie compagne di corso, certo l’aria era tesa, ma si respirava una sana competizione. Molti professori, quelli che si sbilanciavano un po’ di più, hanno precisato che scegliere tra di noi era davvero molto difficile. Io avvertivo che il livello era davvero molto alto, non ci avrei mai scommesso!

Cosa rappresenta per te essere entrata in una delle più prestigiose Accademie d’Italia?

Non ho parole, è una gioia incontenibile ma è senz’altro un trampolino di lancio, non un traguardo. Devo riorganizzare la mia vita, ma sono tanto felice. Stando a Roma avrò poi la possibilità di seguire corsi e laboratori e se posso permettermelo vorrei specializzarmi. La mia formazione non si fermerà qui.

Parti a metà novembre hai pensato a cosa lasci qui?

Beh, sì. Lasciare il mio piccolo nucleo familiare sarà difficilissimo. Io e mia madre abbiamo un rapporto speciale, poi ho anche una sorellina più piccola che adoro. Anche mio padre mi mancherà, per non parlare dei miei amici e del mio fidanzato. Ma sono pronta per fare questa esperienza.