Dibattito sulla Riforma Costituzionale al Degennaro con Clementi e Lavalle

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Politica, Cronaca
20 ottobre 2016

Dibattito sulla Riforma Costituzionale al Degennaro con Clementi e Lavalle

L’iniziativa è stata promossa dalle comunità parrocchiali di Bitonto

Bitonto sente il bisogno di confrontarsi sulla questione politica degli ultimi mesi, la riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum del prossimo 4 dicembre. Questo sentimento è stato avvertito dalla stessa comunità delle parrocchie di Bitonto, Palombaio e Mariotto, che ha voluto organizzare, con la collaborazione della Fondazione Santi Medici, un dibattito cittadino proprio sulla riforma, tenutosi ieri nell’auditorium “Degennaro”.

Per la parte del “sì” è intervenuto Francesco Clementi, docente di Diritto Pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Perugia, mentre per il “no” Raniero Lavalle, già senatore, presidente del Comitato Dossetti per la Costituzione e tra i principali esponenti dei “Cattolici del No”. 

“La nostra è una proposta che vuole aiutare le comunità a confrontarsi”, ha dichiarato nei saluti mons. Alberto D’Urso, vicario episcopale di Bitonto-Palo del Colle, che ha così aperto il dibattito, moderato dal giornalista de La Repubblica Piero Ricci. “Nello stile del Concilio Vaticano II, vogliamo stimolarvi ad assumere le vostre responsabilità di laici, convinti, come insegna la Chiesa, che il laico deve seguire la propria coscienza” ha continuato D’Urso. 

“Dobbiamo ben pensare e capire il momento storico in cui ci troviamo per agire nella storia” ha dichiarato Lavalle. Per calare nella realtà dei nostri la proposta della riforma, l’ex-senatore ha illustrato un excursus storico del conflitto siriano, commentando che “una guerra mondiale tra le grandi potenze è un pericolo ormai reale. Ma non ci riguarda per l’articolo 11 della Costituzione, con cui l’Italia ripudia la guerra”

E qui il punto: riusciremo in futuro a rimanere neutrali? La risposta è stata negativa, perché “i cittadini non hanno garanzie costituzionali contro le decisioni belliche. Il nuovo Senato, che non sarà abolito, secondo il nuovo articolo 78 non ha diritto alla deliberazione sulla guerra, che spetta solo al presidente del Consiglio e alla Camera. È strana questa esclusione del Senato che dovrebbe partecipare come raccordo tra realtà locali e nazione e UE”

Oltre agli aspetti negativi della riforma già espressi da altri sostenitori del no, come la perdita del ruolo di controllo del nuovo Senato sulla Camera, la sua incapacità di dare lustro alle regioni, le scelte dello Stato più invadenti ed esclusive per la clausola di supremazia, il percorso legislativo più complicato, Lavalle ha voluto sottolineare un ulteriore aspetto.  “Il vero obiettivo della riforma” ha affermato l’ex-senatore, “è quello di togliere il fastidio del governo di avere la fiducia dalle due camere e così sterilizzare il ruolo delle realtà territoriali. Il nuovo modello della difesa della NATO, adottato di fatto in Italia nella legislazione, ci costringerebbe a combattere tutte le guerre del capitalismo”. Anche il ruolo del presidente del Consiglio, secondo Lavalle, sarebbe assai modificato, “a capo di un governo con la fiducia della sola Camera dei Deputati, fatta dalla maggioranza di un solo partito a causa della nuova legge elettorale”.

“Il referendum costituzionale risponde ad alcune motivazioni che sono state sempre presenti nella storia della nostra Repubblica”, ha commentato Clementi. “Il bicameralismo paritario è nato per rendere il governo italiano debole, cioè per evitare che qualcuno prendesse con forza il potere e così decidesse”, segno, secondo Clementi, di una Costituzione nata “nell’orientamento della NATO” e che “non voleva lasciare che il partito Comunista salisse facilmente al potere”, gettando il Parlamento in un clima di “diffidenza reciproca tra i partiti. Ma così lo Stato è sempre e rimarrà debole”

Altro elemento è il rapporto con le autonomie locali, “che hanno la stessa dignità costituzionale dello Stato, ma non sono mai state in Parlamento. Oggi però parliamo di riforma perché l’Italia è in crisi, economica e politica. Nella crisi del 2008, l’Italia rispetto agli altri paesi ha sofferto di più, perché le sue istituzioni sono già divaricate e la crisi ne aumenta l’allontanamento. E nel 2013 non vince nessuno. Non riescono a creare i governi di coalizione, con la perdita di tutti”. La rielezione Napolitano indica proprio che “tutte le parti politiche lo conoscevano e c’era bisogno di un punto fermo da cui ripartire”

Al contempo il governo Renzi ha provato a creare questa riforma. “Non è esclusivamente di Renzi o della Boschi. Il governo non ha voluto presentare un ddl in Parlamento, Renzi ha scritto sul sito di Palazzo Chigi le sue idee e il testo risente anche della discussione dell’opinione pubblica”, a cui è dedicato l’intero referendum, “perché questo lavoro è per i cittadini, che deve diventare arbitro della politica con il suo voto”. I meriti di questa riforma, secondo Clementi, sono diversi. “La prima parte della Costituzione non viene modificata, diversamente da quelle precedenti di D’Alema e Berlusconi. Il presidente del Consiglio rimane scelto dal Parlamento, quindi la democrazia non è toccata. Non vengono toccati nemmeno le garanzie e i poteri della magistratura e nulla si tocca della giustizia costituzionale, che ora ha anche la possibilità di valutare la legge elettorale”. L’ulteriore invito di Clementi è quello di “non votare per o contro Renzi, lasciandosi velare dalla legge elettorale” e di “non lasciare l’opportunità di far valere il nostro voto”.

Al termine di quello che è stato un seguitissimo dibattito non si può non pensare alle parole che hanno animato l’organizzazione dell’incontro, tratte dalla Gaudium et Spes, documento conciliare che affermava: “Bisogna curare assiduamente la educazione civica e politica, oggi particolarmente necessaria, sia per l'insieme del popolo, sia soprattutto per i giovani, affinché tutti i cittadini possano svolgere il loro ruolo nella vita della comunità politica”.