Città Democratica lancia un’OPA sul PD

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica
19 ottobre 2016

Città Democratica lancia un’OPA sul PD

In una nota di endorsement alla ricandidatura di Abbaticchio anche un appello al rinnovamento del partito

A rompere la silenziosa tregua armata, tessuta su un fronte dal segretario regionale Marco Lacarra e sull’altro dal primo cittadino, è stata alla fine Città Democratica. L’associazione politico-culturale, che è da sempre tra i maggiori sponsor di Abbaticchio ed esprime un consigliere comunale ed il vicesindaco, ha diffuso ieri una nota in risposta all’ipotesi – veicolata nelle ultime settimane a mezzo stampa – di riconciliazione del Partito Democratico con la maggioranza in vista delle prossime elezioni, dando riscontro così al ripetuto appello del segretario PD Vaccaro ad “ascoltare quanto ha da dire la maggioranza", caduto sinora nel vuoto.

Di fatto l’obiettivo fondamentale del comunicato sembra essere quello di separare il PD bitontino da quello sovracomunale: dopo aver enfatizzato la contradditorietà (che già noi avevamo evidenziato) tra la posizione intransigente del segretario locale (le cui “parole” sono paragonate a “quelle di un grillino”) e quella molto più conciliante emersa nella nostra intervista di due settimane fa al segretario regionale Dem, infatti, gli estensori della nota ne deducono che “Di fatto il Partito avverte come ingiustificabile sul piano politico l’opposizione all’Amministrazione Abbaticchio e comincia a sospettare che l’operato della sezione locale risponda ad una linea sostanzialmente estranea ai valori e alla prassi politica del Partito Democratico”. Una netta denuncia del modus operandi dei democratici bitontini, cui Città Democratica imputa un atteggiamento di ingiustificata superiorità, elencandone i presunti errori a partire dalla sconfitta elettorale del 2008: “ha mostrato di non saper ascoltare i propri elettori, ha consegnato la città al Centro Destra, non ha saputo portare in Regione l’ottimo sindaco Pice, ha fucilato il tavolo del CS faticosamente costruito dopo tali disfatte, ha sbarrato le porte alla trascinante personalità di Michele Abbaticchio, gli ha fatto la più fallosa e astiosa opposizione che si potesse immaginare, per tutti i cinque anni di mandato”. “Perfino ora, che tutto il Partito vorrebbe un cambio di direzione – prosegue polemica la nota, ritenendo evidentemente di intercettare l’umore della base Dem – [la dirigenza locale] non scuce una parola che sia una di revisione della propria linea politica”.

 

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Duri sono però anche i toni con cui Città Democratica replica allo stesso Marco Lacarra, che nell’intervista citata aveva definito il civismo “una strada comoda per avere appeal sui cittadini, una scorciatoia per entrare in Consiglio Comunale permessa dalla legge elettorale”: “si comporta come se il suo unico interesse sia arruolare l’ottimo Michele Abbaticchio – accusa la nota di CD – ma non vuole fare i conti con la compagine politica che lo sostiene”. Una critica che non dev’essere piaciuta allo stesso Michele Abbaticchio, il cui tempistico “ringraziamento” pubblico, ieri via Facebook, “a Marco Lacarra che, senza che gli abbia consigliato il medico di interessarsene, sta cercando di chiarire (smussando qualsiasi polemica) le posizioni del centro-sinistra bitontino, variegato e ricco di personalità autorevoli che sentono di dover avere proprio spazio di espressione”, è parso come un chiaro tentativo di correggere il tiro e prendere le distanze dai toni usati da CD.

Non ci stanno, però, gli esponenti di Città Democratica a passare per quelli che ostacolano la coesione delle forze politiche progressiste bitontine: “abbiamo sempre creduto in una sintesi politica, riunificazione come si suol dire, che non cancellasse le conquiste avvenute nel frattempo, ma che anzi le assimilasse fino a farne nuovo lievito”, si legge nella nota; è dunque nella pretesa (dal PD) discontinuità rispetto alle (presunte) conquiste prodotte dall’Amministrazione Abbaticchio che si oppone un secco no, contro un accordo elettorale che saprebbe di “inciucio”: “Non siamo disponibili ad aprire le porte della nostra casa a quanti fino ad oggi non hanno fatto altro che tentare di abbatterla”

La presa di distanze è però netta – ed è questo l’aspetto più originale della nota diffusa ieri – anche rispetto al sospetto di una deriva antipartitica, che in tutti questi anni è effettivamente costato al civismo bitontino (per ultimo, nelle citate dichiarazioni di Lacarra) l’accusa di voler cavalcare un facile populismo di protesta per sottrarsi alla dialettica di partito: “Assumendo la posizione esterna al Partito di riferimento del CS intendevamo rendere evidente quest’obbligo di rinnovamento” puntualizzano invece gli estensori della nota. E dopo aver escluso l’inciucio, aprono però al confronto: “Ad un cammino diverso, serio e progettuale siamo disponibili”. Come a dire: non moriremo grillini

“L’alternativa a questo Partito democratico è un Nuovo Partito Democratico” concludono esplicitamente da Città Democratica, come a voler fissare l’obiettivo programmatico di lungo termine della loro azione politica in una sorta di sostituzione del PD bitontino (come lascerebbe intedere anche il titolo della nota stampa: “in vece”). Il “nuovo” obiettivo, verrebbe da dire, visto che fino a questo momento la forza civica non aveva mai palesato in modo così evidente un interesse per il Partito Democratico. Una mossa che si direbbe, in gergo finanziario, “un’opa ostile”, cioè senza il consenso dei diretti interessati. Questo genere di tentativi di “scalata”, però, richiedono evidentemente ingenti “capitali”. Ed  è lecito dubitare che i 1186 voti capitalizzati da CD cinque anni fa, appena un quarto rispetto a quelli di un PD pure in forte calo, siano realisticamente sufficienti per un’operazione del genere, senza il soccorso di adeguati “soci di capitale”.

Il messaggio, intanto, è lanciato. Resta da capire, al di là delle prevedibili reazioni in casa PD, come leggeranno questo singolare “doppio endorsement” di Città Democratica – ad Abbaticchio e al “Pd-che-vorrei” – le altre forze del centrosinistra. Che per ora, nonostante appelli e sollecitazioni, continuano a tacere.