SiAmo grillini?

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
26 settembre 2016
Photo Credits: Fanpage

SiAmo grillini?

L’incognita M5S nel quadro elettorale delle prossime elezioni comunali

Mentre a livello nazionale il guru Beppe Grillo annuncia l'avvio della "fase due", all'insegna del disciplinamento interno in vista della sfida per il governo del Paese, anche nel microcosmo bitontino il MoVimento pensa a come rimettere in riga le sue Cinque Stelle.

È stato direttamente l'Onorevole Cariello – il primo deputato bitontino ad essere eletto con sessantatré clic – a chiamare a raccolta il 2 Ottobre alle 16 presso il Sancti Nicolai Convivium "tutti i cittadini, residenti a Bitonto e iscritti al portale del M5s". Non chiamatelo congresso di partito, si dice "assemblea costituente". Per entrare non serve una tessera, ma un login al portale M5S.

Al di là dei nomi, quel che pare certo è che, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera, anche fra i grillini è giunto il momento di fare quadrato e mettere ordine fra le fila degli iscritti. La favola dello spontaneismo, dei MeetUp e dell'"uno vale uno" ha rivelato con sufficiente chiarezza tutti i suoi limiti. In particolare, a Bitonto ha reso manifesto il rischio della dispersione e della frammentazione, dal momento che coloro che si riconoscono nel "Non-Statuto" del MoVimento sono divisi in due differenti associazioni – "Grilli bitontini" e "Bitonto in MoVimento"– da cui recentemente, in occasione di una discutibile poemica sul tema della sicurezza ha preso le distanze a sua volta la rappresentanza "ufficiale" – ammesso che questa definizione abbia senso – del "MeetUp Bitonto 5 Stelle". Insomma, una gran confusione; e la conseguente necessità di trovare una sintesi e delle forme di rappresentanza del grillismo bitontino, perché se è abbastanza chiaro – come ha dichiarato recentemente Cariello – che "non basta essere iscritti al M5s per poter parlare a nome del M5s", un enorme punto di domanda rimane però in merito a chi possa farlo, in mancanza di strutture organizzative e organi elettivi.

Al netto di queste questioni formali – che dicono però del grado di democrazia interna di una forza politica che si vuole portatrice di un'istanza di democrazia radicale nel Paese – i grillini saranno però chiamati a interrogarsi, anche in prospettiva elettorale, su un dato di fondo: perché nelle istituzioni bitontine il grillismo sino a questo momento sia rimasto un fenomeno numericamente abbastanza marginale, o in ogni caso non sia stato capace di esplodere com'è successo altrove. La disorganizzazione interna è stata causa o non piuttosto effetto di una debolezza più originaria?

Nato sostanzialmente in contemporanea con l'ondata di civismo scaturita dalla disgregazione del centrosinistra iniziata dopo il decennio Pice, il grillismo a Bitonto è parso sin dall'inizio come una delle sue varianti, condividendone sostanzialmente l'intento antipartitico e distinguendosi semmai per una marcata impronta ecologista. Alle elezioni comunali del 2008, tuttavia, era davvero difficile ritagliare la candidatura a Sindaco dell'architetto Giuseppe Cannito per la Lista Civica "Amici di Beppe Grillo" (il MoVimento vero e proprio sarebbe nato solo l'anno seguente) dalla ricca galassia dei vari D'Acciò, Palmieri, Morea. E i soli 419 voti di preferenza, di poco superiori solo all'ultradestra di Pasquale Bacco, lo dimostrarono. Una contaminazione confermata poi dalla successiva tornata elettorale del 2012 – con l'assenza di una lista dedicata ed un evidente travaso di consensi per la causa di Michele Abbaticchio.

Gli indubitabili successi del voto d'opinione nelle consultazioni sovracomunali seguite in questi anni non cambiano, anzi confermano quest'analisi: la "cultura politica" pentastellata, pur presente in città, per quanto attiene le questioni domestiche è stata in questi anni assorbita, trasformata, incanalata dalle istanze del civismo e non ha potuto sviluppare il discorso di contestazione dell'establishment che altrove la contraddistingue. Michele Abbaticchio e la sua coalizione l'hanno bruciata sul tempo, l'hanno disinnescata, conferendo un indirizzo diverso – sobrio, istituzionale, tecnicamente qualificato – alla contestazione della forma partito classicamente intesa.

Tutto questo rende ancor più interessante studiare le possibilità di composizioni a cui il M5S potrà contribuire nella campagna elettorale sostanzialmente già in corso. Non è detto, infatti, che il quadro del 2012 si riproponga immutato in primavera: spazi inediti di manovra potrebbero aprirsi per i seguaci di Grillo, se riuscissero a dirimere le divisioni intestine.

Diversi gli scenari che potrebbero offrire novità interessanti. C'è innanzitutto il sibillino "ammiccamento" (Enrica D'acciò dixit) di Abbaticchio al PD regionale, sulla Gazzetta del Mezzogiorno di venerdì scorso, che suggerirebbe di non escludere una "istituzionalizzazione" della cordata abbaticchiana in direzione del partito. Di contro, il fatto che del think tank lanciato mesi fa da alcuni tra i principali sponsor civici di Abbaticchio – al grido di "Non siamo partiti" – si sia persa ogni traccia, lascia il dubbio che più che di uno slogan si trattasse della constatazione di una banale evidenza di fatto – perché, al momento, per davvero nulla di nuovo sembra intravedersi ai nastri di partenza. Infine, non è da sottovalutare il ruolo che potrebbe giocare l'eventuale organizzazione di quella fumosa destra istintuale di cui abbiamo scritto di recente, e che non pochi voti "di protesta" potrebbe intercettare, o cedere, ai pentastellati.

Le variabili in campo sono ancora molte. Non è fantapolitica, però, immaginare che nei confronti dell'unico candidato sinora noto delle amministrative2017, Michele Abbaticchio, il M5S bitontino –ammesso che giochi bene le sue carte – possa rappresentare un competitor - o, al limite della fantasia, un alleato – non marginale.