Palmisano: 'C'è chi consente al caporalato di farsi mafia'

Savino Carbone
di Savino Carbone
Inchieste, In da Ghetto
07 settembre 2016
Photo Credits: Lisa Fioriello, Antonio Valenza, Savino Carbone

Palmisano: 'C'è chi consente al caporalato di farsi mafia'

Intervista all'autore di 'Ghetto Italia', reportage sullo sfruttamento agricolo in Italia

Assieme a "Uomini e caporali" di Alessandro Leogrande, "Ghetto Italia" di Leonardo Palmisano e Yvan Sagnet rappresenta rappresenta un documento eccezionale per comprendere il fenomeno dilagante. Il "sistema dei caporali" raccontato da Palmisano, docente di Sociologia Urbana al Politecnico di Bari, e Sagnet, camerunense che ha preso parte agli scioperi dei braccianti a Nardò nel 2011, impressiona per numeri e ramificazioni su tutto il territorio nazionale. A margine dei reportage sui ghetti di Rignano Garganico e Nardò, BitontoTV ha incontrato Leonardo Palmisano per discutere della questione.

 

Ghetto Italia nasce come il primo libro denuncia su un tema fino a poco tempo fa rimasto nell'ombra: il caporalato. Ce ne puoi parlare?

Il Caporalato in agricoltura è soltanto uno dei fenomeni connessi al più grande fenomeno criminale italiano, che è lo sfruttamento dei lavoratori e il profitto illecito sul lavoro. Ghetto Italia è un libro su questo, il primo libro a parlare di sistema nazionale, per questo suscita così tanto interesse, anche da parte dei caporali.

 

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Particolare della tendopoli allestita dal Ministero a Nardò

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Come funziona il sistema piramidale del caporalato?

Ci sono le imprese che fissano i prezzi dei prodotti in base a scelte imponderabili. Questo prezzo ricade direttamente sui lavoratori collocati dai caporali. I caporali sono l'anello tra domanda e offerta di lavoro, in un Paese, l'Italia, che ha deciso di smantellare il collocamento pubblico. Si stanno favorendo le mafie, così facendo.

 

Leo Palmisano parla di "Ghetto Italia" ai microfoni di BitontoTV

 

Al vertice ci sono le multinazionali e i grandi produttori.

Sì, al vertice c'è un cartello che le associazioni datoriali e il governo chiamano impropriamente mercato. Non c'è mercato, è un'astrazione pura. C'è una lobby che fissa i prezzi, li impone ai produttori, li scarica sui lavoratori. Un cartello criminale, molto più criminale dei caporali.

 

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Una lettera o un messaggio scritto in arabo, tra i rifiuti nel Ghetto di Nardò

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Ghetto Italia nasce da una tua collaborazione con Yvan Sagnet, che nel 2011 è stato uno dei protagonisti principali degli scioperi a Nardò.

Yvan è stato tra i primi ad alzare la voce, da nero e da intellettuale. Tra noi è sorta subito una sintonia, anche perché veniamo entrambi da un interesse specifico per le condizioni di vita dei lavoratori. Aver scritto con lui Ghetto Italia mi riempie di orgoglio.

 

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La tendopoli allestita dal Ministero a Nardò

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Una delle conseguenze principali del caporalato è la nascita di veri e propri ghetti. Come quello nelle campagne di Nardò e soprattutto il Gran Ghetto di Rignano Garganico.

Con Medici senza Frontiere ne abbiamo contati quest'estate una trentina solo in Puglia. È una vergogna senza uguali. Ci manderei Salvini a vedere quali sono gli effetti dell'esclusione coatta e dello sfruttamento. La Puglia sarà ricordata per questo, e ne pagherà le conseguenze se non raddrizza le politiche dell'integrazione lavorativa.

 

I ghetti rappresentano una conseguenza, ma soprattutto un simbolo di un sistema che non va. Ghetti, tra l'altro, pienamente sotto il controllo dei caporali che dettano le leggi interne delle comunità.

I ghetti sono funzionali al nuovo capitalismo di rapina. La crisi impone alle imprese di azzerare il costo del lavoro a danno della vita dei lavoratori. Altro che società senza lavoro e chiacchiere simili, siamo nella società neoschiavista. E va ricordato che l'Italia è, dopo la Polonia, il primo Paese Ue per numero di persone ridotte in schiavitù. Lo dice la Walk Free Fundation, non Leonardo Palmisano. È in corso una pericolosissima deriva.

 

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 Il ghetto di Nardò

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In questo senso come valuta i proclama della Regione Puglia che intende chiudere la baraccopoli di Rignano?

Senza un'alternativa nei servizi e nel collocamento lavorativo per tutti, compresi i cosiddetti clandestini, è come pestare l'acqua in un mortaio. I ghetti sorgeranno altrove perché i caporali danno lavoro, non la Regione. E i caporali vogliono i ghetti perché ci lucrano sopra.

 

Serve un coordinamento tra enti locali e governo centrale per combattere questa piaga?

Serve garantire i lavoratori tutti, stranieri e italiani. Le task force, come i tavoli tecnici e le manifestazioni quando viene la Boldrini servono a poco. Dobbiamo decostruire la filiera e chiedere una modifica della legge approvata in senato. Ci sto lavorando su con altri scrittori sensibili al tema. Proporremo i nostri emendamenti alle sinistre presenti in parlamento e vedremo cosa saranno capaci di fare.

 

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Il ghetto di Nardò

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Alla fine, però, la grande domanda rimane. E il caporalato è il sistema che, in agricoltura, genera più profitti. A scapito di qualsiasi diritto.

Chi genere profitti è chi non controlla, chi consente al caporalato di farsi mafia, come spiego nel mio prossimo libro in uscita nel 2017. L'agricoltura è solo un pezzo di una piovra molto più grande. La negazione dei diritti è consentita dove si preferisce tagliare l'educazione civica dalle scuole a vantaggio di progetti di robotica e altra roba simile. I robot, come schiavi al nostro servizio, sono nei campi e nei ghetti. Andiamoli a trovare portando loro la nostra Costituzione.

 

In da Ghetto - Il reportage sul Gran Ghetto di Rignano Garganico

Il Gran Ghetto è cosa nostra - Il commento di Sabino Paparella

Il Ghetto di Nardò, l'altro Salento - Il reportage sul Ghetto di Nardò

Caporalato. Il quadro normativo italiano

Il reportage fotografico completo da Rignano Garganico

Il reportage fotografico completo da Nardò