Mara, la storia di una ventisettenne artista di strada

Giuseppe Cuoccio
di Giuseppe Cuoccio
Cultura e Spettacoli, Video
17 settembre 2016
Photo Credits: Beppe Volpino

Mara, la storia di una ventisettenne artista di strada

Dal 2015 gira l'Italia esibendosi con un diablo. Ed è passata anche da Bitonto

Non accade spesso che uno di noi comuni cittadini, rispettabili lavoratori, padri e madri di famiglia, studenti, si interroghi, magari lasciandoci scivolare sopra la propria comoda Fiat, sulle sorprese che la strada può riservare.
La strada solo qualche giorno fa ha portato a Bitonto una storia speciale. È la storia di un viaggio, solo che stavolta non si parla di un film alla "Wild" o di un romanzo di Kerouac ma della vita reale.

Lo scorso martedì sera, passeggiando sotto i portici in via Repubblica, Vito Cuoccio ha notato una ragazza con tre cani e un gigantesco zaino. Pioveva e così ha deciso di farle passare la notte al riparo nel portico di casa nostra. Quando mi hanno avvisato della situazione, sono rientrato immediatamente, incuriosito. Mara, questo il nome, mi ha offerto subito una sigaretta e abbiamo iniziato una lunga chiacchierata in cui mi ha raccontato di essere scappata da casa sua a Novara il 21 gennaio 2015 e di aver cominciato il suo incredibile viaggio per l'Italia.

Non si parla del capriccio di un'adolescente stanca delle pressioni dei genitori, ma di una situazione familiare delicata prossima al crollo, in cui a rompere gli equilibri è stata la necessità e la sana follia di questa talentuosa artista di strada. "Il mio ex ragazzo si stava rovinando con l'alcol e diventava violento. Dopo due anni di violenze provai a salvarlo. Sembrava fosse finalmente sulla buona strada. Presi allora Punky, il mio cane e passato un mese lo trovai a picchiarlo mentre dormiva. Allora lo difesi, aveva solo 2 mesi e 2 settimane. Presi la strada con i vestiti che indossavo, Punky tra le braccia e niente altro. Era il 21 gennaio 2015".

 

Un servizio de "La Gabbia" che parla di Mara

 

Oggi Mara, a ventisette anni, trascorre le nottate all'addiaccio, esplora le città che incrocia sul suo cammino per interi pomeriggi, scattando foto col cellulare, alla ricerca dei particolari, delle piccole meraviglie che sfuggono al comune cittadino, impegnato com'è a lamentarsi.

È nei suoi caricamenti su Facebook che si riesce a guardare in modo diverso qualcosa che abbiamo sempre dato per scontato. Tuttavia la fotografia non è l'arte di Mara, non l'unica per lo meno. Si guadagna da vivere esibendosi con il diablo (o diabolo, dal greco διαβάλλω che significa gettare, ndr), un gioco nato nella Cina del XII secolo formato da una clessidra orizzontale (il diabolo, appunto) appoggiata su un cordino che l'artista muove grazie alle bacchette alle estremità.

 

 

Tra i salti sincronici dei suoi cani e i trick col diablo, Mara crea degli spettacoli davvero originali che incantano adulti e bambini. Con il ricavato compra qualcosa da mangiare e il biglietto ferroviario per la prossima destinazione e quando non riesce a pagare il biglietto sono i suoi piedi sulla strada a portarla dove vuole.

È difficile immaginare, liberi dai luoghi comuni di chi ogni giorno giudica da dietro le sbarre dei propri isolamenti volontari, delle proprie quotidiane prigioni, cosa davvero voglia dire essere liberi in questo modo e a quali responsabilità questa libertà sia collegata. Sono rari gli incontri che risveglino la capacità di stupirsi, di meravigliarsi e fortunatamente c'è chi, come Mara, li rende possibili.