Il discorso di Ernesto Rossi a Bitonto durante le elezioni del '48

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
24 agosto 2016

Il discorso di Ernesto Rossi a Bitonto durante le elezioni del '48

L'autore del Manifesto di Ventotene fu candidato al Senato nel collegio cittadino

Il summit dello scorso 22 agosto a Ventotene, che ha visto Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi riuniti per la seconda volta dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE, è stato un evento di cui non bisogna trascurare l’importanza. Fin dal principio è stato chiaro che questo era un incontro step, in vista di un altro vertice che si terrà a Bratislava. Gli argomenti sono stati quelli che agitano maggiormente l’Europa  in questo momento. La priorità assoluta è stata per tutti e tre i capi politici l’urgenza di nuove politiche migratorie, sostenute dal miglioramento della sicurezza comune contro gli attacchi terroristici di matrice islamica, con la necessaria collaborazione (definita “utile” dalla Merkel) con la Turchia. Inoltre si è parlato di rilancio dell’economia (perché, come ha dichiarato Renzi, “molti hanno pensato che l’Europa fosse finita dopo la Brexit, ma non è cos’) e di maggiori investimenti nella cultura e nelle politiche giovanili. 

Certamente sono temi importanti, su cui meglio si discuterà in seguito, ma la forza di questo summit è senza dubbio nella sua carica storicamente nostalgica. Di fatti, prima della conferenza stampa sulla portaerei “Garibaldi”, fatta arrivare per l’occasione da Napoli, i tre leader hanno omaggiato la tomba di Altiero Spinelli nel piccolo cimitero dell’isola. Ventotene non è certo stata scelta a caso. Settantacinque anni fa sull’isola pontina, nel carcere in cui vennero confinati molti degli intellettuali e politici che pubblicamente si dichiararono contro il regime fascista, su alcune cartine di sigarette furono raccolte le intuizioni e le parole di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, pubblicate poi clandestinamente nel 1944 a Roma dall’amico Eugenio Colorni con il nome “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”. Un testo che ha posto le basi dell’Europa che conosciamo, uno dei primi che ha rotto il coro del colonialismo nazionalista,  per un assetto geopolitico internazionale dell’Europa in senso federale. 

Quando però la CECA era solo un ambizioso progetto, a Bitonto si parlava già di Federazione Europea e di un’Europa libera federale, unita e pacifica. Nelle elezioni per il Senato del 1948 Ernesto Rossi si candidò proprio nel collegio di Bitonto per Unità Socialista. L’11 aprile di quell’anno tenne un memorabile discorso, in cui Rossi si presentava alla comunità bitontina, che l’aveva più volte incrociato grazie a Gaetano Salvemini, così: “Se volete avere in Senato un rappresentante che si sforzi in tutti i modi di consolidare la pace, che difenda la libertà, che denunci le camorre e combatta i privilegi, che sostenga gli interessi dell’Italia meridionale ed in genere di tutta la povera gente, allora datemi il voto segnando una crocetta vicino al mio nome”

L’idea politica di Rossi era però una minoranza nel panorama italiano, per il suo forte accento anticlericale e antisovietico, perché “tanto l’URSS che il Vaticano sono potenze straniere, i cui governanti vorrebbero imporci una politica nel loro interesse”. La proposta rossiana infatti voleva un socialismo lontano dal capitalismo di stato e dalla burocratizzazione di tutta la vita economica regolata da un unico centro, né una politica in cui “la Chiesa cattolica non deve invadere il campo delle attività dello Stato, con gli ultimi relitti del codice canonico”, ma che invece avrebbe dovuto puntare a “eliminare i privilegi che in tutti i campi avvantaggiano l'Italia settentrionale, mantenendo l'Italia meridionale quasi nella condizione di una colonia di sfruttamento, e venire in aiuto ai lavoratori del Mezzogiorno ed alle altri classi più povere della popolazione, per portarle ad un livello di vita umano”. Rossi parlò anche del piano Marshall, convinto che gli USA “ci danno una mano nel sostenerci mentre siamo ancora troppo deboli per reggerci in piedi da soli, perché hanno interesse nella nostra guarigione, perché vogliono ancora averci al loro fianco sulla strada della libertà”. 

Ma la perla di questo discorso fu la descrizione della nuova Europa immaginata da Rossi: “La caratteristica essenziale della federazione è la costituzione di un vero governo centrale, capace di prendere, col metodo democratico del computo della maggioranza, tutte le decisione che riguardano gli affari di interesse comune e di far applicare tali decisioni indipendentemente dalla volontà dei governi dei singoli stati […]. L’organizzazione federale dovrebbe essere aperta a tutti gli stati democratici che volessero parteciparvi, dovrebbe essere il primo nucleo di una federazione sempre più vasta, sino a comprendere tutti i popoli della terra”. Nonostante Rossi non abbia ottenuto che il 5,15% dei voti, queste sono le idee che hanno ispirato la nostra Europa e l’attualità di queste parole deve necessariamente interrogarci.