Alessandro Farnese vescovo di Bitonto. L’opera di papa Paolo III nella nostra città

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste
26 agosto 2016

Alessandro Farnese vescovo di Bitonto. L’opera di papa Paolo III nella nostra città

Convocò il Concilio di Trento e istituì l'Arciconfraternita dell'Immacolata

Pochi sanno che Bitonto ha ospitato una delle personalità più influenti e più energiche del XVI secolo, che ha lasciato un segno nella storia della Chiesa, la cui azione si è avvertita anche nelle vicende internazionali, fatte di incontri con papi, imperatori e re, e che ha conservato nel tempo per la nostra città una certa predilezione.

Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, è stato amministratore apostolico della diocesi di Bitonto dal gennaio 1530 al maggio 1532. Arrivò a Bitonto dopo una grande carriera come prelato e uomo politico. A soli 23 anni, dopo un'adolescenza da scavezzacollo passata prima Roma (venne cacciato da papa Innocenzo VIII dopo alcuni mesi di carcere perché si era vendicato della madre che non voleva più sostenerlo economicamente a causa delle sue grandi passioni, il vino e le donne, ndr) e poi a Firenze, tornò nella Città Eterna, dopo gli studi con i maestri più illustri dell'epoca, come segretario e protonotario apostolico. Grazie alla passione che papa Alessandro VI aveva per sua sorella Giulia detta "la bella", nel 1493 (all'età 25 anni, ndr) fu creato cardinale e, senza aver ricevuto l'ordinazione, che arrivò solo ventisei anni dopo, fu subito vescovo di Montefiascone.

Tra i più importanti incarichi vi furono la nomina a legato pontificio a Viterbo e della Marca anconiana, l'elezione a vescovo di Parma (mantenne la titolarità sino all'elezione papale, ndr), di Benevento, di Frascati e di molte altre diocesi, piccole e grandi, che gli permettevano di ottenere grandi rendite. Bitonto figura tra queste e Alessandro successe a Giacomo Orsini, che con zelo governò sulla diocesi e che molto aveva fatto per Bitonto. Nel susseguirsi di questi prelati di alto lignaggio si può immaginare come Bitonto fosse uno spaccato della situazione dilagante tra i rampolli delle nobili famiglie d'Italia. Ognuno di questi cercava di accumulare nomine e rendite per aumentare la notorietà e il patrimonio familiare, una caccia alla nomina che spesso sfociava in tensioni fra le varie famiglie, anche se magari queste erano imparentate tra loro. E Alessandro Farnese non fu certo da meno. La nomina di amministratore apostolico gli consentiva anche di non doversi trasferire stabilmente in città, per questo il suo intervento è stato comunque abbastanza limitato.

Degna di nota è l'istituzione dell'Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione con una bolla del 10 luglio 1531, confraternita fra le più antiche e prestigiose della città. Anche dopo essere stato eletto papa (dopo un conclave di soli due giorni, ndr) il 13 ottobre 1534, continuò a scegliere come amministratori apostolici alcuni suoi intimi. Per primo fu nominato suo nipote, Alessandro, figlio del primogenito di Paolo III, Pier Luigi. Alessandro il giovane, fatto cardinale a soli quattordici anni appena il nonno divenne papa, resse la diocesi tra il 1537 e il 1538 e poi ancora per pochi mesi del 1544. Altra nomina è quella di Sebastiano Delio, dell'ordine dei Frati Minori, suo precettore nell'epoca degli studi di Firenze che ha retto la diocesi dal 1538 al 1544. Ma la presenza di Paolo III la si avvertì particolarmente nella figura di Cornelio Musso. In apprensione per le sorti della diocesi bitontina, che era stata governata per sette anni da vescovi con il titolo commendazio, Alessandro il Giovane fu subito sostituito e Musso ne assunse la direzione nei primi mesi del 1544, riuscendo così a rimettere ordine allo stato di abbandono in cui l'aveva lasciata Alessandro.

Paolo III è anche il papa del Concilio di Trento contro la riforma protestante. E l'orazione ufficiale di apertura dell'importante Concilio ecumenico fu tenuta "nomine pontificis" il 13 dicembre 1545 dal neo vescovo di Bitonto Cornelio Musso. In realtà Musso considerò sempre la nomina un vero e proprio castigo, come infatti si legge nel suo lungo epistolario con il cardinale Farnese. Proprio le diverse riforme che Musso con tanta tenacia e difficoltà riuscì a far applicare a Bitonto e le opere che istituì in continuità con le decisioni del Concilio (il seminario diocesano in primis) sono probabilmente l'eredità maggiore che il papa Farnese ci ha lasciato.

 

In copertina

Tiziano, Ritratto di Paolo III con nipoti