Perchè la costituzione di parte civile nei processi contro la malavita presenta dei problemi

Savino Carbone
di Savino Carbone
Cronaca
20 luglio 2016

BitontoTV ha fatto luce sull'istituto giuridico partendo dalla sparatoria di Piazza Partigiani d'Italia

Tra gli episodi di malavita più cruenti accaduti in città negli ultimi anni c'è sicuramente la sparatoria in Piazza Partigiani d'Italia. Il 2 Luglio 2013 due giovani a bordo di uno scooter spararono otto colpi di pistola indirizzati a Giuseppe Antuofermo, pluripregiudicato, ritenuto sodale del clan Conte, nonché tra i fedelissimi del capoclan. L'agguato, balzato agli onori della cronaca nazionale dopo la diffusione delle terribili immagini riprese da una telecamera di videosorveglianza presente in zona, suscitò grande scandalo e secondo i bene informati costituirebbe una delle prime avvisaglie della faida tra il gruppo di Conte e lo storico rivale Giuseppe Cassano.

Il sindaco Michele Abbaticchio, all'indomani della sparatoria, dichiarò la volontà di costituire il Comune di Bitonto parte civile nel processo, che nel 2014 ha portato alle condanne del GUP del Tribunale di Bari di Michele Sabba, Michele Cozzella e Francesco Amendolara. Corso Vittorio Emanuele, valutato il parere in via informale di alcuni esperti, non si è mai costituito, scatenando le ire di una parte della cittadinanza attiva e di alcuni esponenti politici, come il consigliere Franco Natilla, che più volte, soprattutto a seguito di vicende criminose analoghe, hanno chiesto il perchè della scelta.

La risposta va cercata nella giurisprudenza. La costituzione di parte civile rappresenta un istituto giuridico complesso, che permette al soggetto danneggiato da un reato di poter ottenere un risarcimento. Il soggetto danneggiato costituisce la parte che in maniera indiretta ha subito dei danni dal reato - in questo caso il Comune di Bitonto, ndr - ed è altra cosa rispetto alla persona offesa, ovvero il soggetto che subisce il reato, nello specifico rappresentato dalla vittima dell'agguato.

Secondo il penalista Alfonso Amorese - esperto di problematiche di questo tipo, ha già curato la costituzione del Comune per quanto riguarda un caso di truffa legato ai risarcimenti per le buche stradali - "è proprio nella differenza tra persona offesa e soggetto danneggiato che sorgono i principali problemi: la prima può nominare direttamente un difensore e partecipare direttamente alla fase delle indagini facendo regolare istanza al pm, il secondo no". Tra i diritti non concessi al soggetto danneggiato ci sarebbe anche quello a conoscere le date delle udienze. Fatto di fondamentale importanza, considerato che un soggetto può costituirsi parte civile solo durante la prima udienza. La cui data Palazzo Gentile non poteva conoscere, non essendo un soggetto direttamente offeso dal reato.

Certo, in questi casi si potrebbe comunque conoscere la data per vie traverse, attraverso conoscenze nel foro. Pochi sanno però che presentare una domanda di costituzione in tali circostanze significa correre il rischio di una denuncia per violazione del segreto istruttorio.

La costituzione di parte civile - che già di per sè "incontra sovente momenti 'problematici', dovuti per lo più a dubbi interpretativi in relazione al contenuto logico e letterale della normativa processual-penalistica in materia e al necessario raccordo con i principi sostanziali e procedurali di matrice civilistica" (fonte Wikipedia, ndr) - presenta degli ostacoli legati direttamente al contenuto del procedimento penale. Se si escludono i reati di tipo ambientale o legati a danni erariali (dove il Comune è direttamente soggetto offeso dal reato, ndr), la giurisprudenza va tendenzialmente a svantaggio degli enti locali: "C'è un problema di legittimità - spiega Amorose -, le costituzioni vengono accettate spesso solo quando viene contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, il 416bis. Un capo di imputazione davvero pesante e che, a memoria, non è stato mai tirato in ballo per episodi che hanno riguardato Bitonto. Magari per imputati bitontini ritenuti affiliati ai clan baresi durante i processi legati al capoluogo, ma mai per quelli contro la malavita locale". Senza il 416bis, il rischio che la costituzione venga rigettata è altissimo.

Ai tre condannati per Piazza Partigiani sono stati contestati i reati di tentato omicidio e di porto illegale di arma da fuoco. Siamo lontanissimi dall'associazione mafiosa. Basti pensare che nemmeno durante il processo che ha seguito l'operazione "Argo" - una delle più importanti degli ultimi dieci anni, che ha portato alla luce il sistema di traffico e spaccio degli stupefacenti gestito dal clan Conte - si è parlato di associazione mafiosa: in quell'occasione sono stati contestati il traffico e lo spaccio e la detenzione illecita di armi.