Episodio 3.10: Paranoid Android

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
21 luglio 2016

Episodio 3.10: Paranoid Android

Cronaca romanzata, semiseria, nonché di fantasia, sulla febbre da Pokémon Go e sulla psicosi da tragedia

C'è uno Snorlax all'Aeroporto di Palese. Pokémon Go è una figata pazzesca. Non ho la macchina, prenderò il treno, quello della Bari Nord. Spero passi quello giallo, quello nuovo. Uno dei due della tragedia. Quanti morti, troppi morti, mi chiedo ancora come.

Forse ho un po' paura di prendere il treno in realtà, valuterò lungo il tragitto. A piedi chiaramente, perché non ho la macchina e nessuno può darmi un passaggio. Ma meglio così, catturerò qualcosa per strada, possibilmente qualche Pokémon raro. Magari passo anche dalla Palestra Pokémon del Torrione Angioino e mi fermo anche a qualche Pokéstop per fare rifornimento.

Cammino. Catturo diversi Doduo. A Bitonto ce ne sono un'infinità, forse per qualche questione lontanamente ironica sul nome della città, Bi-tonto. Non so. Trovo un gruppo di ragazzi fermi in Piazza Aldo Moro, a quanto pare c'è un'esca per i Pokémon. Non ho tempo per fermarmi, devo prendere il treno. Alzo a malapena lo sguardo dal cellulare per attraversare. Accanto a me un'auto a passo d'uomo e un ragazzo in bici, anche lui a testa bassa sullo smartphone. Forse stiamo un po' esagerando, siamo un po' alienati, ci siamo fatti prendere troppo.
Trovo un sacco di gruppi di ragazzi a testa bassa sul cellulare, c'è sicuramente qualcosa d'interessante. Io però devo continuare a camminare, anche perché così faccio schiudere le mie uova. Sempre di Pokémon, chiaramente.

Arrivo fin troppo presto alla Stazione Medici e trovo anche qui un'esca per Pokémon. Aspetto il treno catturando anche un Bulbasaur. Un bottino niente male.
Arriva il treno, quello giallo. Il mio preferito, quello della tragedia. Giallo e nero, mi ricorda Pikachu. Pikachu è introvabile a Bitonto, spero di trovarlo altrove.

La coda del treno è affollata, la gente è in piedi. Cerco un posto più comodo in un altro vagone. Lo trovo nel primo vagone, che è praticamente vuoto. Non capisco perché il primo vagone sia vuoto. Anzi forse sì, forse è per la tragedia. Ora i primi vagoni vengono considerati troppo pericolosi, a rischio morte. Noi vivi siamo vittime di psicosi da tragedia a quanto pare. Ma vorrei evitare di pensare a tutto questo. Piuttosto, spero di trovare il mio rarissimo Snorlax in aeroporto. Nessuna traccia di Pokémon lungo il tragitto. Peccato.

Scendo in aeroporto, dal vagone semivuoto. Anime concitate dall'ebbrezza del viaggio, della partenza. Sugli schermi campeggiano i voli in partenza: Madrid, Milano, Roma, Pisa. Parigi. Istanbul.
Non credo che andrò in Francia dopo ciò che è successo a Nizza, e anche dopo ciò che è successo a Parigi. Credo che eviterò luoghi affollati per un po' di tempo, almeno nelle grandi città. Gli attentati mi hanno terrorizzato, l'Europa è in pericolo. Eviterò anche Istanbul per un po' perché non ci sto capendo niente, si rischia la guerra civile. Chissà se ci sono Pokémon a Istanbul. Chissà se la gente cammina a capo chino sugli smartphone sulle coste di Nizza. Non riesco a pensarci. Preferisco pensare al mio Snorlax, dovrebbe essere abbastanza vicino.
Trovo altri ragazzi alla ricerca di un Blastoise. La gente si sposta apposta per catturare Pokémon rari. Come me, pensandoci.

Finalmente trovo Snorlax, è finalmente mio. Lo catturo. E catturo anche Blastoise. Un viaggio niente male, pensandoci. Torno verso il treno, insieme all'altro gruppo di amici di Pokémon Go. Stringo amicizia con loro, iniziamo a parlare del più e del meno. Mi parlano di un evento per Pokémon rari nel centro di Roma. Di un altro a Londra. Di un altro ancora a Parigi. Dicono che potrebbe esserci un Mew, o un Mewtwo.
Magari trovo il modo per fare un viaggio. Anche se potrebbe essere a rischio attentato, quindi ci penserò più a lungo del previsto. Credo di vivere anche la psicosi del terrorismo, oltre a quella per i treni. Magari non vado a Parigi, evito la Francia. E possibilmente non viaggio in treno, o se necessario evito il primo vagone, che può essere pericoloso. E comunque cerco di evitare posti affollati, non vorrei ritrovarmi addosso un tir guidato da qualche squilibrato.

Saluto i miei nuovi amici e mi incammino verso casa, testa china sullo smartphone alla ricerca di qualche altro Pokémon lungo il tragitto. Un'auto inchioda, rischio di essere investito per essere stato poco attento. L'automobilista impreca in dialetto stretto, e forse ha anche ragione.
Forse devo smetterla con Pokémon Go, o almeno allentare la corda.
Inizio a camminare, da solo. È quasi notte. La strada ha un suo fascino, camminare senza osservare costantemente la mappa sul telefono ha un gusto diverso. Anche se mi viene da pensare di nuovo a Istanbul. A Nizza. Al terrorismo. Ai primi vagoni dei treni. Alla morte. A tutti i problemi legati al mondo reale. Forse preferisco giocare a Pokémon Go, mi allevia l'esistenza. Mi dà anche una certa soddisfazione, a dirla tutta. Forse ho trovato un'ottima via di fuga dall'orribile vita reale.
Non faccio in tempo a realizzarlo. Uno schianto, poi un tonfo, poi il buio.

Apro gli occhi, vedo fiamme. O forse sangue. Il mio. O forse è un Charizard. Di fronte a me un ragazzo in lacrime, con le mani tra i capelli. Farfuglia qualcosa in modo agitato, ma non riesco a sentirlo. Sembra che non si sia accorto di me mentre attraversavo la strada. Abbasso lo sguardo e vedo a terra il suo smartphone. Lo schermo danneggiato, a triangoli di cristallo e chiazze nere.
Intravedo un'immagine frammentata di una Pokéball che si muove. A quanto pare ha catturato un Pokémon. Sono stato investito da un giocatore di Pokémon Go alla guida. Nonostante le mie psicosi per i vagoni dei treni, il terrorismo e la morte. E non mi ha investito nemmeno un tir guidato da un talebano, ma un Pandino guidato da un ventenne con le Converse bianche.

Abbasso lo sguardo verso la Pokéball in movimento, voglio almeno capire se la cattura è andata a buon fine. La sfera deve fermarsi dopo tre scuotimenti.
Osservo il primo.
Intravedo il secondo.
Poi il buio.