Ricci sfida Abbaticchio: non facce, ma patti (chiari)

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Politica
29 giugno 2016

Ricci sfida Abbaticchio: non facce, ma patti (chiari)

'Non è escluso che possa essere anche il nostro candidato, ma passi dalle Primarie'. Caute aperture sull’operato dell’Amministrazione

Da settimane continua a tenere banco sulla scena politica bitontina il dibattito sulla possibilità di riunificazione del centrosinistra, con tutte le implicazioni che questa comporterebbe rispetto ad un Abbaticchio bis nel 2017. Abbiamo incontrato l’avvocato Francesco Paolo Ricci, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale, per entrare nel merito della proposta e delle ragioni che la giustificano.

 

Come sta Avvocato – politicamente, s'intende?

Deluso per i segnali di rotturache sta dando il Consiglio Comunale. Ma speranzoso nella possibilità di resipiscenza.

 

Intendevo altro. Come sta il capogruppo del PD in Consiglio Comunale, atteso che negli ultimi mesi la sua presenza è sembrata, diciamo così, "messa in ombra" da quella ben più attiva del consigliere Natilla, candidamente definito qualche giorno fa – senza smentita alcuna –"leader dell'opposizione" da un importante giornalista bitontino? Capirà che è una domanda fondamentale per pesare il valore di questa intervista.

In questi quattro anni io e Franco abbiamo avuto due modi diversi di fare opposizione. Più evidente e comunicativo il suo, più diplomatico e meno appariscente il mio – che non senza difficoltà ho tenuto le fila di tutta la minoranza consiliare e ho tentato il dialogo con la maggioranza.


Non si tratta di una contraddizione?

È solo apparente. Alla fine non siamo mai stati in contrasto. Cambia solo il modo.

 

Quindi possiamo considerare le sue parole come la voce ufficiale di tutto il PD?

Assolutamente, insieme a quella del Segretario.


Parliamo allora dello stato di salute del PD in questo momento. Al suo interno, innanzitutto. È ancora tollerabile la contraddizione interna con Progresso Democratico, dopo la conclamata rottura sulla Presidenza del Consiglio?

È necessario nel modo più assoluto che si faccia chiarezza.


Chi deve farla?

In primo luogo il Partito. Per questo ci siamo rivolti alla Commissione di Garanzia a livello provinciale, perché stando alle regole il consigliere De Palma, nostro malgrado, dovrebbe essere espulso, se non intende fare un passo indietro. Se la Commissione dovesse temporeggiare oltre il dovuto, ci rivolgeremo agli organi regionali e nazionali.


Questo però è solo il versante istituzionale della questione. C'è, più a fondo, una controversia politica con Progresso Democratico, in merito all'atteggiamento da tenere nei confronti dell'Amministrazione.

La loro linea non si è ancora capita. A un certo punto hanno deciso di distaccarsi dal partito, perché probabilmente già da tempo in dialogo con il Sindaco, che in questi anni ha adottato la stessa tattica con tutti: fare campagna acquisti per rompere dall'interno le forze politiche. Adesso quelli di Progresso Democratico devono decidere: o dentro o fuori.


Simpatizzare per l'Amministrazione significa essere fuori dal partito?


No, assolutamente. Il punto è il modo: la linea, quale che sia, va condivisa all'interno del partito. Altrimenti avrebbero ragione quelli che ci rimproverano di continuare a dare adito ai personalismi, ignorando il confronto. E che si tratti solo di questo, e non di contenuti, è dimostrato dal fatto che Sannicandro (leader di Progresso Democratico, ndr) era lo stesso che ci accusava di venire a patti con Abbaticchio – quando in occasione della sostituzione del vicesindaco Murgolo quest'ultimo ci propose di entrare in giunta con un nostro assessore. Viene da pensare che per Sannicandro il problema non fosse l'accordo in sé, ma chi dovesse trattare l'accordo col Sindaco, e per quale contraccambio. È questo quello che è avvenuto: personalismi e vecchia politica.


A proposito di personalismi – e veniamo così ai rapporti "esterni" del PD – in occasione della convocazione del tavolo di riunificazione del centrosinistra di qualche settimana fa, il duo Colasanto-Vigliotti ha accusato voi consiglieri democratici di aver anteposto i vostri interessi a quelli della coalizione Intini, determinandone la rottura.

Noi non abbiamo mai fatto un solo passaggio senza coinvolgere le forze di coalizione, nel rispetto dei documenti sottoscritti con la minoranza: il caso dell'elezione del Presidente del Consiglio, ancora una volta, è emblematico a questo proposito. È davvero paradossale il cambio di fronte, perché Colasanto era proprio uno di quelli che all'inizio ci chiedeva di fare la più intransigente opposizione all'Amministrazione.


Come spiega questa inversione a u?
Si avvicinano le elezioni. Probabili lusinghe da campagna elettorale.


Definiamo il termine "lusinghe".
"Promesse" va meglio?


A proposito di corsa elettorale, tra le relazioni esterne al PD non ci sono solo divorzi ma anche matrimoni. Forse sarebbe meglio dire ritorni di fiamma. Anche piuttosto sorprendenti, se si pensa a come ci si era lasciati quattro anni fa. Mi riferisco ovviamente al Laboratorio (nella quota parte che fa capo a Palmieri, ad essere precisi) e soprattutto ai Socialisti. Sono loro ad essere "tornati all'ovile" o siete diversi voi rispetto a quattro anni fa?

Ciò di cui accusavano il Partito Democratico era di basarsi sul protagonismo di personalità di spicco come Procacci, Rossiello, Pice, Colasanto. Fu per questo che nel 2012 aderirono al progetto di Abbaticchio: per non soggiacere ad accordi di pochi e realizzare un modo diverso di fare politica, così dicevano. Evidentemente queste loro aspettative sono andate deluse. Si sono accorti che in questa Amministrazione non c'è stata assolutamente Politica.


In che senso non si è fatta Politica?

C'è stato coinvolgimento democratico sui grandi temi e sulla decisioni strategiche per la città in questi quattro anni? Sulla vendita del patrimonio immobiliare comunale? Sul traghettamento verso la Città Metropolitana? Sui criteri e le prospettive di sviluppo in base a cui impiegare i 9 milioni di euro che arriveranno a Bitonto attraverso la Città Metropolitana? Sulla gestione dei dipendenti comunali? Sulle manovre di bilancio?


L'errore è stato non coinvolgere la minoranza?

Non solo. Neanche la maggioranza ha potuto davvero confrontarsi politicamente su queste questioni. E la decisione di Socialisti e Palmieri ne è la dimostrazione.


La Politica sconfitta dalla monarchia del Sindaco, dunque.

Abbaticchio è stato molto bravo, gliene va dato atto, a spostatare il tema del coinvolgimento su altri assi: i comitati di quartiere, la movida e l'attività culturale, legalità e trasparenza della macchina amministrativa. Un'efficace macchina di comunicazione, che certamente ha coinvolto cittadini che prima erano distanti dalla cosa pubblica. Ma fino a che punto questa operazione di comunicazione non diventa un'operazione di immagine per distrarre l'attenzione dalla mancanza di coinvolgimento sulle scelte davvero strategiche? Qual è l'idea di sviluppo della città che Michele Abbaticchio ha? Ci siamo mai confrontati su questo?

 

Spesso i vostri toni nei confronti del Sindaco sono sembrati meno raffinati e più brutali. Un vostro manifesto di qualche mese fa, protestando contro l'aumento del Cosap, prescriveva per l'Amministrazione una "rimozione forzata", con tanto di relativa segnaletica stradale. Siete sempre dello stesso avviso?

Non ha senso in questo momento chiedere che Abbaticchio vada a casa. Non sarebbe serio se non si è prima costruito un progetto alternativo politicamente valido: è questo il punto su cui lavorare adesso, attraverso un più ampio coinvolgimento di tutte le forze di centrosinistra.


Il punto debole di questa proposta è che sembra prescindere da una valutazione seria su questi quattro anni di Ammnistrazione. Se ritenete utile dialogare con le forze di maggioranza è perché evidentemente trovate motivi di interesse in quello che ha prodotto. Ed è in fondo anche la chiave comunicativa con cui il Sindaco cerca di portarvi in contraddizione, quando in questi giorni su Facebook scrive "non facce, ma fatti". I fatti: cerchiamo di essere chiari su questo punto, ci sono dei fatti positivi che riconoscete in questi quattro anni targati Abbaticchio?

Non c'è dubbio che il fermento culturale che vive oggi Bitonto, in continuità con il decennio Pice, sia cosa buona. Come anche quello che si è fatto sulla mobilità sostenibile. Soprattutto, non possiamo che essere contenti del fatto che all'esterno Bitonto oggi venga percepita come autorevole e in crescita. In questo la competenza di Michele Abbaticchio certamente è premiante quando si tratta di sedersi ai tavoli sovracomunali.


Riconoscete quindi a questa Amministrazione di aver inserito Bitonto in un network di riferimenti istituzionali a più livelli?

Certo. Con l'aggiunta che questa azione sarebbe potuta essere molto più incisiva, se non avesse escluso un partito influente e di governo come quello Democratico.


E i fatti negativi, invece?

L'aumento indiscriminato della tassazione, innanzitutto. Un Sindaco ha gli strumenti per decidere chi deve pagare di più e chi meno. E poi l'urbanistica, sulla quale sono arrivati in ritardo e senza proposte: sacrosanto lo Urban Center, ma qual è il profilo urbanistico che l'Amministrazione sottopone al parere dei cittadini? Infine, il problema del rafforzamento della macchina amministrativa: si pensa di risolverlo assumendo a chiamata diretta Pasquale Castellano o gli altri quattro giovani selezionati in questi giorni?


Tasse, sicurezza... se non proprio reazionari, i temi su cui sembrate cavalcare la protesta sono certamente di tradizione conservatrice-liberale, non certamente socialdemocratici. In cosa la vostra opposizione in questi quattro anni si è differenziata da quella del centrodestra?

Innanzitutto bisogna precisare che sulla sicurezza noi non abbiamo mai fatto alcuna speculazione politica di opposizione. Riconosco come un mea culpa però il fatto di esserci spesso trovati allineati con le posizioni di Damascelli e Rossiello. Probabilmente non abbiamo stigmatizzato come avremmo dovuto la discontinuità rispetto all'Amministrazione Valla.

 

Nel complesso, mi sembra di scorgere nel suo discorso una valutazione differenziata tra piano strettamente amministrativo e piano politico. Come a dire: cose buone sono state fatte, ma il problema è come ci si è arrivati.

Ciò che ci ha portato ad esprimere un giudizio negativo su Abbaticchio è stato il fatto di non essere coerente e veritiero. Non è coerente e veritiero giustificare l'aumento delle tasse comunali con il taglio dei trasferimenti statali e poi però rivendicare come proprio merito la ristrutturazione delle scuole, che lo stesso governo Renzi ha finanziato. Altrimenti il suo profilo Facebook rischia di diventare l'Istituto Luce. Per questo non basta fare i fatti per essere politicamente seri. A Michele Abbaticchio chiediamo di essere politicamente serio.

 

Veniamo alla fase delle proposte. La vostra mano tesa è per Abbaticchio o per le forze di maggioranza? O per Abbaticchio in quanto presunto leader della maggioranza?

A noi interessa parlare con le forze politiche che lo sostengono.


Questo significa che la visione di città che hanno squadernato in questi quattro anni non è incompatibile con la vostra?

Ci sono punti sui quali senz'altro possiamo ritrovarci. Un esempio: sul tema della perequazione fiscale i silenzi avvertiti tra le fila della maggioranza rispetto alle manovre del Sindaco sono indicativi di come non fossimo i soli a pensare certe cose. Anche se può non apparire in superficie, molti esponenti di maggioranza condividevano alcune tra le perplessità che noi abbiamo avanzato in questi anni.


E invece perché vi interessa come interlocutore Michele Abbaticchio?

È lui che afferma candidamente che per "trattare" con la maggioranza bisogna "parlare con lui". Con tutta l'ambiguità che questo comporta, non essendo mai stata sancita ufficialmente la leadership politica di Abbaticchio rispetto alla sua coalizione.


Cosa pensa del rassemblement di forze civiche che si sta riorganizzando a sostegno di un Abbaticchio bis?

Tra i movimenti civici bisogna saper cogliere le differenze. Non sono tutti uguali. A movimenti come Città Democratica o Il Laboratorio – per fare due esempi bipartisan – va riconosciuto il valore e la serietà di un percorso lungo, che non si esaurisce nell'appuntamento elettorale. Dialoghiamo a braccia aperte con loro. Ci sono invece casi in cui dietro la bandiera civica si nasconde il semplice protagonismo di qualcuno e il tentativo di lottizzare il quadro politico.

 

Nomi?
Progresso Democratico, come già detto. O Vito Masciale, per fare solo degli esempi. Sono loro i rappresentanti del "modo nuovo" di fare politica?


In quest'ottica di differenziazione, come valuta la possibilità di un unico grande contenitore del civismo?

Ripeto: se il principio che prevale è quello di una Città Democratica, ben venga. Ma se il contenitore deve servire a distribuire posti e incarichi, si giudica da sé... E troppo spesso si ha l'impressione che si tratti di questo, del serbatoio di nomine di cui Michele Abbaticchio si serve per mercanteggiare. Ma non era proprio questa l'accusa nei nostri confronti , che gli ha permesso di vincere quattro anni fa? Ironia della sorte.


Da che mondo è mondo, al termine del primo mandato la prima domanda che ci si pone rispetto all'elezione del Sindaco è se rinnovare la fiducia in quello uscente, sulla base di quel che ha fatto. È inopportuno porre la questione in questi termini rispetto ad Abbaticchio?

La riflessione che dovrebbe prevalere, per il bene della città e la continuità di un progetto politico su di essa, è rispetto alla possibilità di raggiungere un'aggregazione più ampia di centrosinistra che garantisca maggiore governabilità. Se si accetta questo presupposto, il conseguente modo di affrontare il nodo del Sindaco non può che essere quello delle Primarie. Il che non esclude che ad essere il candidato del centrosinistra unito possa essere effettivamente Abbaticchio. D'altronde, se è forte come dice di essere, che paura ha a fare questo passaggio? Non è neanche detto che il PD gli contrapponga un suo candidato.


Sta dicendo che non è escluso che Abbaticchio possa essere il vostro candidato già alle Primarie?

Perché no.


Da cosa dipende?

Dalla sua chiarezza nei confronti del PD. Abbaticchio non può giocare a fare l'interlocutore di Decaro a livello sovracomunale e poi venire in Consiglio Comunale e parlare male di Renzi o del partito.


Lui potrebbe dire lo stesso del PD, in fondo. Che sembra muoversi a due velocità nei suoi confronti, a livello sovracomunale (Decaro, Emiliano) e a quello cittadino, con la vostra ferma opposizione.

Appunto per questo bisogna parlarsi e cercare di venirsi incontro. D'altronde, a proposito di "ferma opposizione", negli ultimi tempi non mi risultano veementi manifesti di protesta da parte nostra. Passare dalle primarie gioverebbe a tutti coloro che intendono ridimensionare i personalismi di chi cerca un posto al sole vendendo la propria listarella al candidato sindaco. Avremmo l'opportunità di fare un Consiglio Comunale davvero serio, nonché di avviare un laboratorio politico di centrosinistra che possa esprimere propri rappresentanti a livello regionale e nazionale. E poi, in fondo, una proposta come quella delle Primarie non è esattamente nel solco di quella partecipazione civica che Abbaticchio ha risvegliato?
Con quanto è avvenuto negli anni passati, a Bitonto si è esaurita la fase della protesta prima (Valla) e dei personalismi poi (gran parte delle civiche). Ora abbiamo l'opportunità di inaugurare una fase nuova di stabilità e buon governo. Basta litigare. Cosa vuol fare il Sindaco?