La lucida follia della storia recente rievocata dallo spettacolo dell’ITE

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
09 giugno 2016

La lucida follia della storia recente rievocata dallo spettacolo dell’ITE

L'Istituto ha portato in scena Miranda, dopo la vittoria a 'Giovani Speranze'

Una locanda a Roma nel 1943. Queste sono le tre coordinate su cui si dispiega la storia raccontata dall’ultima fatica teatrale dell’ITE Vitale Giordano Au bon café da Miranda, andato in scena il 7 e l’ 8 giugno nell’auditorium Tina Clemente della scuola. Dopo la vittoria dello scorso mese al concorso Giovani Speranze di Castellana Grotte, la compagnia teatrale guidata da Anna Grande, che ha curato la regia e i testi, torna a sorprendere con una pièce preparata in soli 20 giorni. Il poco tempo a disposizione non ha in nessun modo inficiato la resa della messa in scena.

Miranda è il nome della protagonista – interpretata da una commuovente Valentina Murgolo - , come lo era quello della Locandiera di Goldoni. Il testo teatrale porta infatti continui riferimenti alla celebre commedia del settecento, ma la leggerezza dell’amore tra conti e marchesi viene sostituita da una tematica profonda: nella cantina della locanda la donna nasconde bambini ebrei. L’ingresso in medias res ci catapulta nel ghetto di una Roma massacrata, occupata, martoriata da una guerra silenziosa ed esecutiva in cui le leggi raziali, disonore della civiltà umana, pervadono.

 

 

La locanda è frequentata da alcuni ufficiali tedeschi, tra cui il capitano Priebke -alias Luca Siragusa - che la donna cercherà di far invaghire proprio per difendere il nascondiglio degli ebrei, un amore cercato e finto come lo era quello di Mirandolina per il Cavaliere di Ripafratta, ma la forza d’animo della donna romana supera quello della sua antenata. Tra balli, canti e feste nella taverna si alternano le vicende ora dei nazisti, ora dei partigiani, e la storia, forse la più triste e sconsiderata di tutti i tempi, torna a far riflettere. Rivive in scena la folle richiesta rivolta agli ebrei dal comandante Herbert Kappler – nei cui panni un convincente Giacomo Pellegrino – di raccogliere 50 kg di oro in 48 ore, prospettando loro una via di salvezza che nonostante l’impegno della comunità ebraica, non ci sarà.

Gli inganni di Miranda non bastano a tenere in sicurezza tutti gli ebrei che nasconde, e sarà proprio il suo vero amante Fabrizio a tradirla, denunciandola. In una scena raccapricciante ha luogo il famoso rastrellamento del 16 ottobre 1943 in cui furono deportati 1024 ebrei, tra cui 200 bambini. Da questa scena sino al finale lo spettacolo è un continuo climax. Prima con il dialogo straziante tra la protagonista e il capitano Priebke, nel quale Miranda indomita, pur conoscendo il suo destino, senza paura, incalza furiosa in romanesco “che te senti a divide’ i pupi dalle mamme?”, poi con la coreografia – pensata e curata da Maria Concetta Tatulli e Francesco Tullo – nella quale viene rievocato il triste epilogo dell’olocausto. Ma il momento di maggior commozione giunge quando i bambini giocano, lanciando degli aereoplanini di carta a due passi dagli uomini e dalle donne in tuta a righe: la bruttura della morte da una parte, la bellezza spontanea della vita che sempre ricomincia dall'altra. I diversi quadri sono scanditi dalle luci puntuali curate da Daniela Pizzulli.

 

 

Toccante il monologo finale, scritto dalla professoressa Magro, nel quale il personaggio di Oci – che per tutta la durata dello spettacolo è intervenuto con strofette in rima, quasi a voler sottolineare la parodia stessa dell’uomo e della sua lucida follia – ammonisce gli uomini e allude anche alle tristi vicende odierne riguardanti un altro olocausto, quello del mare. “Che significato ha la memoria in questo contesto/ se serve a trascrivere soltanto un verso? Ché dei nostri fratelli possiamo fare senza/ consacrando per sempre la nostra indifferenza”. 

La scena minimal basata sull’alternanza del bianco e del nero, simboleggianti il bene e il male, rende l’idea della tristizia della storia. Svuotato di senso il cuore umano, vuota e senza fronzoli la scena. Menzione speciale per i costumi intenzionalmente astratti per rievocare quell’arte, considerata degenerata dai tedeschi che invece aspiravano alla purezza estetica del genere umano, che di umano ebbe unicamente la conoscenza del male. Indispensabile alla realizzazione dello spettacolo l’aiuto delle professoresse Lucia Achille, Angela Pagone, Rosangela Magro e Rosa Mitolo.

Ospite d’onore nella seconda replica il vescovo Francesco Savino che ha affermato “Una scuola che educa al profumo della libertà, è la scuola giusta. Perché è sulla libertà che si costruiscono i grandi percorsi e le grandi democrazie” invitando i ragazzi a replicare lo spettacolo su Aldo Moro sia a Cassano allo Ionio che in una rappresentazione all’Università di Bari.

Applausi giunti anche dall’assessore al marketing Rocco Mangini e il vicesindaco Rosa Calò che invece hanno invitato la compagnia a replicare Miranda, durante la quarta edizione di Memento, kermesse interamente dedicata alle tematiche dei genocidi del ‘900.