Episodio 3.8: Il Libro della Giungla Urbana

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
30 giugno 2016

Episodio 3.8: Il Libro della Giungla Urbana

A proposito di festeggiamenti in centro per la vittoria della Nazionale e la legittimazione dell’arroganza

Il periodo degli Europei è il migliore per sfoggiare il nazionalismo latente degli italiani misto alla goliardia del momento. La cosiddetta 'ignoranza' è percettibile, assolutamente tangibile, e il clima di festa dopo una vittoria dell'Italia è contagioso e produce festeggiamenti fuori dal normale.

Eppure, ad ogni occasione del genere, una piccola fetta del mio cuore da tifoso inizia a tifare contro. E non perché non tifi Italia, anzi. Né per 'gufare' la Nazionale azzurra, ci mancherebbe. Ma solo, semplicemente, misantropicamente per evitare i festeggiamenti in centro. Anche se, forse, non si tratta di mera misantropia borghese. C'è dell'altro, in effetti.

E questo 'altro', seppur in misura molto più contenuta, può ricollegarsi ai recenti episodi di criminalità che hanno macchiato per l'ennesima volta il nome di Bitonto, tra cui l'incendio dell'auto del comandante della Polizia Locale.
Quello che accade in centro, nel Triangolo delle Bermuda formato da Piazza Marconi, Piazza Cavour e Piazza Aldo Moro, dopo una vittoria dell'Italia, è esattamente lo specchio, l'esempio, della mentalità bitontina.

[Ora, sia chiaro, voglio evitare qualunque tipo di moralismo, così come vorrei evitare di ingigantire la questione, ma si tratta di fatti che ritengo esemplari, forse perché sono 'pesante' io, o forse perché la logica della normalità si è ribaltata]

Sia dopo la vittoria contro la Svezia, sia dopo la vittoria contro la Spagna degli Azzurri, nel Triangolo delle Piazze sono partiti i festeggiamenti. All'inizio la goliardia è stata chiaramente contagiosa, ma in entrambi i casi non ci si è voluti limitare al semplice festeggiamento, ma si è passati ad una 'leggera' forma di vandalismo. Non è più bastato il festeggiamento sulle piazze o sulle rotatorie (queste ultime, larghe e brutte, sembravano finalmente aver acquisito una loro identità, una funzione, e sembravano quasi belle dato che erano totalmente ricoperte dalla gente), ma si è passato ad altro. A bloccare il traffico.

Motorini posti di traverso per evitare il passaggio di altre auto, per diversi minuti, per festeggiare la vittoria della Nazionale. Il tutto deciso (in entrambe le situazioni) da due, tre persone al massimo. Il traffico nel punto nevralgico della città totalmente bloccato per la decisione arbitraria di una manciata di persone, gente in piedi sui tetti delle auto e su motorini, veri e propri assalti (amichevoli però, c'è da dire) a mezzi pubblici e privati. Il tutto legittimato da una vasta platea di cittadini, divertiti dalla giungla urbana.

Ora, probabilmente sono davvero io a essere 'pesante', perché nemmeno gli autisti sembravano particolarmente contrariati dalla situazione. Però questo non giustifica che fosse giusto, o legittimo. E infatti a qualcuno non sarà andata giù, perché ad un certo punto sono arrivati anche gli agenti della Polizia Locale.

Che, a dirla tutta, hanno risolto ben poco. Si sono limitati a fare la voce grossa con il branco a capo del festeggiamento, per poi andarsene dopo qualche minuto, quasi con la coda tra le gambe, sotto una pioggia di insulti.

Branco che, dopo aver ripreso il controllo del traffico, si è reso partecipe di una scena emblematica, quasi pittoresca, degna di un film Disney. Il leader del branco, dopo aver bloccato il traffico per l'ennesima volta col suo motorino, si è messo in piedi sul mezzo, sollevando la sua giovane prole, acclamato dalla folla. E lì, in un certo senso, la giungla urbana ha raggiunto il suo livello più alto, ritrovandosi ad acclamare il suo re.
Proprio in quei momenti però mi sono guardato intorno, e nessuno è sembrato particolarmente contrariato.
In quegli istanti, una parte di me ha iniziato a tifare contro, sperando di non vedere più scene simili, in pieno centro.

Scene che, parlandoci chiaramente, sono sicuramente dettate dall'euforia del momento, dalla contagiosa aria di festa. Quello che resta inconcepibile, emblematico, è la legittimazione dell'atto. Una città bloccata arbitrariamente da un singolo uomo. Le forze dell'ordine che cercano di reagire, ma in numero troppo esiguo, per poi andar via sotto una pioggia di insulti. Una continua legittimazione dell'illegittimo che a tratti spaventa, seppur si tratti chiaramente di un transitorio momento di festa.

Ciò che rimane, però, è una sorta di impotenza, dei cittadini e delle autorità, di fronte a certe situazioni e a certi personaggi. 'Io so' io e voi non siete un cazzo', è la frase che subito risalta alla mente, e che spaventa.
Perché se è legittimo bloccare arbitrariamente il traffico per più di un'ora per la vittoria della Nazionale, figuriamoci cosa è legittimo compiere per qualche vendetta personale. Bruciare un'auto, oggi. Uccidere qualcuno, domani.
Perché lì dove la legge risulta impotente contro l'arroganza e la presunzione, subentra la legge del più forte, la legge della giungla urbana.
Ed è per questo, e contro questo, che una parte di me continuerà, a malincuore, a tifare contro.