Episodio 3.7: No Surprises

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
16 giugno 2016

Episodio 3.7: No Surprises

A proposito del più grosso problema dei giovani bitontini: la movida

I giovani bitontini hanno un problema e questo problema si chiama movida. Croce e delizia della città negli ultimi anni, la surclassata movida è diventata il capro espiatorio per svariati problemi cittadini e specchietto per le allodole per gli ingenui. Questo perché la parola, e la manifestazione in sé della stessa movida, sono stati (come al solito) politicizzati, trasformandosi spesso in un'arma a doppio taglio per l'Amministrazione, come una sorta di boomerang. E parliamoci chiaro, la movida non produce un problema in sé per sé, ma nel contesto in cui Bitonto sembra essersi fermata.

Al momento la situazione dei locali del centro storico è florida, e questo, a livello turistico e commerciale, è probabilmente il punto di forza maggiore della movida bitontina. Un vantaggio che invece può rivelarsi, come già detto, uno specchietto per allodole, è quello della presunta riappropriazione del centro antico da parte della Bitonto bene, la Bitonto non delinquente, per intenderci.

Questo è in parte vero, ma solo nella superficie. Perché, se è anche vero che il centro antico sembra essere più vivibile, questo è in parte dovuto a un tacito compromesso nascosto, celato e sempre troppo poco nominato, tra la gioventù della Bitonto bene e quella degli "altri", dei volgarmente detti 'topini', dei delinquenti.

Parlandoci ancora in modo più schietto, è bene che si sappia che a Bitonto (e non solo) il consumo di droga è vertiginosamente aumentato negli ultimi anni, così come il consumo di alcol. E non parliamo della famosa erba bitontina, ma di molto altro, in particolar modo di cocaina e MDMA. E, se l'alcol possiede un mercato lecito e legale, per le sostanze psicotrope si sa bene l'origine e la provenienza. Il mercato della droga è strettamente legato alla malavita, che per quanto possa risultare invisibile (almeno in questi casi) nella movida bitontina si arricchisce sempre di più alle sue spalle.

Si tratta di conseguenze logiche e che non fanno parte solo di Bitonto ma di una grossa fetta della civiltà occidentale, strettamente legate alla spirale negativa del divertimento.
E, sia chiaro, qui non si parla di tutta la gioventù bitontina, ma di una buona parte. E la movida non ne è la causa principale, ma una concausa.

L'altra concausa, collaterale e meno evidente, risiede nel fatto che, ad oggi, la movida non abbia trovato una sua antagonista, una alternativa valida al vagare per il centro antico senza una meta e per puro divertimento. Forse ad oggi può risultare poco evidente, ma a Bitonto sembra mancare in maniera sempre più ingombrante un polo culturale, giovanile, serale, che ad oggi sono riusciti a coprire, ma solo in parte modesta, i due circoli Arci della città. E quando si parla di "polo culturale", non si parla necessariamente di una badilata nelle palle radical chic, né tantomeno di un ritrovo per giovani aspiranti politici (anche perché nel secondo caso, forse in passato si è già cercato di creare qualcosa di simile, ma il risultato è stato deludente, per non dire disastroso, perché le logiche della vecchia politica hanno prevalso sulla voglia di fare dei giovani, creando fratture non poi così dissimili da quelle odierne nel centrosinistra locale).

A Bitonto sembra mancare, in un certo senso, una sana valvola di sfogo, in cui non sia la noia a prevalere (che insieme alla disponibilità economica spesso conduce alla fuga dalla realtà tramite droga e/o alcol), ma una sana voglia di costruzione. Libera dalle logiche partitiche e dalle scaramucce tra i fan-boys dei potenti di turno.
Questo, chiaramente, non risolverebbe in modo assoluto la problematica legata al consumo di alcol e droghe, ma permetterebbe una alternativa sana alla gioventù bitontina, senza la necessità di dover migrare per altri lidi in cerca di qualcosa di diverso dal piattume ormai stagnante della movida. Perché basta spostarsi di poco per trovare realtà che si avvicinano molto a questo modello di autogestione e costruzione legata ai giovani: basti vedere le realtà create dai Laboratori Urbani limitrofi, come Ri-Genera a Palo del Colle, l'ExViri di Noicattaro o il Mat di Terlizzi. Laboratori Urbani come le nostre Officine Culturali, che tuttavia hanno scelta una linea in un certo senso più formale, e che chiaramente non copre gli orari considerati facenti parte della movida, ovvero, in generale, la tarda serata.

Uno spazio del genere diverrà davvero via via sempre più necessario ai giovani di Bitonto, per controbilanciare la parte buona della movida, e specialmente per evitare che tutte le buone giovani energie vengano sprecate. O meglio, disperse.

Disperse in vecchia politica e in scaramucce da bar per difendere i potenti di turno.
Disperse in una spirale del divertimento sempre meno stimolante.
Disperse in un ridondante piattume culturale, che a lungo andare potrebbe ammazzare lo spirito critico e la voglia di fare, o costringere il giovane alla fuga dalla città.

Per evitare che tutto, a lungo andare, diventi normale, "perché così deve andare", "perché Bitonto è così e non ci possiamo fare niente".
Per evitare di cadere nella totale alienazione, guardando alla città con un occhio distaccato perché "tanto a noi non interessa".
Per evitare che tutto si riduca a pippare perché "la vita a Bitonto fa schifo".
Per evitare che si affoghino le proprie frustrazioni e preoccupazioni in più di qualche bicchiere.

Per fare in modo che tutta questa dispersione di energie venga incanalata in qualcosa di più costruttivo e concreto di un post di indignazione su Facebook o di una qualche marcia che lascia il tempo che trova.
Prima che sia troppo tardi e non rimanga solamente e desolatamente quella maledetta movida.