Episodio 3.6: Italian History X

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
04 giugno 2016

Episodio 3.6: Italian History X

Parliamo ancora di merda e cortei. Con la partecipazione straordinaria di Noi con Salvini Puglia

Ritorniamo un attimo sul caso corteo storico, poi magari non ne riparliamo più. A meno che non si voglia fare strumentalizzazione politica, chiaramente. Sarebbe bello chiudere la storia, riconoscere le colpe e ridimensionare il caso, con tutti i dovuti accorgimenti per il futuro e ricordando che qualcuno, stavolta, l'ha fatta grossa. Oltre ai cavalli, s'intende.

Sul caso "negri che spalano merda al corteo storico di Bitonto" esistono svariate versioni, 'pezze a colore' di matrice bitontina e scuse a metà, finta indignazione mista a subdolo razzismo al contrario, visto lì dove non c'è mai stato e tanto altro, spiegato già in maniera chiara e pungente nello scorso Esperia di Sabino Paparella. Per cui, non ci ritorniamo.

Anche perché già il Consiglio Comunale ha voluto parlarne apertamente per cinque ore lo scorso lunedì, perché si sa che quando c'è da parlare di cagate vanno a nozze. Per cui, non ci ritorniamo.
Sul fatto poi che il caso sia diventato di portata nazionale, e sempre più un caso politico, ci sarebbe ancora molto da dire. Ma ne ha già parlato 'L'Amaca' di Michele Serra su 'La Repubblica'. Per cui, non ci ritorniamo.
Ma su un caso, forse, è bene tornarci. Perché qualcuno ha cagato fuori dal vaso. E no, non stiamo parlando dei cavalli del corteo.

Parliamo di Rossano Sasso, coordinatore regionale di 'Noi con Salvini Puglia' (avete capito bene, proprio quel Salvini), che ha commentato l'accaduto in questo modo:

«Ciò che è accaduto a Bitonto è vergognoso, dove sono stati utilizzati una decina di immigrati, pagati con pochi spiccioli, per pulire lo sterco dei cavalli durante una rievocazione storica, anziché rivolgersi ad una impresa di pulizia o alla locale azienda di igiene urbana.

È questa l'integrazione voluta dal PD? Chi risponderà per questa umiliazione inflitta ai richiedenti asilo? Chi si straccia le vesti e marcia a piedi scalzi per i clandestini, cosa dice sul fatto che dieci profughi (questi sì che hanno diritto all'accoglienza a differenza di chi non fugge da guerre) sono stati utilizzati per spalare merda? E gli accoglienti della Bitonto bene, città storicamente di sinistra, perché non sfilano con la CGIL contro questa indecorosa vicenda?

Questa è l'ipocrisia della sinistra, che vorrebbe accogliere disperati da tutto il mondo, salvo poi sfruttarli come fonte di guadagno prima e come forza lavoro poi o, nella migliore delle ipotesi e per realizzare una più efficace integrazione, invitarli a ripulire le strade dagli escrementi. Mi chiedo cosa sarebbe successo se questo brutto episodio fosse accaduto in una città guidata dalla Lega – Noi con Salvini; invece è successo nella rossa Bitonto, in provincia della Bari di Decaro, nella Puglia di Emiliano. Qualcuno si dovrebbe vergognare e magari, alla prossima rievocazione storica, armarsi di pala e ramazza per ripulire lo sterco dei cavalli, lasciando i profughi in pace. Noi chiediamo rispetto per i veri profughi ed espulsione immediata per tutti i clandestini».

Quello che avete appena terminato di leggere è un classico caso di strumentalizzazione politica di un caso che di politico dovrebbe avere ben poco, con note a tratti surreali. È bellissimo infatti constatare come il coordinatore regionale pugliese di 'Noi con Salvini' s'indigni di fronte a quanto accaduto, ponendo tuttavia un enorme 'MA' nel suo discorso. Considerando, infatti, la dignità del profugo diversa dalla dignità del clandestino. Forse perché il profugo ha più diritto alla dignità di un immigrato senza documenti. Per cui, il profugo senza documenti avrebbe potuto benissimo spalare merda, sempre che qualcuno non si fosse indignato perché rubava la scena (e il lavoro) a noi italiani.

E già qui il discorso inizia a fare acqua da tutte le parti, perché non tutti i malcapitati spalatori di sterco sono ancora in possesso di documenti definitivi per l'asilo politico. Per cui si trovano in un limbo, trovandosi contemporaneamente clandestini e veri profughi, e per questo motivo, secondo Sasso, dovrebbero ricevere, contemporaneamente, rispetto ed espulsione immediata. Un'espulsione immediata, ma rispettosa, praticamente. Non fa una piega.

In quanto strumentalizzazione politica, questa affermazione è inoltre soggetta a errori sbadati e goffi, quali ad esempio l'affermazione "È questa l'integrazione voluta dal PD?". Peccato che, in questa storia, il PD non c'entri proprio nulla. In parte minore, forse, l'Amministrazione. Motivo per cui, per ironia della sorte e dei meccanismi politici, questa nota di Noi con Salvini Puglia è stata condivisa anche da alcuni esponenti del Partito Democratico locale.

A me, sinceramente, dispiace anche prendermela con Sasso, anche perché se il messaggio non avesse intrapreso le sporche e buie vie del politichese, il suo messaggio di dignità nei confronti del rifugiato sarebbe stato del tutto condivisibile ed encomiabile. Ma fa storcere un po' il naso proprio il fatto che, a pronunciarsi, sia stato un esponente di un partito che porta nel suo stesso nome un'impronta d'odio, spesso razziale e anche poco velata, come quella di Matteo Salvini. Per cui c'è da chiedersi, se questo caso non avesse avuto un'eco mediatica nazionale così ampia, se comunque gli esponenti di Noi con Salvini avrebbero ritenuto interessante un caso del genere. Non è bello essere prevenuti, per cui è bene, in questo caso, lasciare il beneficio del dubbio.
Resta comunque, di fondo, lo stridore e l'incoerenza dell'accostamento del nome di Salvini con la dignità del rifugiato, e in generale dell'immigrato. Lo stesso Salvini capace, in passato, di affermare, tra le altre cose, che "non è un caso che in genere siano sempre MERIDIONALI e AFRICANI ad andarsene, gente senza la cultura del lavoro". Detto da uno che, ricordiamo, non ha mai lavorato in vita sua. Ma si sa che parlare di certi argomenti, come il lavoro e gli immigrati, porti un buon numero di voti. Ed ecco perché un messaggio del genere puzza di strumentalizzazione politica, di un gettarsi a capofitto nel caso del momento per prendere le difese della parte lesa, solo per ottenere un pugno di voti in più.

Questo non significa che Salvini o un esponente del suo partito non possano mai redimersi nella loro vita. Forse il problema è che siamo noi i malpensanti, che vogliamo sempre vedere del marcio in qualunque cosa. Magari il buon Matteo si è redento dei suoi peccati da razzista e nordista convinto, e ha intrapreso un lungo e tortuoso viaggio verso la redenzione dei peccati, trascinando con sé tutto il suo popolo illuminato. Magari il buon Matteo è l'equivalente italiano del personaggio di Derek Vinyard interpretato da Edward Norton in "American History X", un ex nazi-fascista, razzista e assassino di nigga sulla via della redenzione.

Pensandoci, probabilmente è andata esattamente così. Siamo di fronte al cammino di redenzione di Salvini e del suo popolo. Siamo di fronte all'Italian History X. Ecco perché, per concludere, è bene fare una citazione della citazione, dal finale di American History X:

"Suppongo che a questo punto dovrò dirle cos'ho imparato. La conclusione, giusto? Be', la mia conclusione è che l'odio è una palla al piede: la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati. Non ne vale la pena. Derek dice che bisogna sempre terminare una tesina con una citazione, dice che c'è sempre qualcuno che ha detto una cosa nei migliore dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio, ruba da lui e farai la tua figura. Ho scelto una citazione che penso le piaccia: "Non siamo nemici, ma amici. Non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione può averci fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto. Le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate, come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura."

L'odio è una palla al piede. E chi lo genera e lo fomenta è destinato a trascinarlo con sé, come una palla al piede. Come uno schiavo costretto a spalare merda. La sua.