Un anno di BTv: fare il di più

Sabino Paparella
di Sabino Paparella
Esperia
04 maggio 2016

Un anno di BTv: fare il di più

Parlare del nostro giornale per parlare della città

Di più. Quando un anno e mezzo fa Savino Carbone mi contattò per coinvolgermi nel nuovo corso del "progetto BitontoTv" – mi sia perdonata la breve parentesi personale – la prima impressione sul profilo che mi prospettava per questo prodotto editoriale fu questa, che nutrisse l'ambizione di "fare di più". Più di quello che BTv era stata fino a quel momento, più degli strumenti di informazione a cui i bitontini erano abituati, più di quello che ci si sarebbe aspettati da una testata giornalistica a vocazione esplicitamente locale. E, al tempo stesso, ebbi la sensazione che con lui BitontoTv volesse "fare il di più", proprio nel senso in cui lo intendiamo noi bitontini: che scommettesse sulla propria ambizione, scegliendo programmaticamente di stare sopra le righe e fuori dagli schemi, sfrontata perché esplicitamente irriverente.

A un anno di distanza, le impressioni non sono state smentite. Non temo di scadere nell'autocompiacimento se affermo che BTv in questo anno ha dimostrato di essere un'assoluta novità nel panorama dell'informazione bitontina. Conservando nel suo nucleo quella tensione morale di interesse per la città, che ha sempre differenziato il progetto "Tecla" da un semplice prodotto giornalistico (sin dai lontani tempi dell'intuizione di Bitonto.net, ad opera di giovani visionari guidati da Francesco Cambione e Marica Buquicchio), il giornale on-line si è proiettato verso un modo di informare e comunicare completamente diverso. Non un semplice rinnovamento – o come andrebbe di moda oggi, un restyling – ma la costruzione di un'identità editoriale originale, più consapevole della professionalità giornalistica eppure (o forse proprio per questo) capace di eccederne gli standard, esplorando le possibilità della sperimentazione. Il tutto a partire da una lettura critica del territorio e della sua gente (il che basta a motivare il senso di questo Esperia), che ne intepretasse i tic e le mode senza però farsene condizionare, o peggio modellare.
La categoria di supplemento può forse suggerire cosa questo giornale si sia avviato ad essere.

 

Un supplemento d'analisi

Nel senso che BTv ambisce ad essere più della cronaca di questa città. Nella bulimia di racconto che la caratterizza ai tempi di Facebook e del citizen journalism, la scelta è stata esplicitamente quella di provare ad andare oltre la descrizione dei fatti. Oltre anche la mitica "selezione delle notizie", che un giornalismo forse troppo remissivo vorrebbe sua ultima prerogativa superstite. L'obiettivo è stato piuttosto quello di approfondire, interpretare, capire quei fatti, dosando con onestà intellettuale le parole, senza farsi impressionare dalle chiacchiere con cui quotidianamente e copiosamente questa città si sbrodola. E capire i fatti, le loro ragioni, i loro collegamenti, significa anche riconoscere più fatti: fenomeni invisibili, storie che nessuno aveva raccontato prima. A questo proposito l'inedito filone delle inchieste curato dal direttore, anche con una significativa originalità di linguaggio, parla da sé. E persino la storia e la tradizione locali hanno perso l'usuale odore delle case dei nonni ed il sapore vernacolare, per estendersi ad uno spettro d'archivio che va dall'epidemia bitontina di colera raccontata dal New York Times alle origini di Sylvester Stallone.

 

Un supplemento di opinione

BitontoTv ha scelto di essere un giornale che pensa. Che esprime delle idee e le offre al dibattito. E le idee, con tutta evidenza, vanno più lontano della Poligonale. Per questo, pur rimanendo fedele al suo target locale, il giornale tenta ogni giorno l'immane fatica di sprovincializzare la discussione dei bitontini. Di ragionare su Bitonto, ma da teste pensanti, più che da bitontini. Di essere insomma "nella città, ma non della città", per parafrasare un noto motto ecclesiale.
Da qui tutta l'attenzione alle tematiche culturali, estetiche, etiche, sociali: il racconto a più riprese della sessualità nel piccolo mondo di provincia, tanto per fare un esempio. Ma anche il buongiorno delle #parolechecurano. E poi, udite udite, la scelta (consapevolmente autolesionista) di togliere alla politica quella centralità che, giocoforza, le attribuisce automaticamente la Bitonto 2.0. BitontoTv ha deciso di non passare qualsiasi velina o comunicato di partito; di non prestarsi a cassa di risonanza per le piccole polemiche di bottega tanto frequenti in questa città. Quando parla di politica, prova a farlo cum grano salis, argomentando delle opinioni critiche, che sono certo parziali, ma almeno lo sono alla luce del sole.

Infine, la novità assoluta del serissimo e affilato linguaggio dell'ironia. Da #La scarpetta a Lo spoiler. A dimostrazione del fatto che il crossover di generi e la contaminazione dei linguaggi codificati possono essere una risorsa e attivare nuove prospettive sulle cose.

 

Un supplemento di riflessione

Perché è questa, in fin dei conti, la funzione che un giornale locale free access si trova a rivestire: quella di uno specchio in cui una comunità si riflette, cioè si guarda e si riconosce. C'è un modo, immediato, per farlo: quello di restituire un'immagine limpida e rassicurante di ciò che la comunità è, un ritratto fedele della città attuale, dei sui vizi e delle sue vanterie, dei suoi "monumenti" e delle sue piccolezze. Non è il nostro modo. Il nostro specchio prova a riflettere di più, prova a far vedere l'inattuale, non solo quello che la città è, ma quello che potrebbe essere. Non vuole essere uno specchio deformante, piuttosto un gioco di specchi. Come la mise en abyme nella pittura fiamminga di Van Eyck: riflettere, della città, anche il riflesso rovesciato che ha di se stessa, perché possa prenderne consapevolezza. Instillare ricorsivamente in Bitonto la domanda su Bitonto.
Per tutto questo BTv è "un supplemento". Un supplemento non è essenziale, non risponde ad una necessità meccanica. Esula dal metabolismo cognitivo quotidiano. È un lusso che ti concedi, il dessert alla fine del pasto, la passeggiata meditativa della domenica. Perciò rimane anche più a lungo, non si consuma nel ciclo omogeneo della riproduzione dello stesso. Accade, non scade.

Certo, "di più" non significa meglio. Affatto. E "di più" può diventare anche troppo. Sono i rischi che corriamo ogni giorno, lasciando a voi lettori il giudizio sul nostro operato. Ma abbiamo anche, forse inconsciamente, l'ardire di non dipendere strettamente neanche da quel giudizio. Dopotutto, l'abbiamo detto: BitontoTv non è "quello che mancava". Nessuno ne sentiva il bisogno. Ed è questa, forse, la sua più grande forza.