Spandau andata e ritorno. Bartolomeo il calzolaio prigioniero nella Berlino di Hitler

Savino Carbone
di Savino Carbone
Inchieste
11 maggio 2016
Photo Credits: Domenico Tangro

Spandau andata e ritorno. Bartolomeo il calzolaio prigioniero nella Berlino di Hitler

L'artigiano fu imprigionato nel carcere tedesco. Oggi, a novantacinque anni, lavora ancora a Modugno

Nel 1943 le sale cinematografiche statunitensi proiettavano "For Whom the Bell Tolls"*, l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo scritto da Ernest Hemingway. La guerra per i giovani americani significava rischiare la pelle per un ideale, come faceva il giovane corrispondente Robert Jordan, accompagnato dal profumo dei capelli della bella e coraggiosa Maria, interpretata da una giovane Ingrid Bergman. Nel profondo sud italiano le gesta riprese da Sam Wood non erano arrivate e tra le fila dell'esercito si arruolavano giovani che credevano in una patria riunita sotto i valori del fascio. Ignari dello sbarco in Sicilia e dei bombardamenti nel Lazio e a Napoli delle truppe alleate.

Come Bartolomeo, un giovanissimo calzolaio di Modugno. Nato nel 1921 da Bartolomeo Silvestri e Lucia, ultimo di cinque fratelli, aveva lasciato la scuola dopo le elementari per aprire un piccola bottega nel cuore del centro antico della cittadina alle porte di Bari. In quella bottega, oggi, ci lavora ancora, alla soglia dei novantacinque anni. Con la forza e la tempra che gli hanno permesso di superare i drammi della Seconda Guerra Mondiale. Tra i pochi del Sud a vivere la Storia senza lasciarsi calpestare dai grandi, atroci eventi.

 

 

Nel 1943 i gerarchi fascisti - più per orgoglio che per necessità, considerata la tremenda avanzata per lo stivale di inglesi e americani - chiamarono alle armi per l'ultima volta i giovani, quelli che nel decennio precedente avevano fatto parte del littorio. "Never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee"**. La campana suonò anche per Bartolomeo. A ventidue anni prestò giuramento a Senigallia. Ricorda tutto e mi mostra le foto. Meglio, le fotocopie perchè gli originali sono andati perduti qualche anno fa, dopo una rapina. Una fotografia ingiallita mostra Bartolomeo in uniforme, con la giubba, il fascio e una Beretta M35. Leggera e senza finiture, perchè dei fronzoli, in guerra, poco importa.

L'estate del 1943 stava finendo e Bartolomeo fu trasferito in una caserma nell'Ancona occupata dai tedeschi. Il pomeriggio dell'otto settembre prima Eisenhower, poi Badoglio annunciarono alle radio l'armistizio. L'Italia cessava le ostilità contro gli alleati. Lo Stivale piombò nel caos. La sera dello stesso giorno i tedeschi rastrellarono la caserma e portarono i militari italiani, tra cui Bartolomeo, in un vecchio treno merci. Lunghe giornate di viaggio, assiepati come gli ebrei e i dissidenti che finivano nei campi di lavoro, di cui all'epoca si sapeva poco e niente. Bartolomeo e i suoi compagni - "Giovanni, Giuseppe...", li ricorda tutti - erano diventati prigionieri di guerra.

 

 

Il gruppo di soldati italiani fu imprigionato nel carcere di Spandau di Berlino - quello, ironia della sorte, che dopo Norimberga ospitò numerosi criminali nazisti, poi demolito alla chiusura perchè non diventasse un tempio delle destre nazionaliste europee. Lì Bartolomeo visse due anni sospeso in un limbo, tra le atrocità di Birkenau e i privilegi dei gerarchi nazisti. Era recluso, sì, costretto a lavorare alla Siemens per produrre componenti per telegrafi (tanto utili in guerra), ma con il permesso di poter vivere gli ultimi anni della Berlino padrona del mondo. La sera, al ritorno a Spandau, poteva dormire su un materasso.

I ritmi di lavoro alla Siemens, comunque, erano durissimi. Bartolomeo lavorò otto, dieci, dodici ore al giorno davanti alle macchine. Una routine fordiana, intrisa di imperativi tedeschi - "arbeit, arbeit..."*** ci gridavano ogni giorno - che cominciava la mattina presto con il primo tram, "guarda questo è l'abbonamento", e terminava spesso al calar del sole. Di mezzo, però, anche una vita sociale con gli altri italiani e i prigionieri di tutta Europa. E i pranzi offerti dalle giovani donne tedesche, nelle cui case la guerra per un attimo si fermava.

 

 

Quasi due anni lontano dalla sua Modugno. Un incubo da cui Bartolomeò si svegliò una mattina del Maggio 1945. Le truppe sovietiche erano arrivate alle porte di Berlino e i tedeschi, sino ad allora asserragliati nella città, volevano liberarsi dei prigionieri. L'avanzata delle truppe di Stalin era divenuta ormai inesorabile. Nel fuggi fuggi generale, Bartolomeo e i suoi compagni - "c'era anche una donna di Modugno, che decise di rimanere in Germania, ma ormai è morta da tempo" - rubarono delle biciclette e scapparono dalla città. Passando dalle foreste: c'era da stare attenti ai nazisti, ma anche ai sovietici, perchè avrebbero potuto scambiarli per tedeschi.

A Norimberga il gruppo raggiunse gli alleati, che li sottoposero a controlli medici e offrirono loro del cibo. Di lì cominciò la traversata per tornare a Modugno. Le linee di comunicazione erano distrutte o interrotte. Così Bartolomeo utilizzò mezzi di fortuna e passaggi occasionali. Impiegò quasi un anno per far ritorno nel paese natale.

 

 

A Spandau si concluse la sua esperienza con la Storia. A Modugno incontrò nuovamente la gioventù. Tornò presto nella sua bottega e dopo più di dieci anni il primo matrimonio. La moglie morì durante il parto del suo primogenito. Due anni dopo l'incontro con la sua amata Giuseppina, che gli ha dato una figlia. E che ogni tanto va a trovarlo in bottega, lì dove Bartolomeo ormai si intrattiene nonostante sia in pensione da quasi due decadi.

Nel borgo antico di Modugno tutti lo conoscono e tanti si affacciano alla bottega per scambiare due chiacchiere con Bartolomeo. Perchè è un uomo all'antica, forte, duro nonostante l'usura del tempo. Nel 2010 il Comune di Modugno e la Confartigianato lo premiarono per la sua instancabile attività. Ma oltre settant'anni di lavoro e due in carcere in Germania non sono valsi economicamente molto. Bartolomeo, a novantacinque anni, è costretto a vivere modestamente con una piccola pensione, che gli consente di sopravvivere. Sul bollettino previdenziale appena trentuno euro per quanto passato a Berlino.  Nonostante tutto non si lamenta. Ha la sua bottega, e quel piccolo angolo di pelli, chiodi e tenaglie lo fanno felice. L'unico rimpianto è non poter vivere più gli anni della gioventù. "Tempi gloriosi, quando la politica si faceva per le strade e per la gente. Sono tutti andati, ormai". Tutti, tranne lui.

 

* Per chi suona la campana

** "Non chiedere mai per chi suoni la campana. Suona per te"

*** "Lavoro, lavoro..."