Pd: 'Su Europrogea Amministrazione in silenzio'

di La Redazione
Politica
21 maggio 2016

Pd: 'Su Europrogea Amministrazione in silenzio'

I dem tornano ad accusare Palazzo Gentile sulla rateizzazione all'azienda

Tre scimmie che campeggiano su un manifesto sfondo bianco. Il Partito Democratico riprende così l'attacco all'Amministrazione Comunale sulla vicenda Europrogea, su cui la Procura di Bari ha aperto un fascicolo, iscrivendo nel registro degli indagati due funzionari del Comune di Bitonto (uno dei quali ormai lontano da Palazzo Gentile, ndr).

L'accusa rivolta dai dem alla Giunta di Corso Vittorio Emanuele è di aver sottaciuto la vicenda, emersa "grazie alle testate giornalistiche". "I nostri amministratori - scrive il Pd sul manifesto - dichiarano che la vicenda risale allo scorso gennaio, ma ci chiediamo perché mai fino ad ora non hanno sentito il dovere di avvertire i cittadini, tenendo nascosta la notizia per diversi mesi alla città. Se ci sono degli avvisi vuol dire che ci sono degli indagati e delle indagini che riguardano la gestione della cosa pubblica e chi amministra pro tempore una grande città come Bitonto dovrebbe avere il buon senso di renderne conto a tutti, anche solo per dovere di informazione e trasparenza", a regnare, invece, sarebbe "il silenzio più assoluto”.

Europrogea, che si occupa di trasporto merci su gomme, non avrebbe versato per oltre una decade la tassa sui rifiuti, per un importo di circa 300mila euro (poi cresciuto nel tempo sino ad arrivare a quasi 600mila euro, ndr). Mai arrivati a Corso Vittorio Emanuele. Tanto da far insospettire il consigliere Franco Natilla che, quasi due anni fa, inoltrò un esposto la Procura di Bari, la Corte dei Conti e il Commissariato per verificare se ci fossero negligenze da parte degli uffici del Municipio. Il dem, infatti, non condivideva la linea adottata dagli uffici che, nel 2013, a seguito di precisa richiesta di Europrogea avevano accettato di rateizzare la morosità in 36 tranche (72 la richiesta dell'azienda, ndr) - all'epoca il PD locale insorse richiamando il Regolamento, che prevedeva all'epoca al massimo 8 rate . A cui però hanno fatto seguito sette ingiunzioni di pagamento e, notizia di quasi un anno fa, la richiesta di fallimento dell'azienda.

"Perché non hanno preso subito provvedimenti? Perché non hanno tutelato l'interesse della città a riscuotere 600mila euro di crediti quando invece i cittadini “normali”, che pagano con regolarità, vengono vessati da una tassazione sempre più aspra?” sono le domande che si pongono dalla Pescara, nonostante "il ruolo di opposizione e controllo svolto dal Pd, che oggi porta i suoi frutti a 60mila persone, sia stato etichettato dal sindaco e dai suoi sodali come mera contestazione".

"Ci conforta, al di là dell'esito delle indagini che speriamo facciano chiarezza sulla vicenda - concludono dal PD - che la magistratura abbia dato valore alle nostre segnalazioni a differenza di altri che avrebbero dovuto farlo in tempi precedenti e con rapidità".