'Patrimonio al futuro': guardare alla cultura con occhi nuovi

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cronaca
06 maggio 2016

'Patrimonio al futuro': guardare alla cultura con occhi nuovi

Il professor Giuliano Volpe ha presentato ieri al Sylos il suo ultimo libro

"Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se lo vuoi possedere". Con questa citazione di Sigmund Freud si è aperta la conferenza dello scorso 5 maggio presso il Liceo Classico e Linguistico "C. Sylos", nella quale è stato presentato l'ultimo libro del professor Giuliano Volpe, docente di archeologia dell'Università di Foggia, dal titolo "Patrimonio al futuro", nell'occasione della commemorazione di una storica docente del liceo, la prof.ssa Antonia Moschetti Paparella, la cui fondazione ha premiato i tre studenti più meritevoli del liceo.

All'evento hanno partecipato la vicesindaco Rosa Calò, che ha portato i saluti dell'Amministrazione, il professor Nicola Pice, Aldo Patruno, direttore del dipartimento pugliese di economia della cultura, e Silvio Fiorello, ricercatore presso l'Università di Bari. Dopo un'esecuzione al piano di Costantino Carrara, alunno del liceo, Nicola Pice ha introdotto i presenti nella discussione del tema del libro. "Non è un libro per specialisti, è un libro non solo per tutti i cittadini, ma anche per tutti gli studenti. La sua idea fondamentale è che il patrimonio culturale vada proiettato in avanti, non rimanga fermo al passato, ma si vada continuamente verso il futuro. Promuovere la cultura e la tutela del patrimonio artistico deve essere un compito di tutti, partendo con un'alleanza tra i cittadini e gli organismi istituzionali".

L'autore definisce il suo libro "indirizzato a tutti, non è né un trattato, né una ricerca. Nell'ambito in cui io opero, nessuno ha la verità in tasca, per questo cito molti dei miei colleghi, anche quelli di cui non condivido a pieno l'opinione". La tematica è quella della cultura, particolarmente quella che passa dal patrimonio, o meglio dal paesaggio. Perché, secondo il professore, non esiste un esempio di patrimonio culturale che non abbia aspetti archeologici, artistici e architettonici. Questi sono gli ambiti delle soprintendenze, che di qui a poco saranno sostituite da un nuovo soggetto che ingloba tutti questi settori.

"Molti dei miei colleghi non vogliono accettare questi cambiamenti, perché sino ad ora la cultura è stata fatta da docenti che sono diventati "sacerdoti" della stessa, decretando il divorzio e non lo sposalizio tra cittadini e patrimonio. La cultura è stata fatta da docenti per docenti e nessun altro. Non possiamo destinare questa grandezza come se fosse un pacco postale alle future generazioni, dobbiamo essere consapevoli che è nostra, di tutti i cittadini".

Partendo dalla legislazione attuale sulla tutela dei beni culturali, Volpe ha chiarito come la comunicazione della cultura vada cambiata drasticamente: non si deve parlare ad un docente, ma ad un visitatore. In questo senso, tutta la tutela viene rivalutata. "Riprendendo papa Francesco, è necessario che il museo diventi il luogo del dialogo tra le culture per custodire e raccontare a tutti le nostre bellezze, non un ambiente elitario o un semplice ufficio di una soprintendenza. La cultura è stata sacralizzata da questi professori-sacerdoti che ritengono il patrimonio qualcosa da contemplare soltanto, meglio se da pochi. È invece il visitatore comune, il bambino, l'anziano che devono essere messi al centro della partecipazione e della fruizione, perché il paesaggio sia sentito come proprio da tutti".