L’istruzione in Senegal: l’esperienza di Francesco Fallacara

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
18 maggio 2016

L’istruzione in Senegal: l’esperienza di Francesco Fallacara

Il pedagogista ha presentato il suo ultimo libro in Biblioteca

"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio". Questo proverbio africano ben riassume la serata dello scorso 17 maggio presso la Biblioteca Comunale, durante la quale è stato presentato uno studio del pedagogista e antropologo Francesco Fallacara, intitolato "Viaggio nel sistema educativo del Senegal. Alla scoperta delle Daaras". La conversazione, mediata dal giornalista Mario Sicolo, ha voluto illustrare un tema delicato, come quello dell'educazione, in una terra martoriata, l'Africa, in cui l'istruzione è l'unico mezzo per l'emancipazione sociale, la sua risorsa più preziosa.

La prof.ssa Maria Solimini, docente di Discipline Demoetnoantropologiche e Antropologia Culturale presso l'Università di Bari, che ha dialogato con l'autore, lo ha presentato come "un saggio antropologico diverso da quelli del passato. Soprattutto nell'epoca del colonialismo, la ricerca antropologica si serviva di informatori, persone del posto che accompagnavano lo studioso nella ricerca sul campo e gli fornivano informazioni. Tutta la ricerca si riduceva in una semplice raccolta di dati".

Non è questo il caso del dottor Fallacara: la sua esperienza viva in Senegal, a partire da Dakar fino alle zone più periferiche e rurali, oltre a semplice studio è stata l'occasione per osservare ed esaminare da vicino, creare legami e conoscere nuove persone. "Il dottor Fallacara ha saputo non solo analizzare il sistema formativo senegalese, inserendolo in un contesto storico e sociale ben preciso, ma ha anche prodotto una scrittura attraente che ritrae la bellezza delle amicizie e degli incontri, senza più l'aridità della letteratura antropologica di età coloniale".

Lo stesso autore racconta di come questa avventura nel continente nero nasca proprio da un'amicizia con un senegalese, un venditore ambulante, che ha incontrato alcuni anni fa in una località balneare del tarantino. Sotto le sollecitudini a fargli visita in Senegal, è già stato tre volte in Africa, le ultime due soprattutto per ricerche. "Ho voluto conciliare i miei studi, che mi hanno portato ad essere insegnante di bambini disabili e della scuola materna, con la mia visita" ha raccontato l'autore. "L'idea iniziale era quella di osservare una scuola materna e poi, come succede di solito, compararla con una italiana. Ma il lavoro si è esteso: quale scuola scegliere?".

Perché anche le scuole materne in Senegal sono una diversa dall'altra, per istituzioni, costumi e regolamenti. "Ci sono quelle laiche, di stampo franco-arabo, in cui si insegna prevalentemente il francese e come seconda lingua l'arabo. Quelle private tradizionali, gestite dagli imam, quelle affidate alle confraternite e infine quelle tradizionali pubbliche, dove cioè possono accedere tutti". È proprio quest'ultima la tradizionale Daara, la scuola coranica in cui i bambini vengono educati da un marabout, un "santo" del posto, che accoglie i bambini, sostenendoli anche economicamente attraverso le elemosine raccolte dai ragazzi, e li istruisce alle norme morali del Corano e della religione islamica.

"Ciò che mi ha più colpito" ha aggiunto Fallacara, "è che questi bambini, pur non avendo nulla e vivendo in situazioni di indigenza, erano sempre pronti a donarmi anche un semplice sorriso. Questa esperienza mi ha senz'altro arricchito molto, soprattutto per l'incontro con la diversità: bisogna avere un animo davvero capace ad abbracciare l'altro in tutto, anche a costo di mettere da parte un momento i nostri pregiudizi e le nostre idee. Perché anche loro lo hanno fatto con me".