Il maestro Danza in concerto: 'La musica è il mio linguaggio'

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli, Feste Patronali 2016
25 maggio 2016

Il maestro Danza in concerto: 'La musica è il mio linguaggio'

BitontoTV ha incontrato il musicista esibitosi ieri nella Basilica dei Santi Medici

L'inizio delle feste patronali è ormai alle porte e il Comitato feste patronali, insieme al Comune di Bitonto e all'Arcidiocesi di Bari-Bitonto, ha voluto aprirle in bellezza, nella serata di ieri presso il Santuario "SS. Medici", con un gran concerto per voce soprano, oboe, clarinetto, fagotto e archi, dalle musiche del compositore bitontino Domenico Danza, autore di opere cameristiche e di brani sacri per coro, eseguiti anche a San Pietroburgo e nel Duomo di Milano. Con un nutrito pubblico che è rimasto entusiasta dell'esibizione dei musicisti, il maestro ha presentato tre brani, dedicati a diversi amici bitontini di lunga data nonché al celebre Mimì Luiso, che saranno incisi a breve in un album. BitontoTV ha intervistato questo personaggio illustre che riesce a portare anche all'estero le bellezze della musica italiana e bitontina.

 

Maestro Danza, quando si è avvicinato al mondo della musica?

Ho sempre avuto la passione per la musica, che è cresciuta soprattutto quando ho preso la direzione di un coro a Milano alla fine degli anni ottanta. Ho cominciato così a confrontarmi con la musica vera e propria, quella più impegnativa, per riuscire a costituire una buona corale. Ho studiato diversi brani di armonia, ho sviluppato sempre più le mie conoscenze e le mie tecniche. Da quando sono in pensione l'attività si è espressa di più rispetto al passato, però se non si sente dentro un imput che porti a comporre, potrai avere anche tutto il tempo che vuoi ma non riuscirai a scrivere nulla.

Perché compone musica?

È difficile capire quando nasce il momento giusto per comporre, non mi accorgo nemmeno che allora viene alla luce un'idea nuova. Ci sono fatti, avvenimenti, sentimenti che si sedimentano dentro e che poi, anche molto tempo dopo, esplodono, possono diventare dei veri brani. I componimenti di stasera dedicati al mio amico Mimmo Luiso, ad esempio, sono nati dopo più di un anno dalla sua morte. Ma qualcosa dentro germogliava. È difficile individuare il momento topico in cui nasce l'idea, ma ancor più complesso è comprendere cosa si vuole comunicare. Nel momento iniziale in cui nasce l'idea, allora soltanto si intende l'organico da creare, la tipologia dei movimenti e dei temi musicali da adottare. Le scelte cambiano anche a seconda del tipo di musica, non si possono fare le stesse scelte nella musica corale, che è quella di cui mi occupo maggiormente, e quella strumentale.

Qual è il suo compositore preferito?

Il compositore che assolutamente preferisco è Sebastian Bach.

Perché l'affascina così tanto?

Lui per me è la struttura architettonica della musica. Se in una cattedrale gotica si tolgono i pilastri e gli archi rampanti, la chiesa viene giù, identicamente nella musica se si toglie Bach. Alcuni dicono che quegli spazi creati da Bach siano poi stati "riempiti" da Mozart, ma quest'ultimo non ha mai raggiunto la maturità del primo. Apparentemente nella sua musica non si avverte un sentimento preciso, ma con la mente sei costretto a seguire tutte le fughe che scrive, l'ascoltatore stesso dà una voce alle tante voci della musica. Bach prende più l'intelletto che il cuore. Ma il sentimento una volta venuto passa, il segno lasciato nell'intelletto rimane fisso nella memoria. Non dimentichiamo però Tommaso Traetta, non perché sia bitontino, ma perché è stato uno dei migliori compositori di musica sacra, di gran lunga migliore dei compositori della tradizione del patetismo napoletano. La sua è una musica attualissima, che diventa a volte anche molto dolorosa. Per fortuna, anche se tardiva, la sua riscoperta continua a crescere.

Come considera il mondo della musica colta oggi in Italia?

Ormai la musica colta ha avuto un declassamento terribile, ci hanno colonizzato anche nelle nostre radici artistiche più profonde. La musica che è oggi di moda è "facile", di presa immediata, che non ti fa pensare, ottima per l'audience. I teatri stabili in Italia non sono tantissimi e spesso si appiattiscono molto sulla lirica dell'ottocento, in particolare su quella verdiana. Bisognerebbe guardare con un occhio più ampio al mondo della musica lirica straniera. Non parliamo poi di quella corale, la cui situazione è a dir poco disastrosa. Inoltre la televisione, invece di essere mezzo per diffondere questa ricchissima cultura, è veicolo di banalità e quisquilie.

Che cosa è per lei la musica?

La musica è linguaggio. Come per tutti i linguaggi, per ben usarla bisogna imparare i termini grammaticali e tutte le strutture sintattiche. Possiamo paragonare la musica al discorso che Cicerone fa nell'Ars oratoria: prima di tutto, per suscitare interesse, saluta l'ascoltatore mettendolo a proprio agio, poi inizia a spiegargli un tema, lo sviluppa, magari anche con altri temi contrastanti. Verso la fine cerca di ricapitolare quando ha voluto comunicare e chiude con un ultimo saluto.