Il culto dell’Immacolata a Bitonto: come Maria è diventata nostra patrona

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Inchieste, Feste Patronali 2016
23 maggio 2016
Photo Credits: Lisa Fioriello

Il culto dell’Immacolata a Bitonto: come Maria è diventata nostra patrona

Dalla battaglia del 1734 alle feste dei giorni nostri

"Su di ciò dicesi essere avvenuto un miracolo; cioè che standosi a cavallo il Sig. Montemar all'alba di quella mattina del 26, gli comparve la Vergine Santissima della Concezione, elevata da terra, in figura di bellissima Signora, e in quello stesso atteggiamento in cui è la di lei statua nella Chiesa Cattedrale, dicendogli le seguenti memorabili parole: «Avverti, Generale Montemar, a non oltraggiare questa Città, perché sta sotto la mia protezione, ed i Cittadini sono figli miei». Al che il Sig. Montemar altro non fece, che levarsi il cappello e colle mani incrociate sul petto chinò la testa sin sopra l'arcione". Queste le parole con cui l'abate Giambattista Dello Jacono racconta uno degli episodi della battaglia di Bitonto che più di tutti è rimasto nel cuore dei bitontini.

La tradizione ha così consacrato alla memoria collettiva la fine di un conflitto, di cui Dello Jacono fu testimone oculare, che vedeva la nostra città protagonista indiretta e involontaria. Erano gli anni della guerra di successione polacca e la Spagna, per togliere potere all'Austria, con l'esercito affidato a Carlo Emanuele, figlio di re Filippo V, si spinse fino al Regno di Napoli, sottraendone così al viceré austriaco Visconti il dominio. Carlo entrava trionfante a Napoli il 10 maggio 1734 e affidò a Carrillo de Albornoz, duca di Montemar, capitano generale degli eserciti del re di Spagna, il compito di inseguire gli austriaci e cacciarli dal regno. Arrivò, dopo le capitolazioni di Capua e Gaeta, il 24 maggio 1734 a Bitonto, con gli austriaci asserragliati in città. Il mattino del 26, dopo che l'esito degli scontri del 25 fu favorevole agli spagnoli, il generale di Montemar, deciso a punire la città per il suo sostegno agli austriaci, diede l'ordine di "dare a sangue e a fuoco" Bitonto subito dopo l'uscita dei nemici dalle mura, ma poco dopo l'ordine fu ritirato e in compenso l'esercito fu pagato il doppio per quel giorno.

Questi sono i fatti che attesta lo stesso Dello Jacono, che con grande onestà intellettuale aggiunge che "questo fatto miracoloso non ho potuto verificarlo con esattezza", se non dalle parole di un soldato spagnolo che avrebbe assistito all'apparizione. Molto probabilmente non ci fu alcuna visione della Vergine, forse solo un'accorata preghiera dei cittadini o dei soldati in nome di Maria al generale di Montemar affinché lasciasse Bitonto, fatto per cui fu poi anche nominato duca della città. Oltre alla memoria dell'abate bitontino, c'è un'altra importante testimonianza di questi fatti, un resoconto di un anonimo sulla battaglia di Bitonto che il 3 giugno 1734 esalta la gloriosa impresa militare senza alcun cenno all'apparizione, perché fu un altro il miracolo, quello del popolo bitontino che si sentì "mirato dalla Bella Signora" e che "pien di giubilo" volle onorarla.

Questo avvenimento ha perciò permesso che una tradizione già ben radicata nei bitontini, quella del culto all'Immacolata, si trasformasse in certezza di fede. Difatti, le invocazioni che la comunità bitontina ha fatto alla Vergine sono diverse nel tempo e ripercorrono tutti i momenti più difficili della città. Da Maria mater advocata (madre avvocata), come fu ringraziata nel 1557 per aver difeso il raccolto da una grandinata, a moenia ac murus urbis (mura e difesa della città) nel 1656 e mater purificationis (madre della purificazione) nel 1692 per aver salvato la città dalla peste, come testimoniano due tele di Carlo Rosa e di Altobelli che ricordano questi due titoli. Diviene poi patrona civitatis (protettrice della città) trentuno anni prima del miracolo del 1734, con un Decreto del Capitolo Cattedrale e della Santa Sede, che fissò le celebrazioni in suo onore la domenica successiva alla festa dell'Ascensione, quindi alla fine di maggio. E viene ancora supplicata nel 1731 per aver scongiurato gli effetti di un terremoto sulla città, con l'obelisco in piazza Cattedrale che lo commemora, e nel 1799 per non aver fatto raggiungere la democrazia della Repubblica napoletana, come testimonia l'immagine posta sulla porta Baresana con l'iscrizione "me posuerunt custodem" (posero me come custode).

Le celebrazioni per l'Immacolata furono poi nel tempo definitivamente assegnate ai giorni 25-26-27 maggio, come viene attestato in una lettera del 14 aprile 1956 firmata dal Sindaco dell'epoca, in cui sono riportate a motivazioni della scelta le date del miracolo dell'apparizione e dell'entrata di Carlo III a Napoli, che portò grandi giovamenti nel Regno di Napoli e Sicilia. Piccole variazioni si ebbero alla fine dell'ottocento, come quando nel 1877 il canonico Giuseppe Comes chiese all'intendenza di celebrare la festa ad agosto, in concomitanza con i festeggiamenti di San Gaetano, altro patrono della città, e con la caduta della dominazione borbonica, ma in seguito ebbe la meglio la tradizione, che ha sempre visto l'Immacolata come ancora di salvezza e fonte di speranza in ognuna delle difficoltà vissute dalla nostra comunità nel corso della storia.

Al di là delle considerazioni di carattere storico, la figura della Vergine è stata centro culturale e spirituale della vita sociale di Bitonto. Un culto che continua tuttora ad animare la tradizione popolare e dal quale tutti possiamo imparare. Perché la convivenza, la coesione, la vita della comunità non veda più dissidi e scontri degni di quelli che nel 1734 agitarono spagnoli e austriaci, ma possa riacquistare la sua identità culturale, unico vero grande valore che la nostra città possiede, che soprattutto in questi giorni di festa possiamo davvero riscoprire.