Episodio 3.5: Expecto Patronum

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
26 maggio 2016

Episodio 3.5: Expecto Patronum

Sull’alibi delle Feste Patronali del cittadino bitontino inetto

A Bitonto è tempo di feste patronali, ed è bene che ogni bitontino se ne faccia una ragione. È una di quelle feste belle da morire, in cui la città si veste dei suoi toni più splendenti, ma proprio per questo motivo non piace a tutti, soprattutto tra i giovani. E non sarà per le luminarie, o i giochi di luce e le 'farfalle' di qualche anno fa, ma per qualcos'altro. Qualcosa, in un certo senso, più legato alle origini della festa in sé.

Spesso si riconduce il tutto alla classica festa di paese, a eventi ormai consolidati, alla tradizione e alla religione. E questo, si sa, ai giovani ultimamente non piace moltissimo. Eppure, se si andasse a fondo nella questione, probabilmente il culto e lo sfarzo passerebbero in secondo piano anche per il ragazzino più miscredente e disinteressato del territorio bitontino. Quello che vivremo in questi giorni non è semplicemente il festacchione di paese con le giostre e i paninari, non è solo lo scoprimento di un quadro e la passeggiata sul corso. Non deve essere necessariamente e strettamente il culto della vergine Immacolata come protettrice e guardiana della città.

Quella di questi giorni deve essere la festa di ogni cittadino di Bitonto, di chiunque ami questa città, di ogni persona che la tenga talmente a cuore da poter sentire sue le parole che, secondo la leggenda, la Madonna disse al generale Montemar: "Non oltraggiare questa città, perché è la pupilla dei miei occhi ed i cittadini sono figli miei!".

Il culto, in questo senso, può anche passare in secondo piano, così come la leggenda, così come la storia. Se ogni singolo cittadino sposasse quelle parole e le ricordasse ogni giorno, ci sarebbe sempre una piccola festa patronale quotidiana. Ogni giorno quel singolo cittadino diventerebbe, nel suo piccolo, un 'patrono' della città, il suo guardiano.

I fatti però, purtroppo, ad oggi dicono altro. La festa provoca sì sentimenti forti nei cittadini, ma molti di questi affrontano la festa in modo totalmente passivo e disinteressato, solo perché ci sono le giostre e i palloncini e lo zucchero filato, e altri sembrano trovare pochi riscontri pratici e concreti da parte della comunità. E ogni individuo, più che ergersi a piccolo guardiano civico, decide di abbracciare più facilmente una politica in stile Harry Potter: la politica dell' expecto patronum, traducibile in "Aspetto un protettore".

Che, parafrasando, è un concetto sempre più frequentemente discusso e affrontato nella politica e nella comunità bitontine. Si aspetta sempre l'aiuto dall'esterno, come se dall'interno si fosse inermi, inetti, incapaci.
Eppure la città riesce, in modo silenzioso, a reagire anche da sola. Basti pensare a 'Cortili Aperti' dello scorso weekend, in cui non hanno semplicemente vinto il turismo o i numeri, non ha vinto il marketing territoriale. Ha vinto la bellezza, in modo disarmante.

E quella stessa bellezza, in ogni sua forma, può e deve proteggere questa città, ogni giorno. Anche quando è brutta, anche quando è sporca, anche quando è corrotta e insanguinata.
Quella bellezza è parte di ogni cittadino di Bitonto, e sta ad ognuno proteggerla a sua volta nel modo migliore. Anche senza ausilio di artefatti lussuosi. Senza magia, senza expecto patronum. Senza rimandare, senza aspettare un protettore, ma diventandolo.
E non solo durante i pochi, gioiosi giorni delle Feste Patronali.
Ma ogni, santo, giorno.