Episodio 3.3: Hell's Kitchen

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione
12 maggio 2016

Episodio 3.3: Hell's Kitchen

'Beati monoculi in terra caecorum': viaggio tra Hell’s Kitchen, terre di ciechi e Terre dei Cachi.

Esiste un proverbio di origine medievale che dice: "Beati monoculi in terra caecorum", tradotto spesso nella forma "nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo è il re". E il paese dei ciechi non può che rimandare a Hell's Kitchen, il malfamato quartiere di New York in cui agiscono molti supereroi dell'Universo Marvel, su tutti Daredevil, un supereroe con capacità straordinarie, ma cieco.

Per quanto l'handicap del Diavolo di Hell's Kitchen, aka l'avvocato Matt Murdock, lo limiti nell'uso della vista, questo eroe è in grado di percepire tramite dei sensi molto sviluppati la maggior parte dei delitti che imperversano nel malfamato quartiere newyorkese. E per assurdo, riesce in un certo senso a 'vedere' molto meglio dei normodotati, inermi, cittadini comuni.

La figura di Daredevil nasce da un profondo senso di giustizia di matrice cattolica del personaggio, in un contesto molto disagiato e in cui il crimine sembra aver preso il sopravvento a tal punto da sostituirsi alle figure effettive di potere, rovesciando totalmente i piani dell'etica e del vivere comune. E proprio la matrice cattolica del personaggio lo porta a farsi sì giustizia da solo, ma senza ricorrere mai all'omicidio, confidando sempre in una giustizia più grande, dalla redentiva giustizia divina alla più basilare giustizia dello Stato. Una figura inquietante, ma timorata di Dio, a cui per questo motivo non vuole e non riesce a sostituirsi.

A controbilanciare il giustizialismo morale di Devil si contrappone la figura di The Punisher, un antieroe più che un cattivo, assetato di vendetta nei confronti di qualsiasi tipo di crimine, giudice ed esecutore di chi commette un reato. A differenza di Daredevil, il Punitore si sostituisce a Dio e a qualsiasi altro organo di giustizia, considerando l'omicidio come unica via per eliminare un problema, in particolar modo i criminali e chi si pone sulla sua strada, considerando il modus operandi di Daredevil una misura provvisoria e, in quanto tale, poco utile e inefficace.

Tra i due personaggi si marca dunque un limite, una linea sottile spesso difficile da distinguere, che però fa davvero la differenza. La condanna a morte a-prioristica segna un baratro tra l'eroe e l'antieroe, tra la speranza nella redenzione e nella rieducazione dell'uno e il pessimismo dell'altro, nonostante spesso questi si battano per la stessa causa. E questo stesso limite, ultimamente, sembra essere poco chiaro anche tra di noi, nella nostra piccola Hell's Kitchen chiamata Bitonto.

In queste settimane si sta assistendo a una escalation criminale meno sanguinosa del solito, ma che vede sempre più i civili come parte lesa. La media dei furti a uffici postali, stazioni di servizio, uffici postali e simili è enormemente aumentata, condita da episodi molto poco gratificanti come lo svaligiamento dell'autobus di turisti francesi in pieno centro e un furto d'auto ai danni di una coppia di turisti spagnoli. Un ottimo spot per il turismo a Bitonto, non c'è che dire.

Ma, a prescindere dalla (grave) pessima figura commessa, è bene ragionare un attimo sulle reazioni della cittadinanza a tali eventi. E anche in questo caso, Bitonto assomiglia moltissimo a Hell's Kitchen, poiché sembra dividersi sempre più in due correnti di pensiero: la corrente Daredevil e la corrente The Punisher.

La corrente Daredevil è caratterizzata da cecità selettiva, nel senso che sembra non voler vedere, quasi di proposito, gli enormi problemi di criminalità che la città inizia a subire sempre più pesantemente. Si tratta di gente indignata ma non troppo, che sembra non voler vedere, o non voler parlare dei lati negativi, perché porrebbe in cattiva luce determinate figure e porrebbe in cattiva luce la città, amministrazione compresa. Questa corrente di pensiero, nei momenti più bui della città, spesso interviene con azioni di dubbia utilità, che spesso lasciano un sorriso con note agrodolci, lanciando campagne promozionali e iniziative sociali, tra le ultime il lancio dell'hashtag #iosonodibitonto in occasione del furto ai danni dei turisti francesi e spagnoli, a dimostrazione di un orgoglio mai tramontato per la cittadinanza, e anzi ancora più forte nei momenti più difficili (ma magari su #iosonodibitonto ci torniamo tra poco). Il tutto si traduce in un moralismo un po' contorto, in un buonismo efficace per l'animo e per la speranza dei cittadini, ma con conseguenze praticamente nulle sulla piaga criminalità. Di questi, tuttavia, vanno elogiate la buona volontà e lo spirito, spesso poco controbilanciate dall'efficacia, ma con il pregio di proporsi sempre con l'arma della rieducazione alla civiltà, anche nei confronti dei peggiori delinquenti sulla piazza. Tuttavia permane una cecità, seppur parziale, alla sfera complessiva dei problemi bitontini.

La corrente The Punisher invece è quella del cittadino incattivito dalla malavita, che vuole rispolverare l'uso dell' "occhio per occhio, dente per dente", proponendo ronde e il 'farsi giustizia da soli' per contrastare la criminalità, confidando poco o niente nelle forze dell'ordine e nell'amministrazione. Si tratta di volontari pseudo-vigilanti, di cui per ora rimane un apporto puramente 'da tastiera', totalmente virtuale ma pieno di rancore. Questa corrente non nasconde l'odio totale verso la 'razza' criminale bitontina e ne augura l'estinzione, possibilmente rispondendo al fuoco con il fuoco. Anche questi, a modo loro, soffrono di una parziale cecità, legata al non voler ammettere che possa esserci un'altra via possibile per risolvere la questione criminalità, sia nell'immediato che a lungo termine, rifiutando la possibilità che l'umanità possa riemergere, in qualche modo, dalle 'bestie' che compiono il crimine. Ponendosi, per assurdo, quasi sul loro stesso livello.

Queste due correnti di pensiero rappresentano un po' gli estremi di quelle che sono le reazioni della popolazione bitontina agli episodi di criminalità delle ultime settimane, e anche queste sono separate da una zona grigia comune piena di contraddizioni, in cui è facile cadere.

Lo sdegno e le contraddizioni sembrano tuttavia essere elementi comuni anche in altre terre di ciechi limitrofe, che in questo caso assomigliano però più alla 'Terra dei Cachi' di Elio e le Storie Tese, come Bari a proposito della rivolta degli ambulanti abusivi durante la Festa di San Nicola. Lo sdegno è nato nella popolazione barese e limitrofa perché lo scontro tra gli abusivi e le forze dell'ordine ha preso una piega più che violenta, rovinando la festa alla città. Lo sdegno è poi cresciuto quando si è realizzato che gli abusivi hanno costruito la loro difesa pretendendo diritti che a loro non sono mai appartenuti, e quindi diritti abusivi, applicando un potere sul territorio che non hanno mai ricevuto, e che al massimo si sono presi da soli, e quindi un potere abusivo, o meglio ancora un abuso di potere. Lo sdegno si è poi fermato, o meglio si è trasformato in contraddizione e vergogna per quei pochi che hanno riflettuto sul fatto che la paura del potente, del mafiosetto di turno, insieme ai centesimi regalati di volta in volta a parcheggiatori (anche loro abusivi) e paninari (abusivi, chiaramente) di turno, hanno, seppur involontariamente, legittimato quel potere abusivo, facendolo prosperare in silenzio. E questo ancora una volta perché si è voluto chiudere un occhio per troppo tempo, fino ad abituarsi a chiuderli entrambi.

Il rischio a questo punto per Bitonto, per Bari e per tutte quelle città che vivono situazioni analoghe a queste, è quella di una cecità non più selettiva, ma di comodo. Un laissez-faire pericoloso, a cui è facile abituarsi e che comporta un soggiogamento alla criminalità di qualsiasi specie, ai danni della stessa società civile. Così come è facile farsi acciecare dalla rabbia, ricorrendo a misure drastiche e prive di umanità.

Un primo, grande passo potrebbe essere quello di riaprire gli occhi, magari anche solo uno, e ricominciare a vedere. A denunciare, quando necessario. Ad agire, quando possibile. Perché i supereroi non esistono. Esistono i cittadini, e in quanto tali questi sono parte integrante della città, nel bene e nel male. E ogni cittadino, tramite piccole consapevolezze, può rendersi eroe.

A questo punto, qualcuno si chiederà cosa vuol dire essere un eroe. Giustamente. Un'ottima risposta sembra darcela Karen Page, assistente di Matt Murdock (ovvero Daredevil) nel suo studio legale a Hell's Kitchen:

"Che vuol dire essere un eroe? Guardati allo specchio e lo saprai.
Guarda nei tuoi occhi e dimmi che non sei un eroe, dimmi che non hai sopportato, sofferto, o perso le cose a te più care. Eppure sei qui, un superstite di Hell's Kitchen, il luogo più pericoloso che esista. Qui i codardi non durano a lungo, quindi devi essere un eroe. Lo siamo tutti. Alcuni più di altri, ma nessuno lo è, da solo. Alcuni si insanguinano le mani per tenere il quartiere al sicuro. Altri insanguinano le strade nella speranza di fermare l'ondata di crimine, di crudeltà, di mancanza di rispetto per la vita che li circonda. Ma questa è Hell's Kitchen. Angelo o Diavolo, ricco o povero, giovane o vecchio, vivi qui. Non hai scelto tu questa città. È lei che ha scelto te. Un eroe non vive al di sopra di noi, proteggendoci. Un eroe non è un dio o un ideale. Un eroe vive qui, in strada, tra di noi, insieme a noi. È sempre qui, ma raramente viene riconosciuto. Guardati allo specchio e vedi ciò che sei veramente. Sei di Hell's Kitchen. Sei un eroe. Questa è la tua Hell's Kitchen. Benvenuto a casa".

Sostituendo nel testo "Hell's Kitchen" con "Bitonto" il risultato non cambia, e anzi, rende più sopportabile e consapevole quell'#iosonodibitonto comparso nei giorni scorsi. E nel paese degli inconsapevoli, chi inizia ad avere un minimo di consapevolezza è un eroe.