'Così ho scoperto di essere incinta a sedici anni'

Federica Monte
di Federica Monte
Inchieste, Interruzioni Volontarie
20 maggio 2016

'Così ho scoperto di essere incinta a sedici anni'

La storia di Simona e di una gravidanza mai interrotta

"Era la mia prima volta, era lontano il pensiero di poter essere rimasta incinta. Il mio ciclo mestruale era in ritardo di una settimana, sino ad allora era sempre stato regolare, mi sono quindi detta per gioco, proviamo a fare il test". Simona ha scoperto così di essere incinta diciasette anni fa, appena sedicenne in un paese come Bitonto. "Avevo una storia con un ragazzo di cinque anni più grande di me, insieme attendemmo l'esito...quelle due fatidiche linee che avrebbero cambiato la mia vita". Adesso di anni ne ha trentatrè e decide di raccontarmi la sua esperienza.

Quando il test le segnalò lo stato di gravidanza, non volle crederci, pensò che fosse malfunzionante. Non avrebbe voluto diventare mamma così giovane. "Tanti pensieri si sono affollati nella mia mente, ma una domanda in particolar modo continuavo a pormi. - Come posso io ancora bambina avere e crescere un'altra bambina? - Per me era qualcosa di inconcepibile". Perché non avete usato il preservativo? "Con il senno di poi tutto diventa chiaro e assolutamente razionale. Diciassette anni fa si parlava molto di precauzione nei rapporti sessuali, forse più incentrati sul contagio da malattie sessualmente trasmissibili. Si affrontavano discussioni a scuola con degli esperti sostanzialmente. Mia madre stessa mi diceva di usarli, ma non si dà mai abbastanza peso a ciò che un genitore raccomanda. Non ho usato il preservativo perché non immaginavo neanche lontanamente che potesse succedere a me, e soprattutto durante la mia prima volta".

Ho conosciuto Simona anni fa, mi colpì la sua simpatia e la sua saggezza, questo suo modo di affrontare le situazioni senza paura. Ricordo ancora la mia espressione di stupore quando accennò per la prima volta di avere una figlia. Diciassette anni fa non abortì. "Sono stata convinta di abortire fino al quinto mese, quando ho fatto la mia prima visita ginecologica e la dottoressa mi comunicò che ormai non sarebbe stato più possibile. Purtroppo ho scoperto dopo che il mio compagno non era d'accordo con l'aborto e che quindi dopo tante bugie mi aveva portato ad attendere sino a quel punto per una visita ginecologica, così da non potermelo più permettere".

I genitori di Simona erano ignari della sua gravidanza, e lo sono stati fino a quando non ha partorito. "L'idea era quella di abortire senza far sapere nulla a nessuno così da portare con noi quel segreto, che sarebbe rimasto solo nostro" mentre mi parla e si accende una sigaretta, intravedo nei suoi occhi la stessa ingenuità che deve aver avuto 17 anni fa. Come hai fatto a tenere nascosta la tua gravidanza? "È stata una gravidanza vecchio stile, non ho eseguito alcuna visita ad eccezione di quella dal ginecologo. Portavo il conto del passare del tempo da sola, non sapendo dell'esistenza della settimana ostetrica. Non ho mai avuto nausee o svenimenti e questo mi ha aiutato. Avevo allontanato tutti i miei amici perché frequentarli avrebbe significato far capire qualcosa a qualcuno. Il mio corpo era cambiato e solo io me ne rendevo conto. Nessuno si era accorto del mio cambiamento, ero riuscita a camuffare il mio fisico e la bambina che cresceva dentro di me era come se avesse capito che era meglio non mostrarsi troppo".

Ascolto questa storia per la seconda volta, ma ho la stessa sensazione di incredulità che avevo avuto la prima. La vita di Simona sembra un film. Andavi ancora a scuola? "Avevo finito un po' prima perché stavo preparando gli esami per cambiare indirizzo scolastico. Ero al secondo anno di un istituto professionale e avevo deciso di passare al Liceo Scientifico. La mia vita insomma fingeva di andare avanti come una qualsiasi adolescente di sedici anni, almeno agli occhi degli altri così pareva". Quando hai partorito? "Era il 12 Agosto. All'improvviso mi sono trovata sola in casa e con le gambe bagnate. Mi si erano rotte le acque. Ero in stato di shock, stava succedendo veramente. Stavo per partorire. Ho chiamato subito il mio ragazzo. Nella sua attesa i dolori del travaglio iniziavano ad essere sempre più forti, tanto da non permettermi di stare in piedi. Mi sono sdraiata sul mio letto e per non gridare dai dolori lancinanti mi coprivo la faccia con il cuscino, nella speranza che le mie urla venissero attutite". E in tutto questo i tuoi genitori dov'erano? "Erano solo le 16.00 del pomeriggio, mia madre era a Roma per assistere mia sorella ricoverata in ospedale da mesi, e mio padre non sarebbe rientrato prima delle 21:00 a causa del suo lavoro."

Passò quattro ore agonizzante sul suo letto. Il suo ragazzo arrivò in serata e, sconvolto, decise di somministrarle degli antidolorifici, chiaramente inutili. La scena alla quale assistette il padre dovette avere del raccapricciante. Simona era in una pozza di sangue, piegata in due in bagno. "La bambina pretendeva di nascere e io non avevo neanche più la forza per respirare", è ancora scossa, "mio padre mi prese in braccio e mi portò al pronto soccorso. Poverino era ancora ignaro di tutto. Al pronto soccorso ebbi ancora un briciolo di reattività, e riuscì a dire ai dottori - Sono incinta, sto partorendo e mio padre non sa nulla - Del mio arrivo in ospedale ricordo solo la velocità con cui vedevo correre le luci del soffitto. Finalmente ero li, dove un ostetrico, allertato in precedenza del mio arrivo mi attendeva. È stato un attimo, si è posizionato sulla mia pancia e con un colpo di gomito ha fatto uscire la bambina, che ovviamente non sapevo ancora se fosse una lei o un lui". E a tuo padre cosa è stato detto in questo frattempo? "Chiaramente anche lui era nel panico più assoluto, i dottori gli dissero che mi avrebbero portato in ospedale per una sospetta appendicite. Il destino ha voluto che l'ostetrico fosse un vecchio amico di mio padre, che mi riconobbe subito al mio arrivo. Purtroppo è stata sua la responsabilità di uscire dalla sala parto e avvisare mio padre che era diventato nonno". E tua madre? "Mia madre era distante chilometri e chilometri, lo ha saputo tramite una telefonata. Me ne dispiaccio ancora molto. Durante la notte mio padre, l'andò a prendere e la mattina successiva erano li davanti al mio letto d'ospedale, che ancora non credevano ai loro occhi. Ho visto per la prima volta piangere mio padre ed il mio cuore si è lacerato. Mia madre tra le lacrime è riuscita solo a dirmi - se me l'avessi detto ti avrei aiutato io -. Ho sentito solo in quel momento crollarmi addosso tutto il peso del mondo. Avevo deciso di tenerli fuori da quella situazione per proteggerli e invece loro in realtà erano gli unici che avrebbero potuto aiutarmi".

La sua vita da quel 12 agosto non è più stata la stessa, ma con coraggio si è assunta le sue responsabilità, mentre il suo ragazzo – dopo aver riconosciuto la bambina e averle dato il suo cognome -, ha deciso di sparire e di disinteressarsi sotto tutti i punti di vista della bambina, non prima di creare dei dissidi giudiziari. "Lui ha perso la patria potestà e gli è stato attribuito un mantenimento minimo di 250€ solo per la bambina ovviamente, che altrettanto ovviamente non ha mai dato. Nel frattempo sono passati 17 anni in cui mi sono dedicata a mia figlia e al nostro meraviglioso rapporto".

Simona nel frattempo si è diplomata, si è iscritta all'Università e ha subito iniziato a lavorare per sollevare i suoi genitori da ulteriori spese, perché provvedono a dare vitto e alloggio ad entrambe. È una donna forte e coraggiosa. "Continuo a pensare che non sia giusto diventare madri così giovani e se c'è la possibilità di evitarlo, è bene farlo. Ma è anche giusto capire che dipende dalla volontà di ognuna di noi, bisogna essere consce e prepararsi a quelle che sono le grandi responsabilità alle quali si va incontro". Ci stiamo per salutare, abbiamo camminato e chiacchierato per ore. Sua figlia è appena arrivata. Le dico sorridendo "hai la stessa faccia di tua madre". Io le conosco entrambe e insieme sono splendide. "Nonostante tutto mia figlia è la cosa più bella che mi potesse capitare".

 

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