Quelle domeniche al Cinema

Carmela Loragno
di Carmela Loragno
Cultura e Spettacoli, Quella bugia necessaria
20 aprile 2016

Quelle domeniche al Cinema

La settima arte nel racconto del professor Nicola Pice

Abbiamo voluto fare un viaggio indietro nel tempo, negli anni in cui non era solo il Cinema Coviello a proiettare i film, e l'Odeon non era solamente un posto per adulti. Abbiamo voluto ricordare il periodo fiorente per la cultura bitontina, durante il quale Bitonto era meta per i suoi cittadini e per quelli delle città viciniore che volevano trascorrere una serata in compagnia di Wim Wenders o Ettore Scola, giusto per citare i primi nomi venuti in mente, ma a cui ne seguono tanti altri.
E a raccogliere l'invito sono stati il professor Nicola Pice e il regista Enzo Piglionica, che in un accorato racconto del passato, ci hanno restituito un importante spaccato di quegli anni, ma soprattutto un momento molto particolare della loro vita e del percorso professionale.
Lasciatevi allora incantare dai ricordi precisi e puntuali del professor Pice e dai ricordi personalissimi e dalle sensazioni lasciate dal Cinema sul regista Piglionica, che arricchisce il suo racconto anche degli scatti fotografici ispirati proprio dalle proiezioni di quegli anni.

 

La domenica per i ragazzini di sessant'anni fa era davvero un giorno atteso, era il giorno in cui si andava al cinema, il glorioso Galleria. Quelli erano i tempi dei drammoni popolari strappalacrime, capaci di suscitare emozioni forti anche nei cuori di pietra, e delle storie di sceriffi e pirati, impastate con scoppiettio di proiettili e luccichio di spade, di indiani che assalivano carovane e fortezze e puntualmente venivano massacrati dalla carica dei “nostri”, tra un tripudio di folla accorsa per vedere con sole quindici lire non una ma due pellicole ad un vecchio cinema paradiso, magari  compresa nel prezzo, anche una gazzosa. Il che scatenò tra i gestori dei cinema bitontini una serratissima concorrenza condotta colpo su colpo con continui ribassi del biglietto, fino a che uno di essi si dichiarò addirittura disposto a offrire lo spettacolo gratis, e con l’ulteriore omaggio di un panino imbottito ad ogni spettatore; per l’ovvia gioia del pubblico, a quel punto non più pagante.

Era giunto il nuovo cinema Coviello, e con esso il primo film in cinemascope e in technicolor, La tunica, storico kolossal spettacolare per i suoi colori ed emozionante per le sue sequenze narrative e venne un film di una bella domenica sera del 1955, La bella mugnaia: una giocosa storiella di una coppia di mugnai ai tempi della dominazione spagnola nel Sud d'Italia, un racconto ricco di intrecci e di equivoci, con spiate dalla serratura e scambi di persona, che divertì non poco un pubblico che gremiva sino all’inverosimile un cinema ormai stipato in lunghe file di posti in piedi, con persone che si asserragliavano fittamente lungo la platea. Giganteggiavano in cima al Corso totem riproducenti gli interpreti delle pellicole più reclamate, il Maciste di Steve Rees (stevrist nella vulgata popolare), la sceriffa Tina Pica.

Non c’è più il vecchio cinema costruito nel primo dopoguerra, il politeama Traetta con la sua bella programmazione, anzi non se lo ricorda quasi nessuno, solo quelli che lo rimpiangono. 

Sul giardino alla sinistra del prospetto del palazzo che fronteggia il Municipio  nel primo dopoguerra venne costruito il politeama “Traetta” , non solo un grande cinema, ma all'occasione una grande sala per concerti musicali e pubbliche conferenze (qui si celebrò il bicentenario della nascita di Traetta, alla presenza di Francesco Cilea che parlò della musica del riformatore del melodramma e sempre qui il 5 luglio 1942 il maestro Biagio Grimaldi diresse lo Stabat Mater di Traetta, la sinfonia della Didone abbandonata e altre arie traettiane, qui Salvatore Quasimodo il lunedì della festa dei Santi Medici del 1965 tenne un memorabile discorso sulla Lingua poetica della Scuola siciliana e degli Stilnovisti rivolto agli studenti del Liceo classico-scientifico), qualche volta anche palco per spettacoli teatrali, se ne ricorda uno di Peppino de Filippo..

I cinema oggi sono due, ma sino a qualche anno fa se ne contavano diversi altri. Agli inizi del novecento vi era uno mobile in piazza Marconi e si rifiutò l'assenso per un altro:il diniego  - era il gennaio del 1913 -fu opposto dall’Amministrazione Comunale alla richiesta di installare un cinema in struttura lignea sul lato sud della piazza XX Settembre, temendo che la costruzione di una baracca in legno per uso di rappresentazioni cinematografiche avrebbe deturpato la veduta d’insieme di quello spazio pubblico e costituito un rischio di incendio per i fabbricati circostanti, ma soprattutto perché s’avvertiva il pericolo “che le rappresentazioni potessero produrre distrazioni facili ad intendersi agli alunni delle scuole comunali, specialmente serali, allocate in Sant'Agostino”. Addirittura nel febbraio del 1914 ci fu la richiesta da parte di Buonamico Domenico di impiantare un cinema nella frazione di Santo Spirito "per assecondare i desideri della colonia villeggiante per un pubblico trattenimento" e la Giunta comunale dette l'assenso. 

E' incredibile l'esercizio della censura, come si registra negli atti dell'Archivio Storico Comunale:nel 1914 sono ritirate le pellicole di questi film: Sull'orlo dell'abisso; I briganti di Parigi; Orfanella dell'assassinata; Romanzo di una chanteuse;  Funebre profezia; Mistinguett e Krauss nterpretano la maliarda". Proibito il film Falsa accusa "perchè in esso figura un tenente fanteria italiano che è pubblicamente schiaffeggiato in festa da ballo ed in seguito, avendo alla sua dipendenza sotto le armi lo schiaffeggiatore, dopo avergli usato brutale trattamento lo accusa falsamente di un grave reato per il quale il soldato è condannato alla fucilazione da cui all'ultimo momento viene salvato": insomma la morale deve essere salvaguardata.

Nel primo dopoguerra si realizzarono due cinema chiusa e un'arena per i mesi estivi: uno era allogato nel Teatro Umberto con 500 posti con modifiche strutturali effettuate senza autorizzazione - furono tolti i tramezzi ai palchi di prima e seconda fila, trasformando lo spazio relativo in anfiteatro con sedie mobili -  l'altro era il cinema "Traetta" con i suoi 1100 posti. A marzo 1938 si registra una richiesta di Ciocia Giuseppe per ottenere un finanziamento per la costruzione di un nuovo cinema, ma anche questa fu denegata dalla Giunta, convinta che "un nuovo cinema rappresenterebbe una dispersione di energia e di capitali... quando i cinema sono troppi in una data città, ne viene necessariamente una violenta lotta di concorrenza che si risolve in un danno per tutti".

Agli inizi degli anni sessanta c'erano il cinema Galleria, il cinema Traetta, il cinema Coviello, il cinema Odeon, per qualche tempo funzionò un cinema arena accanto all'ufficio postale centrale di via Garibaldi, mentre un altro su via Tasso visse una brevissima stagione. Il cinema della parocchia di san Leucio merita una menzione per i suoi meriti di cineforum e anticipazione dei tempi sulla funzione formativa che un cinema parrocchiale poteva produrre. Oggi i sopravissuti restano solo due, ma il cinema ha un grande compito, quello di concorrere alla formazione umana e culturale della persona. E il pubblico giovane va in tal senso istruito nelle scuole, perché la funzione del cinema in sala rappresenta un momento centrale nella vita sociale e culturale di una città e di una comunità locale, determina una opportunità di scambi e attività culturali, favorisce l'aggregazione di vecchie e giovani generazioni, come accadeva negli anni sessanta/settanta. Naturalmente parlo di film ben realizzati, non di sottoprodotti filmici a puro scopo commerciale o di cassetta.

 

Nicola Pice