'Porno Agape': il primo poemetto di Matteo Vacca

Filippo Lovascio
di Filippo Lovascio
Cultura e Spettacoli
06 aprile 2016
Photo Credits: Federica Crudele

'Porno Agape': il primo poemetto di Matteo Vacca

È stato presentato alla Biblioteca Comunale di Bitonto

“Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole”. Questa frase di Pablo Picasso ben chiarisce il clima che la sera dello scorso 5 aprile si respirava nella Biblioteca Comunale, dove il ventenne Matteo Vacca, giovane promessa della poesia a Bitonto, ha presentato il suo primo libro, “Porno Agape”. Il giovane poeta, al secondo anno di Lettere Classiche presso l’Università di Bari, ha partecipato lo scorso anno al concorso “Talento da Poeta” indetto dalla Secop Edizioni, che ha dato la possibilità a Matteo, che è risultato uno dei migliori, di pubblicare un suo scritto. “Questo è un poemetto” ha precisato Nicola Pice, tra gli ospiti della serata - assieme al direttore del Da Bitonto, Mario Sicolo, moderato dell'incontro -, che ha scritto l’introduzione a questo lavoro prematuro, ma che dalla forma e dai contenuti rivela una cultura e una riflessione profondissimi. “Matteo merita un discorso di grande attenzione, perché la sua non è una poesia come le altre, necessita anche per me più di una lettura approfondita”

Quella del poemetto è un’idea precisa di costruzione del testo, che gravita intorno ad una meta che si raggiunge o si cerca di raggiungere. Il titolo è di per sé rivelatore di un libro che ha il suo tema centrale nell’equivoco, nella sorpresa, nella rottura degli schemi. “Porno e agape sono due espressioni dell’amore per i Greci” ha spiegato Matteo, “che sono completamente diverse. Se l’eros è il soddisfacimento del desiderio individuale, dove il soggetto e l’oggetto sono distinguibili, l’agape è l’amore per l’altro in cui l’individualità egoistica scompare, il porno è osceno, cioè fuori dalla scena, è svogliatezza del desiderio che supera se stesso, è il soggetto a diventare oggetto e l’oggetto a diventare soggetto. Soggetto e oggetto non sono più differenti, non si distinguono più, si sono dimenticati di loro stessi. Il porno è anche poesia prima, la più ancestrale di noi, perché l’uomo, quando nasce, è osceno, è fuori dalla scena della propria esistenza, non si ricorda quando è nato o come è nato e ciò che è allora osceno è anche ancestrale. Omero è porno, è osceno: la poesia prima è quella della voce, del suono, della fonè, questa è prima su tutto. Se nella Bibbia leggiamo In principio era il logos, io dico che in principio era l’odè, il canto”

 

 

In quest’opera, in cui il classicismo è solo un lontano ricordo “lasciato per battere strade mai percorse” ha commentato Pice. Altro tema importante è il ricordo, la mneme, legata all’eterno ritorno e alla ricerca dell’Eterno. “Dobbiamo ricominciare ad ascoltare” ha aggiunto Matteo, “perché abbiamo parlato sin troppo. Per aver così tanto parlato, ci siamo dimenticati della fonè, della parola, del soma, cioè il corpo. L’eterno ritorno non è da intendersi come lo ha pensato Nietzsche, è invece per me il tornare a se stessi, non con la semplice memoria, come diceva Platone, ma con il ricordo di tutto ciò di cui abbiamo abusato e di cui abbiamo perso il significato più profondo. Il ritorno all’originalissimo è Dio, il ritorno è essere finalmente presenti a noi stessi, cioè essere presenti a Lui”.