La Belle Èpoque parigina al Teatro Traetta

Federica Monte
di Federica Monte
Cultura e Spettacoli
11 aprile 2016

La Belle Èpoque parigina al Teatro Traetta

'Mi chiamano Frou Frou' è andato in scena nell'ambito della stagione di prosa

La Belle époque parigina rivive nello spettacolo "Mi chiamano Frou Frou", andato in scena lo scorso sabato nella cornice del Teatro Traetta. La piece, ideata e diretta dal soprano Maria Grazia Pani - anche interprete - è ripresa dal libro TeatrOpera di cui lo stesso soprano è autrice: progetto nato con l'intento di rendere maggiormente fruibile l'opera lirica nella società contemporanea, partendo da una decostruzione dello stesso melodramma.

In primo piano le vicende di Frou Frou, interpretata da Giusy Frallonardo, una chanteuse, che in realtà si chiama Mimì come la protagonista dell'opera pucciniana de La Bohème, che si guadagna da vivere cantando, ballando nel cafè-chantant Chez Maxim. Ama il conte Danilo, aka Giovanni Guarino, un irresistibile casanova, che di amarla finge soltanto, mentre si lascia distrarre da tutte le grisettes. Le tinte leggere dell'Operetta colorano la scena, si ascoltano infatti arie famose, tutte impeccabilmente eseguite, provenienti da "La Vedova allegra", "Il Paese dei Campanelli", "Il Pipistrello" e «Sangue viennese".

In questo tripudio lirico, la trama principale si snoda in vari sub-plot come quello che vede emergere l'amore a lieto fine tra il cameriere Mathieu, possente baritono Alberto Comes, e Joujou interpretata da Paola Leoci, o ancora l'ambizione sfrenata di Lo lo, che diventerà una ricca ereditiera dopo il matrimonio con un anziano aristocratico, durato solo una settimana. Stanca di dividere il suo amore con le altre, Frou frou lascia il conte e si innamora, questa volta ricambiata, di un giovane fornaio che le prepara tutte le mattine pagnotte di pane a forma di cuore. Per la giovane donna vince l'amore senza fronzoli, senza materialismi. Non sedurrà più per qualche cadeau.

La scena minimal, è arricchita da un pianoforte a coda, suonato deliziosamente da Raffaella Migallo, e ricrea efficacemente quella che doveva essere l'atmosfera di questi luoghi ludici e persuasivi, in cui l'amore si confondeva col piacere. Il testo è leggero, comico, a tratti melodrammatico e lo sfondamento della quarta parete è utilissimo a destabilizzare lo spettatore che non sono guarda ma si sente protagonista. L'Operetta e le sue emozioni patinate arrivano con tutta la spensieratezza che meritano.