Episodio 3.2: Elogio della pigrizia

Rocco D'Ingillo
di Rocco D'Ingillo
Lo spoiler, Terza Stagione, Referendum Trivelle 2016
21 aprile 2016

Episodio 3.2: Elogio della pigrizia

Analisi semi-seria della domenica 17 aprile 2016-tipo dell’astenuto inconsapevole

Yaaawn. Domenica. Domenica mattina. 17 Aprile, credo.
Che ore sono? Sento solo odore di pasta al forno/lasagna, l'equivalente domenicale del caffè. Sarà mezzogiorno. Mi alzo.
Cammino per casa come uno zombie, ancora in piena fase da afasia da sonno.
Caffè, ho bisogno di caffè. Ieri ho fatto serata, devo riprendermi senza dare nell'occhio.
Faccio colazione mentre scorro la home di Facebook. Sembrano tutti parecchio agitati. Ah sì, il referendum.

Quello sulle trivelle. Non ho capito una mazza di 'sto referendum, magari se mi va più tardi vado a votare. Se mi va. Mi telefonano per farmi un giro, un caffè credo. Un altro. Ma sì. Magari mi porto la tessera elettorale così faccio un salto a votare. Però pensandoci non ho la minima idea di dove si trovi la mia tessera elettorale. E non ho ancora capito cosa devo votare. Magari dopo.

Mi stanno aspettando e non ho voglia di rovistare qua e là. Anche perché è domenica, e domani è lunedì. Datemi tregua. Caffè in centro, poi facciamo un salto al centro scommesse ché oggi stanno le partite e gioco qualche schedina. Arriva l'ora di pranzo, torno a casa. I miei nonni mi chiedono se sono andato a votare, perché loro ci sono andati. Anche i miei genitori, credo. Mi sollecitano ad andare più tardi, per tenerli contenti gli dico di sì.
Ma penso di non andarci, tanto non cambia niente. 'Sti politici so' tutti corrotti, trivelleranno comunque, il mio voto non vale niente. Uno più uno meno, che importanza fa?

A tavola discutono animatamente a proposito del fatto che probabilmente non si raggiungerà il quorum e che la legge resterà tale e quale, anche se sembra che abbiano un po' tutti le idee confuse su cosa verta effettivamente il referendum. Sono però tutti d'accordo sul votare Sì. "Per il nostro mare", dicono.
E a proposito di mare, c'è un sole incredibile oggi. Magari più tardi faccio un salto al mare con gli amici. Ma è domenica, assoluta priorità a divano e partite per saziare la papagna post-pranzo domenicale. Infatti entro in uno stato semicatatonico, da cui mi risveglio che è già quasi tramontato il sole.

Trovo diciotto chiamate perse, i miei amici stanno facendo aperitivo in spiaggia. Li raggiungo subito.
Il mare è meraviglioso, la luce del crepuscolo enfatizza anche gli odori. C'è parecchio movimento di ragazzi, parecchi parlano del referendum. Anche qui le idee però sembrano molto confuse. Sento un hipster di quelli convinti che si è astenuto consapevolmente per qualche ragione che non ha capito nemmeno lui, ma fa figo a quanto pare. Magari uso pure io 'ste minchiate per giustificare i saldissimi principi morali per cui non sono andato. Non posso mica andare in giro a dire che non mi andava e che non volevo stressarmi a cercare la tessera elettorale, eh.

Però magari dopo un salto lo faccio, se avanza tempo. Nel frattempo faccio una foto al tramonto e la metto su Instagram con qualche hashtag figo. Magari scrivo pure due cazzate sul referendum così credono pure che so' andato a votare "per il mare", pare prenda consensi anche quello. Tanto non saprà mai nessuno se ci sono andato o meno.

Torno a casa intorno alle 21. I miei sono preoccupati perché c'è poca affluenza alle urne, poi mi richiedono se sono andato a votare. Che palle. Gli dico che cerco la tessera elettorale e faccio un salto, tanto posso andarci fino alle 23. Ho due ore.
Rovisto un po' tra le mie cose e trovo la tessera elettorale, rigorosamente stropicciata, sotto la collezione di schede telefoniche che facevo tipo vent'anni fa. Non ho la minima idea di come sia finita lì, nel cassetto delle cose inutili, ma vabbè.

Posso andare a votare. Ma magari prima faccio un salto in centro. Birretta, poi vado a votare e mi ritiro, penso di farcela. La birretta si prende più tempo del previsto, e un amico ci invita a casa sua per qualche partita a Fifa.

Ma sì, è domenica.

Beviamo e giochiamo, giochiamo e beviamo. Tra una pausa e l'altra fumiamo.

Guardo l'orologio: le 23:15. Troppo tardi per andare a votare.

Su Facebook stanno tutti incazzati che non si è raggiunto il quorum. Vabbè, poco male. Sticazzi proprio, non è il mio voto che fa la differenza. E poi è domenica, non voglio stress, che già domani è lunedì e non ci voglio pensare.

(Non perché faccia chissà cosa il lunedì, è che il lunedì è uno status mentale negativo in generale, quindi fa stare male anche me di riflesso).

E poi nessuno sa che non ci sono andato a votare, nel dubbio ho anche messo la foto del tramonto pro-referendum su Instagram. L'ho anche condivisa su Facebook per avere i big likes. Sono inattaccabile sui social, quindi va bene così. Anzi tra un po' metto anche un post in cui faccio la parte dello sdegnato.
Se poi mi sgamano che non sono andato a votare faccio la parte dell'astenuto consapevole, che sembra funzionare abbastanza bene.

Anche se poi non è vero, perché tanto trivellano comunque, con o senza referendum. Con o senza il mio voto.
Perché comunque decidono sempre tutto i politici, quegli schifosi corrotti.
Questo Paese non cambierà mai, con o senza il mio voto.
Specialmente di domenica, che non mi va di fare proprio niente, figurati se devo andare pure a votare.